Intervista a Oriana Tirabassi

Il mix di tradizione ed ispirazioni orientali della nuova executive chef dell'Aleph Rome Hotel
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Un pranzo sulle terrazze dell’Aleph assieme a Leonardo Tosoni ed amici della stampa per scoprire le proposte di Oriana Tirabassi, la Chef appena rientrata a Roma dal Giappone, dopo aver fatto il giro del mondo.

Il mio piatto preferito? Il cervo senza dubbio! Nel piatto un finocchio tagliato come se fosse un’orchidea! La nostra intervista esclusiva è stata realizzata in collaborazione con Piattoriccomicificco

Facci una mappa dei posti in cui hai lavorato in giro per il mondo.

Los Angeles, Las Vegas, Miami, Francia, Germania, India, Bankok, Indonesia e Bali, Hong Kong, Middle East, Giappone e naturalmente Roma, a casa.

Fammi un elenco delle tre culture che più hanno influenzato la tua cucina.

La cultura marchigiana è parte del mio cuore, in quanto legata alla terra ed al mare. Penso che, però, l’India ed il Giappone mi abbiano dato un forte imprinting perché amo le spezie e l’India ha spezie magiche di cui nessuno può fare a meno. Soprattutto per chi ama la cucina vegetariana.

Dunque all’Aleph Hotel porti queste tre culture?

Si, soprattutto avvicinandole di più alla nostra cucina ed a quello che a noi piace. Non voglio andare troppo a trasformare i piatti, li voglio piuttosto ripulire delle elaborazioni, rendendoli più semplici, in modo da lasciare la voglia di andare avanti con il secondo piatto, il terzo, il quarto.

Nella preparazione più semplice che ci sia, ovvero quella del pane, hai inserito il pepe. Ti piace inserire ingredienti particolari in piatti semplici?

Questo pane risale alla mia infanzia. Un piatto tipico delle Marche è la pizza con il formaggio, nella quale vi è molto pepe. Tanti turisti mi hanno richiesto la “Cacio&Pepe”, per cui ho creato questo pane, per donare a questo posto qualcosa di tipicamente romano. Sicuramente questo pane andrà in contro ad un’evoluzione. È realizzato con un burro che prepariamo qui e posso dire che sia il mio ringraziamento ai romani che mi stanno ospitando in questo bellissimo hotel.

Una curiosità: quanti ravioli hai creato nella tua vita?

Tanti ed in tutti modi…addirittura anche dolci, come il tiramisù raviolo che è, nel contempo, caldo, tiepido e freddo; ripieno di mascarpone.

Parlaci del cioccolatino senza zucchero.

Sono tante le erbe dal sapore zuccherino. Il burro di cacao non è altro che una forma di burro, sempre grasso, che, con l’aggiunta di una qualsiasi di queste erbe prende l’esatto sapore del cioccolato…che non è cioccolato.

Funghi e tartufi?

Hanno il sapore di casa. Noi marchigiani siamo molto territoriali ed abbiamo la tendenza a tenere per noi le nostre specialità. Abbiamo dei prodotti eccezionali. Rispetto alle Alpi, qui, negli Appennini, il tartufo prende un diverso sapore, ma non per questo inferiore. E questo ve lo dimostrerò nel tempo.

So che sei un’appassionata di colture ed hai raccolto semi da tutto il mondo.

Sia di spezie, che di sali e semini da piantare. Per la gioia della mia nonnina dalla quale ho ereditato questo pollice verde, porterò un bell’orticello.

Lasciaci con tre piatti che dobbiamo assolutamente assaggiare.

Per primo il mio raviolo con pesce crudo; poi vale assolutamente la pena assaggiare il mio cervo, definito da molti come “un azzardo”. Poi, una cosa che arriverà presto fra le nostre tavole, ovvero un giardino di carote in tutte le versioni: dolci, semi dolci e non. Termino con un cioccolatino: sarà un dolce, un viaggio dentro il piatto.

 

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