Amedeo Modigliani e le Sirene di Montmartre – Lezioni d’Arte gratuite con il Prof. Vittorio Maria De Bonis

L’inconfondibile tratto di Modigliani
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Fascinoso e tormentato, irresistibile e fatalmente incorreggibile, dolente e luminoso, sottovalutato in vita ed esaltato in morte, Clemente Amedeo Modigliani – questo il suo nome completo – continua ad incantare anche i posteri più scaltriti e refrattari alla tragedia e al melodramma d’una esistenza bruciata interamente nel nome dell’Arte, proprio in virtù della sua iconica unicità, e della sua spasmodica ricerca d’originalità e autonomia dalle correnti figurative ed astratte più in voga nella Parigi d’inizio Secolo.

Incapace di sottomettersi all’estetica cubista dominante, inaugurata da Braque e Picasso e ormai divenuta quasi convenzionale, ed egualmente lontano dalle arditezze e semplificazioni cromatiche dei Fauves di Henri Matisse, Modigliani porta con sé e trasfonde nella sua creazione – pittorica e scultorea insieme – tutta la passione per la tradizione romanico-gotica toscana che ha imparato a conoscere e replicare.

Ritratto di Jeanne Hébuterne – 1919

Quando, a poco più di sedici anni, superata una violenta crisi emorragica polmonare, è obbligato a cercar conforto in  un viaggio al Sud in compagnia dell’amata madre, ha modo di scoprire, nelle chiese di Napoli come Santa Chiara e Santa Maria Donnaregina, le opere scultoree d’un maestro senese del Trecento: Tino di Camaino, geniale artista al servizio di Roberto d’Angiò e della sua famiglia: i monumenti sepolcrali dello scultore toscano presentano caratteristiche – e innovative, agli occhi del giovanissimo Amedeo – figure umane allungate  con tratti somatici caratterizzati da occhi dal taglio a mandorla, volti ovali affilati, piccole labbra e nasi sottili. Amedeo copia con entusiasmo quelle singolari fattezze sul suo taccuino, che diverranno, poi, indimenticabile fonte d’ispirazione per le sue creazioni future.

A distanza d’anni, a Parigi, scoprirà con emozione le opere del geniale scultore rumeno Costantin Brancusi, amico e mentore, ispirate all’arte tradizionale della sua terra d’origine, e le sorprendenti maschere africane della cultura Fang del Gabon, così incredibilmente simili ai  volti scolpiti da Tino di Camaino, rimanendone immediatamente conquistato.

Ormai parigino d’adozione, vive con abbandono ed entusiasmo gli anni d’apprendistato e di ricerca nell’antica capitale degli Impressionisti, frequentando Chagall e Picasso, Diego de Rivera e Maurice Utrillo, oltre alla pittoresca comunità di giovani poeti ribelli  che si raduna a Montmartre, mentre insegue con assoluta convinzione una sua personale via al ritratto ed alla scultura che non rinunci alla classicità della composizione di stampo figurativo toscano.


Credit: Woman with a Fan (Lunia Czechowska) 1919 (oil on canvas) by Modigliani, Amedeo (1884-1920)
Musee d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris, France/ Giraudon/ The Bridgeman Art Library
Nationality / copyright status: Italian / out of copyright

Si lega con appassionata intensità ad una giovane pittrice di talento: Jeanne Hébuterne, e con lei condivide gli anni scapigliati e trasgressivi successivi alla prima guerra mondiale, coronati dalla nascita d’una bambina, battezzata con il nome della madre, per quanto Amedeo sia tutt’altro che un genitore tradizionale e di stampo borghese. Nonostante le sue appassionate sperimentazioni, che intendono utilizzare l’arte primitiva, fondendola con la conoscenza dei macchiaioli e della grande tradizione bizantina e gotica, generando ritratti ieratici e poetici, dalle linee sintetiche e dall’esplicita attenzione ai trasalimenti psicologici del soggetto effigiato, il riconoscimento della critica, interessata quasi esclusivamente alle creazioni cubiste od espressioniste di moda, manca totalmente, spingendo inevitabilmente il giovane artista verso la depressione e una autodistruttiva fuga nell’alcool e nelle droghe.

Scomparirà a soli 36 anni, il 24 gennaio 1920, seguito l’indomani dal suicidio dell’amata compagna Jeanne, al nono mese di gravidanza e letteralmente reclusa in casa dai genitori che non intendono partecipi al funerale di Amedeo: saranno gli amici, straziati dalla sofferenza, a farli tumulare insieme nel cimitero del Pére-Lachaise come estremo omaggio e tributo d’affetto all’infelice coppia.

Appena un anno prima, nel 1919 – ormai prossimo alla morte – l’amico Pierre Auguste Renoir, titano dell’arte impressionista e sedotto come tutti dal fascino del giovane livornese, confesserà:

…Ora che sono vecchio e tormentato dai dolori alle mani, e non riesco facilmente ad addormentarmi, penso ancora come un conforto alla cosa più bella che abbia mai visto… Nevica, sulla collina di Montmartre e Lui è lì, ubriaco, e danza felice, a capo scoperto sotto la neve, dopo aver abbandonato la sua bottiglia di vino in terra.

È la cosa più bella che abbia mai visto e che riesca a rammentare: Amedeo Modigliani che danza, ubriaco, sotto la neve…