FNM book – “La fuga degli insonni” di Michele della Rocca.

Una società in declino che vive il mondo passivamente
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Con “La fuga degli insonniMichele della Rocca è al suo primo romanzo. Uno sguardo al presente e al futuro, anno 2043, Italia, quando la società potrebbe già essere in declino, insonne e passiva dinnanzi agli eventi che accadono nel mondo. I volti asettici della gente vanno dritti per la loro strada, con i paraocchi e rara intelligenza critica. Vengono immaginati dall’autore come larve assoggettate dall’alto, inermi, accanto ad una ristretta cerchia di persone ancora in grado di pensare.

La trama è futuristica: la maggioranza della popolazione, punta dalle micidiali mosche Kisser, è ridotta allo stato di larve, mentre il corrotto Dipartimento Emergenze escogita soluzioni apocalittiche. Un gruppo sgangherato di sopravvissuti, braccati da militari ferocissimi dotati di armi micidiali, tenta la fuga verso il mare e la libertà.

Si tratta di un originale romanzo “civile” che ci propone uno sguardo satirico sul degrado del presente e si appella alla nostra capacità di restare “insonni”, di conservare cioè capacità di sdegno e intelligenza critica. Ogni lettore potrà assegnare alle pervasive mosche Kisser i connotati che vuole, ma sarà catturato dal ritmo trascinante della narrazione, sapientemente scandito sui tempi di una fiction televisiva.

Lettura vivamente consigliata!

Estratto.

Roma, 19 settembre 2043, ore 06.34Nik osservava il cielo dalla sua stanza.
” Con il braccio destro appoggiato alla finestra, la fronte contro il vetro, espirava con forza per vedere il vetro appannarsi, fissando un punto imprecisato dell’orizzonte.
Aspettava l’alba.
Sapeva che avrebbe visto spuntare il sole esattamente tra l’antenna satellitare ingiallita dal tempo e la cupola attorcigliata di Sant’Ivo alla Sapienza.
In cuor suo sperava che il sole quel giorno non sorgesse.
Un altro inutile, lungo giorno lo aspettava, e un’altra notte insonne.
Mosse le labbra mormorando una preghiera.
Stai lì. Non sorgere. Stupiscimi.
Ma il sole lo deluse ancora una volta, spuntando esattamente tra la parabola e la cupola di Sant’Ivo.
Che noia.
Chiuse gli occhi.
E poiché sapeva che il silenzio assoluto non esiste, si mise ad ascoltare.
In un primo momento, niente.
Poi, lentamente, ecco il rumore del proprio respiro.
Poi il rumore del battito cardiaco.
Infine, in lontananza, il sibilo tenue delle bombole di Tripanoskill collegate al sistema di aerazione della clinica.
Istintivamente passò l’indice sulla sigillatura della finestra.
Percorse con il dito tutto il bordo, fino ad arrivare alla targhetta posta nell’angolo in basso a sinistra.
“Sigillatura ermetica in pasta di silicone particellato. Data sigillatura: 20 giugno 2043”. Con il timbro del Ministero della Sanità. Dipartimento Epidemie e Malattie Infettive.
Non ci avevano capito un beneamato fico secco fin dall’inizio, pensò.
E nei successivi tre mesi ci avevano capito ancora meno.
Il sole, quel maledetto crumiro, era ormai arrivato oltre la cupola di Sant’Ivo.
L’alba. Ancora una volta.
Nessuna sorpresa, nessuna novità.
E sì che negli ultimi tre mesi ce n’erano state di novità.
Roba seria. Roba da film anni Settanta di serie b, per non dire di peggio. Un horror a basso budget e tante scene splatter.
20 giugno 2043… l’ultimo giorno in cui quella finestra era stata aperta.
In cui tutte le finestre della clinica erano state aperte.
E le porte. Si entrava, si usciva, si andava e si tornava.
Si andava al parco. Si andava al bar. Si beveva l’aperitivo.
Si guardavano le ragazze. Si guardavano le signore e si facevano commenti. Si rideva e ci si arrabbiava, si scherzava e si parlava seriamente.
Ma poi si moriva.”