Intervista a Peter Torelli: da band ad artista solista, ma pur sempre Naftalina

L’ex fondatore della band dei Naftalina, fa il suo esordio da solista mantenendo lo pseudonimo originale del gruppo.
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Peter Torelli, in arte Naftalina, fa il suo ritorno nel mondo musicale. Voce e fondatore dell’omonima pop punk band italiana che ebbe successo tra la fine degli anni novanta e inizi del duemila, il musicista di Forlì pubblica il suo secondo singolo da solista “Betta 96”.

Il brano è una dedica alla bassista dei Prozac+, Elisabetta Imelio, scomparsa nel febbraio 2020:

Sentivo che dovevo scrivere di lei, avevo bisogno di esternare il dolore. Il suo ricordo è vivido in me e questa canzone è il mio modo di renderle omaggio“, ha affermato il cantante. Il brano è anche un tributo ai Prozac+, alla band e all’amicizia che ha legato Peter a loro. “Fin da subito divenni un loro grande fan, poi un amico, seguendoli nei loro concerti in giro per l’Italia. Il testo di questo nuovo brano attraversa l’atmosfera di uno dei loro concerti a cui partecipai il 12 aprile del 1996 a Ravenna, ma anche di una giornata tipica del gruppo di Pordenone in tour, sempre in viaggio su un Van: i vari preparativi, dallo scarico del furgone, al soundcheck, e ovviamente al ricordo di Elisabetta Imelio al basso, sempre super energica e positiva, con il suo stile inconfondibile sul palco, tra salti e sorrisi e l’inesauribile voglia di parlare a fine concerto con i propri fans. I Prozac+ furono il progetto musicale più innovativo e brillante di quegli anni novanta in Italia, portarono sulla scena musicale nostrana una vera e propria ventata d’aria fresca raggiungendo il loro apice con Acido Acida, la hit che fece storia fino a diventare una canzone cult tutt’ora suonata ovunque”, ha confessato l’artista romagnolo.

Il cantante e chitarrista abbandona definitivamente il genere pop-punk che lo ha contraddistinto per anni, ricercando nuove sonorità più cupe, un sound emotivamente più triste, ricco di atmosfere malinconiche circondate da pianoforti, violini e synth. Insomma, un nuovo modo di fare musica, lontano dai successi dei primi anni duemila che aveva portato la band forlivese in un tour di settanta date, sul palco insieme a Litfiba, Luna Pop, Mario Venuti, Prozac+.

Naftalina di oggi è un uomo adulto che scrive e compone per esprimere se stesso. Il singolo, difatti, anticipa l’uscita del primo album da solista: “È un disco che ho scritto durante la pandemia, lontano dal pop funk dei Naftalina band. Io sono cambiato e scrivo in maniera diversa. A quarant’ anni non puoi scrivere le stesse cose che scrivevi a venti, anche i suoni sono diversi. In Betta 96 ci sono gli archi, ad esempio, è una musica più tranquilla, più pensata“, ha dichiarato Peter. Musica, testo, arrangiamenti, voce, piano, chitarra, basso sono di Peter Torelli. Hanno collaborato David Sabiu alla batteria, Riccardo Faedi alla chitarra acustica. Nel brano è presente il Quartetto d’archi dell’orchestra sinfonica di Parma: I violino, Cesare Carretta; II violino, Michela Zanotti; Viola, Aldo Maria Zangheri; Violoncello, Anselmo Pelliccioni.

FashionNewsMagazine ha intervistato Peter Torelli per scoprire qualche dettaglio in più sulla sua vita e carriera musicale.

È iniziato un nuovo capitolo nella tua vita, hai deciso di cambiare completamente aria con una nuova partenza. Che cosa ti ha spinto a ripartire questa volta?

In realtà la composizione musicale ha sempre riempito le mie giornate, quindi non è proprio una ripartenza. Diciamo che durante il primo lockdown ognuno di noi ha avuto tantissimo tempo per coltivare le proprie passioni ed io ho scritto un disco solista visto che non c’era modo di fare prove o confrontarsi con altri musicisti”.

Quest’anno uscirà il tuo primo album da solista. Come definiresti il tuo nuovo stile musicale rispetto a quello precedente dei Naftalina?

“È un disco Elettro Pop, abbinato a pianoforti e un quartetto d’archi (orchestra sinfonica di Parma), qualcosa che per i Nafta non avevo mai scritto. È stato molto stimolante con tutti questi arrangiamenti da incastrare. Non ero mai uscito dalla classica formazione a tre (chitarra basso e batteria)”.

Sei stato voce e penna dei Naftalina per molti anni e ancora adesso continui a scrivere e cantare canzoni. Come avviene il processo creativo dei tuoi brani?

Alla Adriano Celentano: prendo la chitarra acustica, faccio note a caso e canto in finto inglese una melodia. A quel punto inizio ad arrangiare sempre di più senza esagerare, e per ultimo scrivo il testo. Una canzone nasce in cinque minuti o non nasce. Tutto il resto va nel cestino”.

Sei stato il fondatore del gruppo dei Naftalina, lasciando un segno nella storia della musica italiana. Quale è il ricordo più bello del periodo in cui hai fatto parte della band che non dimenticherai mai?

Fondamentalmente è stata la possibilità di conoscere artisti molto più famosi di noi, di poterci parlare, condividere il palco con queste persone che si sono dimostrate sempre molto umili, una qualità importantissima per arrivare alle proprie mete. Venti anni fa ti avrei risposto diversamente, ma eravamo come in quel film del 1994 Giovani, Carini e Disoccupati”.

Canzoni melanconiche e introspettive quelle che caratterizzano il nuovo progetto musicale di Peter Torelli, che non rinuncia però a ritmi diretti, senza fronzoli, con l’ironia e la semplicità che rappresentano lo stile del cantante già dagli esordi dei Naftalina. Un’artista, però ad oggi, con una maturità più consapevole e risoluta in grado di confrontarsi e competere orgogliosamente nel moderno e attuale panorama musicale.