Visionaire a porter. In mostra a Roma presso Spaziocima dal 6 al 30 ottobre – l’intervista all’artista Elektra Nicotra

Arriva all’essenza di un pensiero e lo esaspera, filtrando tutto con l’esaltazione della bellezza. Intervista con l’artista Elektra Nicotra, in esposizione a Roma con le opere La Papessa e Festa di corte
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Le sue opere portano in scena personaggi eclettici in contesti onirici dove atmosfere surreali di pop art dai toni accesi propongono scenari in cui si ci aspetti che accada qualcosa all’improvviso.

Un colpo d’occhio e di suspense ottenuti da Elektra Nicotra dall’inserimento di minuziosi dettagli, quasi tutti legati al fashion world, attraverso la tecnica della digital art. I protagonisti delle sue opere sembrano in una condizione di staticità ma solo apparente, perché le espressioni dei volti sembrano voler dire molto di più e trasmettere messaggi da decifrare ad ogni angolo del quadro.

L’artista, Elektra Nicotra – Foto di Andrea Egitto

Come definisci la tua arte, eclettica, visionaria, avanguardista, onirica o di protesta?

Non la chiamerei proprio “arte”, è piuttosto un punto di vista. Senza dubbio siamo sull’onirico, il visionario, lo psichedelico volendo. È un modo alternativo di vedere la realtà, con un altro filtro. Vado all’essenza di un pensiero e lo esaspero. Tutto è comunque filtrato dal senso del bello, dall’esaltazione della bellezza.

Qual è stato il momento della tua vita in cui hai deciso di fare digital art e perché hai scelto proprio il digitale?

C’è stata una convergenza di più cose che mi hanno portata a specializzarmi in questa particolare forma. Anzitutto sono davvero poco abile con la matita ed i pennelli, però amo l’arte figurativa. Il digitale mi permette di aggirare questo mio limite. I primi esempi di collage moda sono nati fra le pagine del mensile di FNM: io curavo le rubriche moda di tendenza e creavo dei semplici collage di still life, come in tutte le riviste di settore. Un giorno, però, ho iniziato ad accostare un’ambientazione ad alcuni abiti, per collocarli in un luogo, in un’atmosfera. Lo step successivo è stato mettere delle teste a quegli abiti ed ho iniziato con fiori, personaggi storici e statue ellenistiche. Diciamo che mi sono fatta prendere un po’ la mano…

Nell’opera digitale il primo impatto visivo è dato dai colori, dalle forme e proporzioni o dall’insieme che si crea nelle sovrapposizioni e collage?

Credo che il primissimo impatto sia il colore. Lavoro molto sui colori. Cerco sempre di non snaturare il tono originale dell’abito, che fa sempre da protagonista e lavoro su tutta la palette e sugli abbinamenti. Talvolta basta un piccolo accorgimento nel bilanciare un giallo o un verde per cambiare l’intera l’atmosfera di un collage.

 

Come si fa, partendo da un foglio bianco, ad arrivare ad un lavoro così pieno di oggetti, dettagli, colori? Da cosa prendi ispirazione e che cosa ti muove nel riempire il foglio bianco?

L’ispirazione arriva sempre in modo diverso: può essere un vestito a suggermi una storia o viceversa. Può essere un canzone, il passaggio di un libro, un quadro famoso o una passeggiata al mercatino vintage. In genere, nella composizione, il grande scoglio è l’inizio, ovvero la definizione degli spazi e delle prospettive. Ci sono dei “blocchi portanti” dai quali poi è facile muoversi aggiungendo dettagli. È come creare una scenografia teatrale.

Il connubio arte e moda vanta ormai forti legami consolidati negli anni, basti pensare ad intere collezioni basate su dipinti e opere d’arte. Quanto influisce il sistema moda nelle tue creazioni e come riesci a riproporre quel legame attraverso il digitale?

Non si può capire davvero la moda se non si mastica la storia dell’arte, così come il cinema, la musica o la cultura pop. Ricordo, quando ero ancora studente all’Accademia, che durante una sfilata ebbi la fortuna di incontrare Vivienne Westwood. Lei mi diede uno dei consigli più utili della mia vita, mi disse: “Se vuoi lavorare nella moda, non venire alle sfilate, corri al Museo! Guarda le opere d’arte”. La moda è sempre il centro focale dei miei artwork, è sempre la protagonista indiscussa. Vedo questi collage come una versione alternativa di un fashion shooting. Il digitale mi permette di esprimermi con estrema libertà e senza alcuna limitazione: se voglio un elefante lo posso aggiungere, se voglio un pianeta gigante nel cielo non è un problema, se voglio dieci abiti Gucci perchè no… ecco, tutto questo nella realtà sarebbe alquanto problematico!

Nell’opera Festa di corte che in una recente intervista hai dichiarato voler essere una protesta verso i cibi industriali e preconfezionati, sono presenti due tra i più importanti brand di moda, uno all’interno di una tagliola insanguinato, l’altro vicino al braccio di una donna senza vita. C’è anche qualche critica o protesta verso il sistema moda? Perché?

“Festa di Corte” parla di come l’ossessione per l’estetica possa diventare pericolosa, velenosa. I cibi industriali non sono forse bellissimi? Noi mangiamo anzitutto con gli occhi. I macaroon super colorati o le glasse delle torte firmate dalle più celebri cake designer che impazzano su Instagram: ma può davvero esistere un dolce così rosa, così viola, così verde? E tutti quei coloranti che ingeriamo, semplicemente perché “l’occhio vuole la sua parte”, ci fanno davvero bene? Beh, no. La moda può farci cadere nella medesima trappola di ossessione per l’estetica. Quella particolare clutch di Chanel, uscita qualche anno fa, ha la forma della scatola della boutique. Sapete quante persone si sentono ossessionate dal packaging di un prodotto? Come l’iconica scatola verde di Tiffany: ci sono ragazze che acquistano anche solo un bicchiere (un banalissimo bicchiere che arriva costare 60 o 70 euro) dall’online store per ricevere la scatola. È tutto vero, basta cercare su YouTube! Ho visto una ragazza acquistare dei dischetti struccanti dal sito Chanel per la modica cifra di 20 euro, solo per ricevere la scatola firmata Chanel!

E sapete cosa succede dopo? Ci lasciamo ossessionare da una borsa o da un paio di scarpe, ci dissanguiamo per acquistarle e dopo tre anni …puff… sono fuori moda! Non voglio criticare il sistema, perché delle volte capita anche a me di cascarci, anzi, soprattutto a me che ho la tendenza ad annoiarmi subito delle cose, tranne per qualche eccezione. È solo una riflessione. Una cosa è certa, dovremmo impegnarci tutti ad acquistare in modo più “pensato”, per non alimentare il consumismo estremo delle ultime decadi. Più classici da amare nel tempo e meno trend mordi e fuggi.

In Festa di corte è come trovarsi davanti ad una scena del crimine e tutti gli invitati sembrino i potenziali assassini. Nessuno è messo li per caso e ognuno di loro riesce a creare la giusta suspense e curiosità. Che cosa guarda la donna che scende le scale e perché la dama con il vestito chandelier è arrabbiata?

Maria Antonietta scende dalle sue stanze e colora di rosa i macaroon con i suoi occhi dai raggi laser-coloranti. A sinistra, il bambino dei pop corn “Poppy”, che mi ha sempre inquietata da bambina. Lui si che ha la faccia da serial killer! Al centro la signora dei dadi Starr, uno dei prodotti di largo consumo più chimici e meno salutari che esista. Sapete perché ha i capelli rosa? Mentre intrugliava le sue sostanze chimiche qualcosa è andato storto, c’è stata un’esplosione ed i suoi capelli hanno cambiato colore! Mentre Mozart e Ray Charles sembrano abbastanza innocui, intenti a suonare il piano a quattro mani, una Catwoman vestita Moschino fa il suo ingresso con passo felino… la sua figura è avvolta nel mistero, entrerà o scapperà via?

 

La tua Papessa sembra una eclettica Alice In Wonderland, dai tratti indecifrabili di una moderna gioconda, inserita in un contesto pop-macabro con la nota fashion art della borsa di Vuitton. Non stonerebbe affatto come ipotetica locandina di un prossimo film di Tim Burton. Collegamenti e rimandi a cinema, arte, letteratura e nonsense?

Sicuramente il castello gotico alle spalle della protagonista fa pensare subito a Tim Burton e ad un’atmosfera dark. La Papessa è un personaggio dei Tarocchi, uno degli Arcani Maggiori. È avvolta da un silenzio meditativo, interrotto solo dal suono dell’acqua o dal vento che muove le foglie. La sua autorità è marcata dal pregio dei suoi abiti, degli accessori e del trono barocco su cui è seduta. Il rimando più forte è alla letteratura, in particolare a Jodorowski che ha parlato ampiamente degli Arcani Maggiori in un’opera dedicata, spiegandone la simbologia e gli archetipi. Non è un caso, per esempio, che vi sia un uovo accanto alla Papessa o che i colori predominanti siano il blu, il rosso ed il giallo.