Act n.1: l’ impavida sfida giovanile sulla passerella di Milano Fashion Week

"Non è forse lo scopo di un bello show quello di attivare emozioni contrastanti e lasciare gli spettatori con sentimenti contrastanti?".
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Quando ho iniziato a pianificare la mia prima visita alla settimana della moda di Milano, sono stata particolarmente attenta a non perdere la sfilata di Act-n1, che era nel calendario ufficiale. Questo nuovo marchio sta facendo i suoi primi passi nel mondo della moda, con la sua seconda sfilata.

I suoi fondatori hanno fatto scalpore, lo scorso anno ,come talenti emergenti quando hanno vinto “Who’s on next?”,  il concorso organizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Talents. Questi due talentuosi ed appassionati, provengono da culture diverse e lontane. Hanno sintetizzato il loro patrimonio culturale, i ricordi d’infanzia e i loro valori in una storia raccontata attraverso il ritmo della moda, dello stile, delle forme e dei colori. Precisamente, uno è Galib Gassanoff, dalla mia terra, l’Azerbaigian e l’altro Luca Lin, dalla Cina. Chi penserebbe che la fusione di queste due culture avrebbe dato vita a dei veri e propri pezzi affascinanti? Ma non è solo questo che vorrei raccontare.

Quando ho raggiunto la location della sfilata, nella solita confusione pre-show, la prima e più importante cosa in vista erano i materassi impilati nell’area centrale. Normalmente li teniamo coperti sotto lenzuola e coperte, nella parte più privata della nostra casa. Qui vengono esposti nella parte più centrale. Qualunque cosa avrebbe dovuto essere nascosta, era orgogliosamente in mostra. Il mio primo pensiero è stato: “Ok, preparati per qualcosa di veramente decostruttivo. Lo vedremo”.

Presto inizia lo show. Sì, c’erano tantissime sfumature decostruttive, come un maglione cucito insieme al tulle, combinazioni sperimentali e strati di tessuti e pezzi non abbinati; ma c’erano anche molti colori pastello, tessuti raffinati e dettagli romantici, come se i designer avessero tentato di cucire insieme ricordi lontani dell’infanzia. Caldi, commoventi, freddi e, in qualche modo, sconvolgenti. La sorpresa era nel modo in cui le modelle si facevano largo tra le pile di materassi. Delle volte passavano e andavano in giro, altre cominciavano a gattonare, rotolare o camminare sui materassi. Il modo in cui i giovani designer vedono come vengono affrontati i problemi e gli ostacoli nella vita. Questa scena era intrigante. In effetti, quelle scene erano tra le mie storie su Instagram che hanno ricevuto le risposte più contrastanti. In quel momento si pensa: “Non è forse lo scopo di un bello show quello di attivare emozioni contrastanti e lasciare gli spettatori con sentimenti contrastanti?”.

Chiunque sia in qualche modo legato al mondo della moda, sa quanto sia difficile entrare; e quanto, ancora più difficile, sia impressionare. Forse a causa della loro impavida sfida giovanile, sono riusciti ad aggiungere questo intrigante dettaglio che le case di moda affermate e rispettabili potrebbero non osare. Forse questa era la ragione per cui hanno raggiunto così tanto in così giovane età. Per me, questo è esattamente quel piccolo, segreto ingrediente nella natura del “nuovo” che lo aiuta a detronizzare il già vecchio “conformismo” che si indebolisce, sottovalutando e guardando dall’alto verso il basso questa gioventù visivamente piccola, fragile ma in rapida crescita e piena di potenziale.

 

Conclusa la sfilata, ho raggiunto il backstage per salutarli. Ovviamente erano occupati fra le modelle e le foto da scattare. In contrasto con lo show preponderante che hanno messo lì fuori, erano molto realistici, in qualche modo fragili, aspiranti designer che visibilmente stavano facendo il loro percorso con duro lavoro e dedizione, proprio come le modelle che si sono fatte strada attraverso e sopra i materassi. È stato semplicemente emozionante essere lì e vedere la scintilla nello spirito di questi giovani potenziali.

A cura di Aynura Maye