Incontro ravvicinato con lo scrittore Frank Iodice

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Frank Iodice scrittore ecclettico, eccentrico, mai prevedibile. Siamo andati a trovare il simpatico autore napoletano (che vive a Parigi) in una piovosa giornata di autunno in occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo “I disinnamorati” edito da Eretica edizioni.

INTERVISTA A FRANK IODICE

Sei un autore molto attivo. Raccontaci innanzitutto di come, quando, dove scrivi (Orari, modus, dove ti trovi e in quali condizioni).

Ti ringrazio per l’attivo, e ti ringrazio per avermi fatto queste domande, alle quali mi accingo a rispondere nella maniera più esauriente possibile. Scrivo perlopiù di notte, perché le condizioni migliori per concentrarmi sono il silenzio e la solitudine, più tipicamente notturne. Oppure nelle brasserie, dove il rumore della gente e dei bicchieri, mescolato, diventa una specie di silenzio. Quando mi siedo alla scrivania, mi sento a mio agio, ma se ho una bella storia in mente, sono a mio agio in qualunque posto. Per cui non c’è una risposta precisa a meno che non voglia reinventarmi a mia volta come personaggio, con abitudini precise, tic, posizioni strane, la stessa camicia per anni. O un armadio pieno di camicie uguali, te lo immagini, sarebbe ancora più triste. Io scrivo perché ho qualcosa da raccontare. Tutto il resto è marketing, se non vanità.

Come fai a capire, giorno dopo giorno, se vivrai la tua attuale giornata da scrittore o da lettore?

Sono più le giornate da lettore, per fortuna. Quando arrivano le visioni giuste, poi, lascio tutto e passo mesi immerso in una storia. Ma non sforzo il meccanismo, è un meccanismo autonomo, oliato proprio dalla lettura, che lo mette in moto all’improvviso. Nel frattempo, leggo il più possibile.

Francia, Stati Uniti, Italia. Dopo tanti anni dove senti il tuo equilibro primario? Dove ti senti a casa?

Nonostante la scarsità di umanità e la paura costante di morire mentre vai a fare la spesa per un colpo di pistola scappato al primo imbecille, dal punto di vista lavorativo non c’è posto migliore degli Stati Uniti. Se vali, puoi dimostrarlo, te ne danno la possibilità e i mezzi. Vige la regola del “tuo successo per il mio successo”, in contrapposizione alla regola più comune nei paesi latini, della “morte tua per la salvezza dell’anima mia”. Per scrivere, invece, non mi mancano affatto gli U.S.A. Il loro è un approccio scientifico. Tra l’altro, non mi è mai piaciuta la letteratura statunitense, quasi sempre copiata dalla nostra (perlopiù usano lo schema dell’eroe greco) tranne rare eccezioni geniali e fuori dal loro tempo. I libri sembrano cartelli pubblicitari, non c’è neanche la trama in copertina, solo blurb di giornali, spesso pagati, e altri autori che si fanno pubblicità a loro volta. Una mattanza.  Quando è nata Matilda, siamo rientrati in Francia, dove ho sempre vissuto la mia scrittura in sinergia con le culture millenarie di cui luoghi e persone sono permeate. Nei volti europei ci sono storie inascoltate, è come se il nostro passato rivivesse in tutto ciò che facciamo, o, in questo caso, scriviamo. E l’Italia, infine… l’ho lasciata con il dolore degli antichi emigranti ma con la consapevolezza che, restando, non le sarei stato utile. Forse in nessuno dei paesi in cui ho vissuto c’è davvero la mia casa. Quando mi pongo domande come questa, mi viene in mente la frase di quel filosofo, che diceva, “la tua casa è dove ci sono i tuoi libri”.

Nel tuo ultimo romanzo I Disinnamorati sembri quasi voler sottintendere che innamorarsi è così facile ma così facile che diventa un’impresa difficile…. Dico male?

Dici benissimo. Innamorarsi è facile. Farsi amare è molto più difficile. Antonino ci prova, ma finisce col passare le notti a studiare la forma vaga del soffitto e chiedersi perché è tanto difficile allungare un braccio e stringere la persona che è accanto a lui e non sta aspettando altro. Anisetta, nell’altra metà del letto, sta desiderando così tanto quell’abbraccio che non riesce ad aprire bocca e chiederglielo. C’è forte dignità in ogni loro azione, una dignità che li ingabbia in scelte dolorose, ma inevitabili. Quando ho costruito questo personaggio, la domanda principale che mi ponevo era, “che cosa vuole in realtà Bellofiore? perché non è felice con lei? e perché continua a ossessionarsi con delle stupide cartoline datate trent’anni fa?” Sono tre domande in realtà, ma hanno la stessa risposta: Bellofiore si è disinnamorato, non solo in termini di coppia, si è disinnamorato della vita stessa. E quando ti rendi conto di questo, è il momento di sbrigarti, Antonino, prendi l’unica giacca che hai e corri fuori a cercarla, perché un attimo dopo Anisetta è partita, la tua casa è rimasta vuota, e lo specchio del bagno non risponderà mai ai tuoi inutili interrogativi. Poi è lui a fare una domanda chiave a me: “Quanti uomini soli davanti agli specchi ci sono al mondo in questo momento?” E mi pento di averlo creato perché ancora una volta è arrivato il momento in cui è il tuo personaggio ad analizzare te.

Tu sei mai stato un disinnamorato?

Sì.

Se dovessimo inserire un disco in sottofondo mentre leggiamo il tuo romanzo, cosa ci consiglieresti di ascoltare?

Forse un Notturno di Chopin suonato con la chitarra elettrica.

Un altro aspetto e sensazione che torna di frequente nel tuo ultimo libro è la non comunicabilità. Vuoi dirci qualcosa al riguardo?

Siamo avvolti dall’incomunicabilità. Sono sempre più le parole pensate, rimuginate, che quelle pronunciate. Viviamo nell’epoca del non detto, o detto a metà. Come quando parli con qualcuno che ami e sai che non lo rivedrai. Vorresti dirle o dirgli tante cose e alla fine parlate di stupidaggini. O prendi i momenti importanti, i colloqui, gli esami, magari le interviste come questa: non ti capita di ripensare più tardi, “quante cose avrei potuto dire e quanto meglio avrei potuto dire quello che ho detto?” Ma non è solo questo, perché a volte coi silenzi si comunica anche meglio. Non comunicabilità significa dire o fare ciò che non vuoi e esserne consapevole. Antonino è affascinato dalla solitudine e allo stesso tempo ne ha paura. Lo dimostra attraverso le sue continue contraddizioni. Soffre perché non riesce a baciarla, a dirle di restare perché con lei si sente a casa. E la vede andar via un pezzetto per volta, la lascia andare “come si lascia andare una manciata di pesci nell’acqua”. È come se a un certo punto avesse disimparato ad amarla.

Raccontaci di chi sono stati i tuoi maestri di scrittura. Raccontaci anche cos’è la scrittura per te.

Ho imparato traducendo e riscrivendo il finale dei grandi romanzi della letteratura sudamericana quando ero bambino, Onetti, Cortázar, Bolaño, Álvaro Mutis. Nei libri ogni cosa ha la sua ragione di esistere e stare in un posto preciso anziché in un altro. È per questo che iniziavo dalla fine, perché mi rendevo conto, analizzando la prima parte di una storia, che in realtà io non sceglievo poi molto, ma seguivo l’unica strada possibile. Secondo Jack London, “scrivere vuol dire vivere”. Ti permette di vivere due vite, dai due lati del foglio. La scrittura deve essere ambiziosa, mai scontata, deve stupire, dare una scrollata. Quando in passato alcuni agenti o editori mi hanno detto, “la tua scrittura è troppo ambiziosa per me”, ho capito che stavo facendo bene il mio lavoro. Meglio scrivere di più e pubblicare di meno, mi ripetevo, se il prezzo è prostituirti a un mercato vuoto e privo di fascino (che imita quello statunitense, per l’appunto: l’imitazione dell’imitazione, più triste delle camicie uguali nell’armadio). La buona scrittura risponde a domande profonde dell’essere umano, ma non scegliendole tra gli argomenti di tendenza sul web e inserendole nell’incipit, bensì per intuizione, attraverso l’esperienza che racconti, attraverso le parole e le azioni dei tuoi personaggi, in maniera naturale e originale. La parte tecnica viene dopo.

Di cosa parlerà il tuo prossimo libro?

Sta per uscire una raccolta di poesie, intitolata Nel coro dei cani sporchi, per Eretica edizioni. E sto scrivendo un romanzo che parla di come il bene può diventare male.

Contatti Frank Iodice

www.frankiodice.it

https://www.facebook.com/frankiodice.scrittore

www.ereticaedizioni.it

https://www.amazon.it/I-disinnamorati-Frank-Iodice/

A cura di Giulia Rossi

Arte-Cultura