La nostra playlist è 100% black: dieci brani di black music scelti dalla redazione

Black Music Matter
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Ci scusiamo con Bach, Mozart, Puccini e Wagner, ma diciamo la verità: l’unica forma originale del ‘900 è il blues, il jazz e tutti i generi derivanti. È un dato di fatto. Gli accademici con i paraocchi dovranno rassegnarsi, prima o poi.

 

Black Music Matter

Ed è alla cultura black che dobbiamo l’introduzione di questa nuova forma. Il blues che nasce dalla sofferenza di una schiavitù ingiusta, fra le leggende dei patti al crocevia, lo scenario di New Orleans fra i fumi del proibizionismo e le Voodoo Queen. Ed ancora, con il rock’n’roll che per la prima volta spezza la separazione fra bianchi e neri, la chitarra elettrica infuocata di Hendrix simbolo di un’intera generazione di ribelli fino ad arrivare al ghetto di 2Pac.

La redazione di FNM ha scelto per voi dieci brani che raccontano la black music. Una playlist per riflettere, ma anche per… ballare!

Muddy Waters – Hoochie  Coochie Man

Capostitipi del blues sono senza dubbio Robert Johnson, Muddy Waters, Little Walter, Willie Dixon o Howlin’ Wolf, per citarne alcuni. Il blues ha anche un suo particolare gergo, derivante dallo slang del tempo. Alcuni esempi? “Cold in hand” riferito a chi non possiede denaro; “Captain” riferito agli uomini bianchi del sud che reclutavano lavoratori neri o ai direttori delle carceri; “Killing Floor” deriva, invece, dalla sala di macellazione di un mattatoio a Chicago dove lavoravano molti neri del sud e prende, così, il significato di aver toccato il fondo o di sentirsi come se si stesse per morire. “Hoochie Coochie Man”, ovvero il celebre brano di Muddy Waters, si riferisce ad un uomo dedito all’alcol (Hooch) ed alle donne (Cooch) ma anche a chi pratica il voodoo.

Billie Holiday – Strange Fruit

Questo brano scritto da Abel Meeropol ed interpretato magistralmente da Billie Holiday è un pilastro portante della black music. Una forte ed esplicita denuncia contro i linciaggi dei neri nel sud degli USA. Per “Strange Fruit” ovvero “Strano Frutto” si intende il corpo di un afroamericano che penzola impiccato da un albero: “Gli alberi del sud danno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici. Un corpo nero dondola nella brezza del sud, strano frutto appeso agli alberi di pioppo”.

Chuck Berry – Roll Over Beethoven

Siamo negli anni ’50 ed il rock’n’roll ossessiona letteralmente i giovani, siano questi neri o bianchi. Riuniti attorno alle radio a ballare. Nascosti nelle cantine ad imparare gli accordi di chitarra. Fra le 500 canzoni migliori di sempre di Rolling Stone, “Roll Over Beethoven” di Chuck Berry il cui messaggio è chiaro: il rock’n’roll ha surclassato la musica di Beethoven e Tchaikovsky!

Miles Davis – So What

Non tutte le famiglie afroamericane hanno origini umili o storie tragiche. È il caso di Miles Davis, nato da una famiglia benestante: figlio di un dentista di St. Louis e di una pianista. Dopo il diploma Davis si trasferisce a New York dove viene in contato con la stimolante scena dei nightclub jazz della grande mela, prendendo parte alla rivoluzione bebop. Immaginate le lunghe jam session con musicisti del calibro di Charlie Parker e Dizzy Gillespie? Per il suo grande estro e la sua originalità si afferma come indiscussa pietra miliare del jazz, inventore di sottogeneri quali il cool jazz, l’hard bop, il modal jazz ed il jazz rock.

The Supremes – Stop! In the name of love

Il brioso trio capitanato da Diana Ross, rappresenta l’America black “per bene”, ovvero quella che il mainstream amava “vendere” ai bianchi. Agghindate con acconciature cotonate, gioielli preziosi ed abiti da sera sontuosi. Le Supremes portano la Motown nel mondo, insieme ai Temptations ed i Jackson Five.

Jimi Hendrix – Fire

Non esiste classifica dei migliori chitarristi rock che non veda Jimi Hendrix al primo posto. Rivoluzionario della chitarra, nel suono, nel fraseggio, così come nell’impatto scenico: la suonava infuocata o con i denti per poi sbriciolarla letteralmente davanti la folla di fan deliranti. Fra le dita di Hendrix scorre davvero il fuoco, quello di una generazione che ha segnato un potente cambiamento storico. Quale brano può rappresentarlo al meglio se non “Fire”?

Michael Jackson – Earth Song

Siamo così abituati a vederlo bianchissimo che, delle volte, dimentichiamo quanto sia “black” Michael Jackson. Il Re del Pop è stato il primo afroamericano ad essere stato trasmesso su MTV. Una carriera incredibile, un successo senza precedenti, una storia fra il fiabesco ed il drammatico. Noi lo vogliamo ricordare soprattutto per i forti messaggi che ci ha donato attraverso la sua musica. Basti pensare a brani come “We Are The World”, “They Don’t Care About Us”, “Heal The World”, “Man in the Mirror” o “Earth Song” che abbiamo scelto per le sue tematiche ambientali. Lunga vita al Re!

Coolio – Gangsta’s Paradise

Ci spostiamo nel ghetto, quello raccontato da Coolio citando anche il Salmo 23 della Bibbia. Il rapper descrive la vita dei quartieri poveri, marginalizzati dalla società. Qui, le persone costrette a vivere nel degrado e nella violenza spesso non trovano una strada che li conduca lontani dalla criminalità. La musica è quella del brano Pastime Paradise di Stevie Wonder.

Beyoncè – Single Ladies

Single Ladies è il singolo più venduto di Queen Bee. Un vero e proprio inno generazionale degli anni 2000: “Non cercare di comprarmi con regali vari, non sono quel tipo di ragazza. Il tuo amore è ciò che voglio, ciò che merito”. Il videoclip, nella sua semplicità, risulta anche oggi estremamente attuale e di tendenza. Sapevate che la coreografia è stata fatta tutta di seguito senza tagli’

James Brown – I Feel Good

Chiudiamo la nostra playlist con il sommo Padrino del Soul, del Funk e del Rhythm and Blues. James Brown è stato cantante, compositore, musicista, ballerino. Tutti si sono ispirati a James Brown: da Mick Jagger a Prince o Micheal Jackson. Dai campi di cotone ai palchi internazionali. Il suo motto: “I Feel Good!”