Simboli, cani ed ermellini: fra arte e mondo animale

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Animali e simboli tra arte e storia
Animali e simboli tra arte e storia

Il mondo animale nell’arte

Fascinoso repertorio enciclopedico di simboli e metafore pressoché infinite, sistematicamente saccheggiato dalla cultura classica come da quella cristiana per il suo ecumenico potere evocativo. È la Natura, e in particolare il mondo animale, che trova nella pittura dei maestri dell’arte rinascimentale la sua applicazione più spettacolare e suggestiva.

Studiate con viscerale passione di scienziato e d’artista insieme, ripercorse e analizzate nelle loro qualità anatomiche e nelle loro pose più peculiari, le creature ritratte o disegnate nei suoi tanti schizzi da Leonardo da Vinci sono ormai entrate nella mitologia figurativa dell’Arte del Rinascimento. Ma è la straordinaria tavola de La Dama con l’Ermellino a detenere, senz’altro, con il suo elegante protagonista a quattro zampe, il primato incontestato.

Il quadro è custodito sin dall’inizio dell’800 nelle collezioni del Museo Czartoryski di Cracovia. Fu allora che presumibilmente acquistata dall’Italia. Ora è trionfalmente esposta nell’avito Castello polacco di Wavel.

La folgorante creazione artistica di Leonardo pone l’Ermellino direttamente in primo piano, esaltandone con assoluta immediatezza il complesso valore ideale. Dall’essere diretta allusione all’identità dell’effigiata – in greco il nome dell’animale: Galè evoca esplicitamente il cognome della Dama, Cecilia Gallerani – al più riposto e meno noto riferimento al suo amante e committente dell’opera, Ludovico il Moro. 

Il Duca di Milano è stato appena insignito dal re di Napoli del titolo di San Michele Arcangelo dell’Ermellino. E, con raffinata galanteria, l’uomo più temuto d’Italia viene trasformato in un docile animale da compagnia in braccio a una fascinosa e coltissima diciottenne.

E ancora…

Il candido mustelide, ritratto nel 1492 dal Maestro dei Maestri, rappresenta la più celebre e internazionale icona animale del Cinquecento. E, in fondo, d’ogni Tempo. 

Ma il fremente cagnolino in primo piano nel Ritratto dei Coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck, del 1434, non può non rivestire, agli occhi d’un fiammingo, un’analoga valenza metaforica.

La piccola tela, irta di valori simbolici, pone ancora una volta all’altezza dello sguardo dello spettatore un’animale-protagonista: un Griffoncino o Affenpinscher.

L’animale, dai vivacissimi occhi color ambra, è un attento custode della fedeltà coniugale.

È lui a ribadire, una volta di più, il potere artisticamente seduttivo dell’Universo Animale. Ecco rappresentate le mille possibili implicazioni metaforiche d’un Simbolo che, mai come in quelle immagini, parla – con familiare eloquenza – al nostro cuore di Moderni.

Vittorio Maria De Bonis

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