Piante: quanto approfonditamente conosciamo i fondamentali esseri vegetali?

Nuovi studi sulle piante rivelano interazioni, orologi biologici, meccanismi di difesa.
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Come già noto, le piante svolgono funzioni molto importanti, utili alla vita dell’uomo. Sappiamo che si adattano all’ambiente, comunicano, socializzano, memorizzano informazioni, risolvono problemi. I recenti studi sul comportamento delle piante hanno messo in luce nuove caratteristiche di questi esseri vegetali.

I meccanismi di difesa delle piante

L’aspetto che incuriosisce maggiormente quando si parla di difesa messa in atto dalle piante è quella che riguarda la protezione dalle tossine che esse producono per allontanare gli erbivori. Gli scienziati del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena e dell’Università di Münster, in Germania, hanno di recente esplorato questa branca di studio. In particolare, i ricercatori hanno analizzato le piante di tabacco selvatiche e i loro glicosidi diterpenici, ossia le sostanze difensive derivanti dalla loro biosintesi. Le piante di tabacco selvatiche lavorano come un laboratorio. Essi proteggono le loro membrane cellulari dall’attacco delle sostanze chimiche vegetali grazie ad una sintesi che permette loro di separare ed eliminare le sostanze tossiche.

La percezione dell’ambiente circostante

Le piante sono in grado di percepire se nelle loro vicinanze ci sono altre piante e se queste potrebbero creare competizione. Tale capacità consente loro di capire dove impiantare le radici al fine di migliorare le coltivazioni agricole. E sempre a proposito delle radici, le piante sono anche in grado di orientarsi nell’ambiente circostante per evitare che le proprie radici possano inserirsi in terreni troppo compatti. Questo meccanismo coinvolge l’etilene, un ormone vegetale volatile.

Piante mattiniere e piante nottambule

Gli studi recenti sul mondo vegetale hanno inoltre rilevato che, come gli esseri umani, anche le piante hanno diversi orologi biologici. Vi sono infatti piante mattiniere e piante nottambule, ma la cosa più sorprendente è che queste caratteristiche si possono modificare. È sufficiente cambiare una sola lettera del loro codice DNA per far sì che venga invertito l’orologio biologico di un vegetale. In questo modo, i benefici che ne derivano riguardano sia la produttività che la resistenza ai cambiamenti climatici.

L’opinione del direttore del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Cnr

Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ha espresso un’opinione sul mondo vegetale: “Penso che alle piante si guardi sempre più in maniera diversa ma dobbiamo stare attenti, come si fa per l’osservazione del mondo animale, a non antropomorfizzarle. La verità sta nel mezzo: è acclarato che esistano relazioni tra piante e altri organismi, ma cerchiamo di capire quali sono questi confini, dove possiamo sfruttare queste difese naturali per conservare gli ecosistemi naturali, senza però considerare le piante al livello dell’animale o dell’uomo.