Su Instagram tutti contro Dior: la maison francese accusata di occultismo

Dior e gli Illuminati? La polemica è su Instagram!
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Eppure… alle sfilate Dior abbiamo visto moda inclusiva, femminismo, uguaglianza fra i popoli e melting pot culturale… ma qualcosa non torna. Già, qualcosa non torna se poi viene lanciata, quale immagine promozionale della nuova campagna autunno/inverno, un’iconografia forte legata al culto degli Illuminati.

Non è di certo la prima volta che veniamo bombardati da occhi circoscritti dentro le piramidi. Il mondo dell’intrattenimento, dell’arte, della moda della politica e dei media ne sono saturi. Ma la gente lo sa, ha preso coscienza. La gente sa che quel famoso occhio non promette nulla di buono.

BOYCOTT DIOR

Conseguenza ne è che la pagina Instagram di Dior, in poche ore, ha perso parecchi Follow ed è stata subissata di messaggi indignati quali “Dior è da boicottare”, “Dior era uno dei brand preferiti ed ora vengo a sapere che fa parte degli Illuminati. Smetterò di seguire questa pagina”, “Dannazione Dior! Nessuno comprerà i vostri prodotti se promuovete l’occulto”,  “Sinceramente, da oggi decido di non seguirvi più. Quest’occhio con il triangolo non è originale ed implica un’evidente affiliazione con qualcos’altro”.

“L’occhio che tutto vede”

lo stesso riportato nel dollaro americano, venne introdotto da Thomas Smith Webb nel testo massonico “Freemasons Monitor” (1797). Questo simbolo rappresenta il grande Dio architetto che vede e controlla ogni cosa. Non parliamo di un Dio Cristiano, bensì di Bafometto, una divinità occulta spesso associata alla figura di Satana. Nel tempo, con l’espansione della massoneria, questa divinità è stata sostituita da qualcosa di più terreno e meno astratto, ovvero, ad un elite di persone che controlla chi sta “sotto”. Non vi è ormai nulla di complottista nell’affermare che l’occhio degli Illuminati rappresenta i poteri forti che piegano la classe media e borghese. Coloro che risiedono ai vertici, inevitabilmente, hanno potere su chi sta alla base di questa grande società piramidale. Basti pensare al sistema bancario o all’influenza che i media ed i new media esercitano sulle masse.

Non capiamo, dunque, come mai Maria Grazia Chiuri, che ha curato la campagna, abbia deciso di rischiare con un tipo di simbologia malvista da pubblico e clientela, che, peraltro, va in conflitto con i messaggi finora portati in passerella da Dior.

 

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