L’uomo che inventò i colori della moda: Tiziano Vecellio fra arte e Haute Couture

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Principe degli artisti, ed artista dei principi, raffinato ed aristocratico nel suo proporsi al pubblico e ai nobili committenti che lo avevano eletto a ritrattista ineguagliabile, come originale e superbamente innovativa era la sua pittura, che non ha eguali in Europa e diventerà modello per intere generazioni di pittori, perlomeno fino alle pennellate filamentose di Renoir ed agli abissi cangianti di Rotko, passando per Velàzquez e Goya.

Geniale ed abilissimo imprenditore del proprio talento che saprà trasformare in autentico marchio di fabbrica, Tiziano Vecellio – probabilmente l’artista più ricco dell’Europa del suo tempo – non è soltanto l’indiscusso maestro del luminismo alla veneta, ma rivela anche un sorprendente  gusto per i colori della miglior moda femminile del Rinascimento, arrivando al punto d’orientarla e ispirarla, letteralmente.

Nel celeberrimo ritratto di Isabella d’Este del 1534, capolavoro indiscusso del Kunsthistorisches Museum di Vienna, Tiziano non si limita – sia pur con folgorante maestria – a riprodurre le fattezze di quella che era stata una delle nobildonne più celebrate per gusto e passione collezionistica, oltre che come autentica influencer di moda e costume ante litteram, ma con virtuosistica sapienza effigia pizzi e ricami in filo d’oro, trasparenze di perle e fioccosità lanuginosa della stola di lince, carni candide e originalissime fogge di copricapi, sondando e testando con entusiasmo tutte le possibilità espressive offerte dai tessuti e dai gioielli, in un capolavoro che è anche e soprattutto una celebrazione del potere seduttivo e iconico di un abito che fa, senz’ombra di dubbio, la persona.

In una fastosa Venezia, ancora signora del Mediterraneo e dei suoi traffici, al centro d’uno straordinario impero mercantile che di lì a poco le nuove rotte per le Americhe renderanno obsoleto, lo splendore delle stoffe orientali, il potere delle pietre preziose e dei loro colori, le nuove fogge della moda – che nella città lagunare è ben più eccentrica e sontuosa che non nelle altre corti d’Italia – rappresentano perfettamente lo status d’eccellenza d’una città, più ancora che quello dei suoi aristocratici rappresentanti, e divengono in breve strumento di potere e d’autoaffermazione.

E Tiziano,  sempre estremamente attento alle convenienze ed alle opportunità del  Potere, che sarà nominato per i suoi meriti conte palatino da Carlo V, onore quasi inconcepibile per un artista ancora reputato, nonostante tutto, niente di più d’un abile artigiano, saprà più e meglio d’altri dar corpo ai colori ed agli emblemi immediati della nobiltà attraverso gli abiti dei suoi prestigiosi modelli, esattamente come dà prova nella magnifica Bella, titolo quanto mai esemplare per il quadro più celebrato della Galleria Palatina di Firenze.

Datato al 1536, il sublime ritratto, divenuto in breve icona indiscussa dell’arte di Tiziano, come sappiamo da tempo non effigia una fanciulla nota ma incarna un’immagine ideale di bellezza femminile, eppure il suo abito è di tale splendore che si impone quasi da solo all’attenzione dello spettatore, con l’assoluta perentorietà del capolavoro, divenendo quasi il protagonista autonomo ed eminente della tela. La spettacolare tinta azzurro lapislazzulo della veste di velluto, i ricami in filo d’oro che accendono di bagliori spalle rigonfie e corpetto, le maniche di seta in contrasto, color prugna, staccabili e intercambiabili,  “accoltellate” secondo l’uso per mostrare la candida fodera sottostante, la cintura a bossoli, gli orecchini con perle e corniole e la semplice e raffinata collana a maglie d’oro diverranno mito e modello per le donne del suo tempo, celebrando – una volta di più – proprio grazie al pennello di Tiziano, il potere di fascinazione, mai innocente o asettico, della Moda più autentica.