Intervista a Chris Obehi: dalla Nigeria a Palermo con la musica nel cuore

Esce il nuovo singolo del cantante Chris Obehi dal titolo “Actions and Consequences”.
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Il cantautore Chris Obehi, nigeriano di origine e palermitano di adozione, racconta la sua storia di riscatto nel nuovo singolo “Actions and Consequences”, pubblicato da 800A Records e registrato tra Palermo e Lagos (Nigeria), in occasione del viaggio che dopo sei anni ha riportato Obehi nella propria terra, da cui era migrato nel 2015.

La canzone, prodotta da Fabio Rizzo e mixata da Tommaso Colliva, presenta una forte impronta groove afrobeat, vera essenza del sound di Lagos. “È una canzone sulla Nigeria, un gigantesco Paese senza energia elettrica, una gigantesca nazione senza acqua pulita, un gigantesco popolo senza pace e protezione”, racconta l’artista.

Un brano notevole per la sua qualità dei suoni e degli arrangiamenti, per la sua originalità di scrittura e per la vocalità espressiva del suo interprete, in continua ricerca di un equilibrio tra un mood pop e sperimentale caratterizzato dalla mescolanza e contaminazione di suoni e generi, punto di forza di Chris. Un testo pensato e prodotto all’insegna di una naturale sincerità e di una profonda introspezione che mettono al centro gli aspetti più umani del fare musica. “Credo che la musica possa farsi sentire, far arrivare dei messaggi importanti dritti al cuore delle persone. La musica fa riflettere, può far arrivare lontano delle storie e può dar voce anche a chi una voce non ce l’ha. Ma soprattutto la musica deve sprigionare emozioni”, ha affermato Obehi.

Nel frattempo, è in corso la campagna di crowdfunding (Produzionidalbasso) per la realizzazione di “Back to Motherland”, documentario girato a Lagos dal regista nigeriano Shayo Three, in cui Chris racconta la sua splendida storia di riscatto e libertà, di determinazione e di nuove possibilità, coronata con la realizzazione del suo sogno: ritornare a casa come artista e da essere umano che ha preso in mano la propria vita ed i propri sogni, dopo aver attraversato il mare su una barca piena di migranti, insieme a gente che come lui era in cerca di speranza e di una nuova vita. La storia che ci racconta è quindi materia viva, ricca di emozioni e bellezza. “Sono tornato in Nigeria per produrre nuova musica nella culla dell’Afrobeat, dove tutto è nato. Sono partito con la gioia di rivedere i posti che conosco, la mia famiglia, le persone che ho lasciato, le strade che ho percorso sin da bambino. Sono tornato a casa per un progetto importante come musicista, pronto ad immergermi di nuovo nella cultura da cui provengo, cogliendone tutte le sfumature e le vibrazioni artistiche”, ha dichiarato l’artista.

 

Già al primo sguardo si percepisce che per Chris la musica è davvero come l’aria che respira. “È la mia lingua, il modo di esprimere i miei pensieri e le mie emozioni e per sorpassare la mia timidezza. Sento la necessità di suonare ogni giorno o almeno di essere in contatto con la musica quotidianamente. Quando questo non è stato possibile, come durante il mio viaggio per arrivare in Europa, la musica è stata sempre dentro di me, è stata la mia forza nei momenti difficili”.

Fashion News Magazine ha incontrato Chris Obehi per scoprire qualche dettaglio in più sulla sua vita e sul suo percorso musicale.

La musica è un elemento essenziale nella tua vita. Come nasce questa passione? Ricordi un momento in particolare in cui hai pensato di voler diventare un artista?

La musica è stata presente nella mia vita fin da quando ero piccolo. Mia mamma cantava in un coro gospel in una chiesa della mia città natale, Warri in Nigeria e a mio padre è sempre piaciuta molto la musica reggae (Bob Marley, Peter Tosh, Lucky Dube) e l’afrobeat (Fela Kuti), l’ascoltavamo tutti insieme molto spesso a casa. Mio zio poi suonava il piano in chiesa ed io che sono sempre stato incuriosito dalla musica, ho incominciato così ad imparare il pianoforte, chiedendo a mio zio di insegnarmi a suonare. Piano piano ho incominciato anche io a suonare in una chiesa evangelica per fare pratica, ma in realtà lo strumento che mi attirava di più era un altro: il basso. Non avevo assolutamente idea di come si suonasse, ma un giorno mi sono fatto coraggio e ho chiesto al ragazzo che suonava il basso nella chiesa dove andavo se poteva insegnarmi a suonare. Lui mi guarda e mi dice – Certo! Ma sei disposto a fare questo sacrificio? Non sarà facile! E soprattutto, sei disposto a darmi un piccolo contributo? – E fu così che il contributo che mi davano per suonare il pianoforte in chiesa si trasformò direttamente nel contributo per pagare il mio nuovo maestro di basso. Il basso è diventato il mio strumento principale e piano piano le persone cominciarono a chiamarmi Bass Talker, perché piaceva molto come suonavo il basso, come se facessi parlare il mio strumento. In Nigeria ho poi imparato a suonare percussioni e batteria e quando sono arrivato in Italia ho imparato la chitarra da autodidatta impiegandoci sei mesi. Ho sempre pensato di diventare un musicista e di suonare in una band famosa, ma non avevo mai pensato di creare una band tutta mia e suonare la mia musica. Tutto ciò è diventato realtà al mio arrivo in Italia, dove ho incominciato a cantare e a comporre le mie canzoni, cosa che prima non avevo mai fatto”.

 

Allo stesso tempo questa tua passione per la musica ha comportato da parte tua anche studi e sacrifici. Ti va di raccontaci un po’ il tuo percorso di formazione artistica e musicale?

Disclaimer: io suono ad orecchio, non so leggere la musica, o meglio, sto ancora imparando. Col basso, mi basta sentire una canzone per improvvisare una linea di basso. Per imparare a leggere la musica avevo iniziato a frequentare il conservatorio a Palermo, ma per ora ho dovuto mettere una pausa agli studi. Per quanto riguarda le mie canzoni, creo la traccia strumentale e i testi da solo, per poi lavorarci con il mio produttore Fabio Rizzo di 800A Records. Stessa cosa per i beats del mio nuovo progetto afrobeats, creo io tutto da casa e mi diverto un mondo a farlo. Da quando sono entrato in una casa discografica non è cambiato molto in realtà: scrivo i testi delle canzoni a casa, a volte parto dall’arrangiamento a volte dal testo. Mi capita anche nei momenti più improbabili: sull’autobus, mentre cammino o vado in bicicletta. Se sono preso dall’ispirazione, tiro fuori il cellulare e registro la melodia che ho in testa, canticchiandola, e poi appena arrivo a casa lavoro a quest’idea. Ciò che è cambiato dal 2018 ad oggi è sicuramente dove mi esibisco: se prima facevo molto busking, suonavo per strada sia per avere un sostentamento economico, ma anche per potermi esercitare e far sentire alle persone la mia musica e il mio sound, ora le vie di Palermo sono solo un bellissimo ricordo. Ho avuto la possibilità di esibirmi durante diversi festival: Festivalle ad Agrigento, Mondo Sounds Festival a San Vito Lo Capo, Marranzano World Festival a Catania, Festival Spaziale a Paestum e Afrobrix a Brescia. Il mondo dello spettacolo a causa della pandemia si è un po’ fermato negli ultimi due anni, ma non vedo l’ora di riprendere a fare concerti. Mi manca sentire le vibes della gente, incrociare gli sguardi e i sorrisi del pubblico e creare una bellissima atmosfera tutti insieme”.

Le canzoni di Rosa Balistreri hanno fin da subito attirato la tua attenzione. Cosa ti ha colpito maggiormente dell’artista e che significato ha per te la canzone “Cu ti lu dissi”?

Rosa Balistreri ha per me la capacità di esprimere emozioni vere attraverso i suoi testi e le sonorità delle sue canzoni scritte in siciliano. Raccontano storie appartenenti ad una terra ricca di tradizioni e Rosa era una donna molto forte secondo me, capace di far sentire la sua voce. Ho conosciuto la musica di Rosa Balisteri grazie ad un mio amico, Francesco Riotta, anche lui musicista e fondatore della band Famiglia del Sud. La prima volta che mi ha fatto ascoltare Cu ti lu dissi non riuscivo a togliermela dalla testa, trovo che il Siciliano abbia una sonorità pazzesca. All’inizio non capivo nulla del testo, ero da poco in Italia e capivo a malapena l’Italiano, figuriamoci il Siciliano. Le parole di Rosa però, mi trasmettevano una forte energia e le ho volute imparare, cercando di capire il significato delle sue canzoni. Cu ti lu dissi è una canzona d’amore che porterò sempre nel cuore, le persone non si aspettano di sentire cantare un ragazzo africano una canzone della tradizione siciliana e sicuramente questa mia volontà di cantarla ha sempre suscitato grande stupore e curiosità. Imparare delle canzoni in siciliano per me è stato un gesto d’amore nei confronti della terra che mi ha accolto, un modo per sentirsi parte di questa comunità”.

In Sicilia ti sei sentito accolto, al sicuro, libero di cantare ed esprimerti attraverso le tue canzoni. Quale è il tuo ricordo più bello non appena sei arrivato in questa terra che porterai con te per tutta la vita?

Il ricordo più bello che porterò sempre con me riferito proprio al mio arrivo in Italia è vedere la felicità di un bambino piccolo non appena abbiamo messo piede a Lampedusa. Il suo sorriso, pieno di gioia e gratitudine non me lo scorderò mai. Questo bambino era tra le persone che c’erano insieme a me sul gommone che dalla Libia ci ha portati nel bel mezzo del Mediterraneo prima di essere salvati perché la nostra imbarcazione era in avaria. Questo bimbo durante il viaggio si era accasciato vicino a me, era molto infreddolito e per le sue condizioni di salute non era sicuro che ce l’avrebbe fatta. Viaggiava con la sua mamma, che era sotto shock per l’esperienza che stava vivendo e quando ho visto questo bambino di circa due anni che stava morendo dal freddo, l’ho preso e l’ho stretto vicino a me per il resto del viaggio per cercare di riscaldarlo. Questo particolare ricordo mi ha ispirato a scrivere Non siamo pesci siamo umani, canzone che ho scritto proprio su questa mia esperienza di viaggio verso l’Europa. La canzone l’ho scritta in italiano anche come forma di ringraziamento verso il Paese che mi ha accolto e che ora considero la mia seconda casa”.

Da giovane ragazzo che ha lasciato la propria casa, nella sua amata Sicilia che lo ha accolto con grande calore, Chris è diventato un uomo, maturando umanamente e artisticamente, tanto da esprimersi nelle sue canzoni addirittura in lingue diverse. Così come è stato in grado di attraversare stili e generi musicali, è riuscito ad oltrepassare anche confini linguistici e barriere culturali, diventando ad oggi uno dei migliori giovani artisti in circolazione nel panorama musicale.