La Dolce Nutrice Verde Argentea: mitologia, versi e protagonisti dell’oro liquido del Mediterraneo

Ulivo: dono divino fra arte e mito
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Simbolo incontestato ed emblema per antonomasia della civiltà mediterranea più autentica, da quella fenicia alla cretese, dal mondo miceneo alla cultura ellenistico-romana, l’Ulivo ed il suo caratteristico prodotto di spremitura definiscono, sin dagli albori dell’universo agricolo-pastorale del bacino del Mediterraneo, caratteri e mitologie di popoli diversi e affini che si incontreranno, e scontreranno, per secoli fra accordi commerciali e sanguinose rivalità.

Indissolubilmente legato agli dei, dono divino esso stesso e largamente impiegato nel culto, tanto l’albero quanto il suo frutto accompagnano senza soluzione di continuità la laboriosa evoluzione dell’identità civile e ideale dell’Europa del Sud. Il mito più celebre sulla sua origine narra di come Atena e Poseidone si contendessero il privilegio di dar il loro nome al villaggio greco che aveva chiesto protezione ad entrambe le divinità, riservandosi di prender il nome di quello, fra gli dei olimpici, che avesse offerto il dono più gradito ed utile alla piccola comunità di mortali; il dio del Mare, Poseidone, aveva offerto il suo emblema: il cavallo, rammentando che il nobile animale avrebbe accompagnato gli eroi in battaglia, ma anche aiutato i contadini a dissodare la terra se aggiogato ad un aratro e trasportato familiari e masserizie negli spostamenti del clan.

Atena, dea della Guerra e signora dell’Intelligenza, aveva invece proposto l’ulivo come suo regalo, affermando che il succo del suo frutto avrebbe nutrito gli uomini, tonificato e conferito bellezza al corpo delle donne, onorato gli atleti nelle competizioni vittoriose, simboleggiato la pace riconquistata e illuminato per sempre la notte dei mortali.

Il trionfo di Atena era stato assoluto, e la città aveva stabilito di chiamarsi, a furor di popolo, Atene, iniziando un luminoso avvenire di egemonia, propiziato dalla benevola divinità.

Il mito identificava, con retrospettiva consapevolezza, la fondamentale importanza d’una pianta che caratterizzava da secoli il paesaggio greco e delle colonie fondate dai greci, primi e più entusiasti diffusori della cultura dell’Olio, qualificandone con l’origine divina i prodigi e le virtù quasi sovrannaturali del suo frutto più prezioso.

Giare e giare di Oro liquido si scambiavano per tutto il Mediterraneo, e quando Roma divenne una potenza universale diffuse insieme olio e vino, fondamenti assoluti della civiltà dionisiaca e base ineliminabile della sua cultura alimentare, creando idealmente le premesse della celebrata e ben nota Dieta Mediterranea.

Sempre un’anfora della forma caratteristica, detta panatenaica, e colma d’olio profumato era, assieme ad un serto d’olivo, il tradizionale premio per i vincitori dei Giochi atletici, dalle competizioni olimpiche ai Giochi Pitici, a dimostrare che non v’era ricompensa più preziosa del liquido dorato per onorare i membri più insigni della comunità; con l’olio si ungevano i simulacri degli dei e i corpi dei ginnasti, e l’olio era il medium in cui era ottenuto per macerazione il più costoso, e celebrato, dei profumi in uso presso egizi, fenici, greci e romani: il Rodinon: essenza oleosa di petali di rose provenienti dall’Isola di Rodi.   

Con emulsioni d’olio, medici insigni curavano abitualmente affezioni della pelle e i noccioli delle olive erano utilizzati come combustibile e fertilizzante, in una universale consuetudine d’uso che lega tenacemente tradizione, mito e vita quotidiana nobilitandosi, una volta di più, nei versi e nella parole della letteratura classica: sarà proprio il tragediografo Sofocle a dare la più intensa e poetica definizione dell’Ulivo: La Dolce Nutrice Verde Argentea mentre il visionario Pindaro evocherà l’olio come nobile premio per i vincitori delle gare eternate nei suoi inni, olio tornerà ad esser evocato nelle Ecloghe virgiliane e i frutti  della pianta figurano costantemente nei rilievi onorari tra Repubblica e Impero celebrando, una volta di più, il potere ineludibile e quasi mistico del più mediterraneo dei doni della Terra.