Paris Haute Couture PE 18: #day3

Dal 22 al 25 Gennaio sfilano a Parigi le collezioni Haute Couture Spring/Summer 2018
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Si è conclusa oggi la rassegna Paris Haute Couture, centro nevralgico dell’Alta Moda sartoriale. Qui nascono le grandi opere che calcheranno i Red Carpet o gli eventi Gala più importanti. Sebbene i reali fruitori di questi abiti sensazionali si riducono ad una ristretta elite, nulla ci vieta di contemplarne l’estro creativo e l’abilità sartoriale.

Per introdurre la collezione presentata dal duo Viktor&Rolf, partiamo da un concetto quasi filosofico: siamo tutti fatti della stessa pasta, siamo composti da atomi e molecole, siamo tutti fatti di acqua, eppure, l’impressione di questi elementi crea individui totalmente diversi l’uno dall’altra, unici. Allo stesso modo, Viktor Horsting e Rolf Snoerenil partendo da un unico tessuto, il satin, creano una sfilata eccezionalmente variegata, creativa, teatrale e multicolor! È davvero maestrale la lavorazione di questo tessuto che appare sempre diverso: può essere intrecciato creando un fabric variopinto dal pattern geometrico, arricciato, plasmato fino a diventare un fiore.

“Questa si che è Alta Moda!” ha affermato Donatella Versace dal front row della sfilata Valentino firmata da Pierpaolo Piccioli. Non parliamo solo di Couture con la C maiuscola, ma anche del momento più commovente dell’intera rassegna parigina: ciascun abito porta il nome del sarto che lo ha realizzato. Pierpaolo Piccioli ha voluto puntare i riflettori su chi, da dietro le quinte, realizza a mano queste spettacolari opere. Li consideriamo sconosciuti, eppure, nella realtà dei fatti, sono proprio questi sconosciuti il vero cuore pulsante dell’Alta Moda. È una gran prova, per un direttore artistico, quella di separarsi dal proprio ego per dare il giusto merito a chi, con tanta passione, realizza ciò che tanto amiamo e bramiamo. Il capo che più ci ha colpiti è il pantalone sartoriale: diventa adesso sostituto della gonna per i grandi eventi. Non tutte si sentono principesse, ma ciò non significa che non debbano sfoggiare grande eleganza. Fiocchi giganti, rosso Valentino, piume, ruches, stampe floreali sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano questa collezione dinamica. Unica pecca? Volumi fin troppo esagerati che non esaltano il corpo femminile. L’abito sovrasta la donna: una cosa che il Maestro Valentino non ha mai lasciato che accadesse.

“Ho moltissimo rispetto per la cultura dei nativi americani. Senza di loro, non saremmo qui. Ci hanno lasciato un vastissimo Heritage di arte e bellezza” queste parole del designer libanese Zuhair Murad, sintetizzano a pieno il mood della sua nuova impeccabile collezione. Se amate la cultura etnica, in particolare i Navajos o i Sioux, vi innamorerete di queste peculiari creazioni, che uniscono, al lusso, uno spaccato di folklore. I classici motivi geometrici dell’America centrale sono tracciati da scintillanti cristalli, ricami, piume, tuniche leggere, trasparenze sensuali, scollature a V profonde, crop top intarsiati, frange e ricami che riproducono la flora del deserto.

Elie Saab, presenta uno dei fashion show più riusciti della rassegna per grazia, bellezza, mood, palette cromatica ed effetto wow. Traendo spunto dalla Parigi degli anni ’20, veste le donne di tuniche leggere e trasparenti, ricoperte da intricati intarsi di cristalli e piume. Il color Champagne predomina sulla collezione, insieme al rosa cipria, al nero e ad una particolare tinta di azzurro pastello. Si legge anche un chiaro riferimento all’Art Nouveau, al gusto esotico degli anni ’20 con le sue influenze medio orientali. C’è la seduzione del “vedo non vedo”, il desiderio di lusso e abbondanza, le luci dei cabaret sull’effetto sparkle degli abiti. Dieci e lode: nessuna donna potrebbe resistere!

Chiudiamo il nostro sunto della giornata di ieri, con due designers che sono sfuggiti dalla “comfort zone” per esplorare il sentiero della sperimentazione. Il primo è senza dubbio John Galliano, che ci propone un esperimento ottico, frutto di una riflessione sul tema social media e smart-life. Esiste la realtà che guardiamo con i nostri occhi e, dall’altro lato, la realtà filtrata da smartphone e tablet. Ciascuno tragga le proprie conclusioni riguardo il lato più “filosofico” di questo tema, parliamo invece dell’esperimento “pratico” portato in passerella dal visionario artista che firma la collezione Maison Margiela: il poliuretano, se fotografato con flash, riflette una luce arcobaleno. Il designer ha invitato gli ospiti della sfilata ad accendere i flash e scattare fotografie a più non posso: ed ecco che gli abiti si colorano! Standing ovation!

Il secondo designer dalle scelte estetiche innovative è Jean Paul Gaultier che ri-attraversa l’optical, portandolo indietro dagli anni ’60. La scenografia riproduce un turbine di black&white, così come gli abiti, che al sol guardarli gira la testa. Ci viene in mente un possibile e, soprattutto, ironico fil rouge all’interno della collezione, guardando la stampa con i funghetti: non erano forse allucinogeni? Si, perché di psichedelia ne vediamo tanta! Cosa ci ha fatto innamorare? Le New Geisha con tinte neon, assolutamente lisergiche! Non è il primo fashion show in cui notiamo una strizzata d’occhio ai fab ’60, quelli glamour di Twiggy e della Swingin’ London. Non sarà che presto i mid seventies verranno rimpiazzati dal fascino dell’epoca beat?