Intervista con il regista Giovanni Meola che a FNM racconta il suo corto “The Flying Hands”

Vincitore al Digital Media Fest del Best Soundtrack per la categoria cortometraggi “The Flying Hands” il cortometraggio di Giovanni Meola arriva a toccare le note dell’animo
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Ha concorso nella categoria cortometraggi al Digital Media Fest, il Festival fondato e diretto da Janet De Nardis che per l’edizione 2020 abbiamo visto in una versione speciale interamente on-line, “The Flying Hands” ha ricevuto dalla giuria il premio di miglior colonna sonora, il regista Giovanni Meola ci parla del lavoro e della creazione di un prodotto di successo.

Un cortometraggio che colpisce

nella sua purezza ed essenzialità, arrivando a toccare le note dell’animo, basato su momenti di vita privata del regista, porta il pubblico a riflessioni profonde sul legame tra due persone e su come questo possa durare anche dopo la morte.

The Flying Hands

è la storia di un bimbo troppo piccolo per imparare a suonare il pianoforte ma che riesce a suonarlo comunque mimando i movimenti del nonno sullo strumento, movimenti e suoni che riusciranno a creare tra i due un legame indissolubile oltre il tempo e lo spazio. Creato e sviluppato letteralmente tra quattro angoli del mondo, prodotto da Virus Film, in compartecipazione con Vallaround, la parte tecnica è supervisionata da Federico Vallarino, le musiche originali sono di Enrica Sciandrone, compositrice italiana che vive a Londra, la concept designer è Sarah Tabibzadeh, disegnatrice iraniana che vive ed opera a Teheran, spiega Meola: «Sono stato molto fortunato nel poter collaborare con professionisti di spessore che stimo molto come Enrica Sciandrone che possiede una grande sensibilità e talento e Sarah Tabibzadeh che mi ha conquistato da subito con il suo tratto che corrispondeva alla perfezione con le mie idee».

Un lavoro caratterizzato dalla tecnica del “no speaking” scelta voluta appositamente per mettere in risalto musiche e gesti come spiega il regista: «Volevo che parlasse la musica ed il rapporto empatico con le persone, la parola è come un vestito che puoi cucire addosso ad un personaggio e non volevo che proprio questa andasse a sottrarre importanza al vero e più profondo linguaggio universale creato da suoni e musica».

Il linguaggio universale della musica che con la sua magia costruisce ponti e legami tra persone.

La storia si delinea attraverso pochi dettagli, oggetti essenziali che riescono a creare una narrazione profonda e una trama piena di significato, un tratto distintivo di Giovanni Meola: «E’ il mio tratto distintivo, lavoro in teatro e non potrebbe essere altrimenti. Ho capito, negli anni, che di molte cose puoi farne a meno, preferisco lavorare con pochi segni ma renderli vivi all’interno della scena, questi pochi segni vanno verso un cinema essenziale dove il poco deve raccontare tanto». Giovanni Meola considera “The Flying Hands”, il suo primo lavoro di animazione, come un dono che gli ha fatto la vita e ci anticipa in esclusiva che sta già pensando ad un secondo cortometraggio di animazione, certi che anche questo, proprio come il primo, riuscirà a trasmettere tematiche importanti al pubblico per poter essere visto con la consapevolezza di un adulto ma attraverso gli occhi di un bambino.