L’immaginazione in mostra: la biennale d’arte a Venezia 2022

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Integralmente dedicata al potere assoluto e plasmante dell’Immaginazione, evocata programmaticamente dal titolo Il Latte dei Sogni che riprende e cita il titolo d’un libro di fiabe surreali dell’artista britannica Leonora Carrington, che celebra e sostiene la necessità d’una costante reinvenzione della propria esistenza e del proprio destino, l’Edizione 2022 della Mostra veneziana si propone di indagare la rappresentazione dei corpi  e la loro metamorfosi, la relazione fra gli individui e le nuove tecnologie e i legami che si intrecciano fra i corpi e la Terra.

Cinquantotto nazioni, dal Portogallo all’Estonia, dalla Turchia al Brasile, dal Nepal alla Namibia, dalla Thailandia all’Etiopia ed oltre duecento artisti, in massima parte donne, si confronteranno con opere pittoriche e non iconizzate dalla tradizione, instaurando cortocircuiti ideali in grado di generare inattesi effetti di senso con la tradizione ed il Passato, senza trascurare i nuovi accordi che si svilupperanno – in un futuro quanto mai prossimo – fra il mondo umano e quello delle macchine dedicate alla cura o all’assistenza degli individui.

L’impatto della Pandemia come i recentissimi ed ancora non conclusi eventi tragici dell’invasione sovietica dell’Ucraina, hanno motivato ancor più i partecipanti ad interrogarsi sulla definizione di Umanità e di socialità, di corpo ed anima, d’accoglienza e di rifiuto, ma è soprattutto la potenza dirompente del sogno e del desiderio a venire messa alla prova nella sua dinamica vitale e sovvertitrice.

Bambina prodigio tormentata e visionaria, ribelle alle imposizioni sociali e affascinata dall’arte Tre e Quattrocentesca italiana, compagna di Max Ernst e pittrice arditamente surreale che accompagna le sue novelle oniriche con immagini inquiete e sospese fra sogno ed incubo, Leonora Carrington è l’ideale musa ispiratrice per una Biennale che ricerca un nuovo senso alla produzione artistica, inseguendo come possibile antidoto alle ferite contemporanee la libertà terapeutica dell’immaginazione.

Quella stessa libertà e potenza creatrice che echeggia nel titolo della Mostra, appunto il Latte dei Sogni così vicino ad una delle pagine più folgoranti e indimenticabili del romanzo epocale di Francis Scott Fitzgerald: Il Grande Gatsby, eterno monito alla forza straziante e sempre avversata del Sogno e dell’Incanto:

Era una notte fresca, e c’era quell’ esaltazione misteriosa che viene durante i due cambiamenti di stagione dell’anno. Le luci tranquille delle case ronzavano nell’oscurità; c’era un fruscio ed un bisbiglio fra le stelle.

Gatsby vedeva che gli edifici sui marciapiedi costituivano una vera e propria scala dove poteva arrampicarsi e, una volta in cima, avrebbe potuto succhiare la linfa della vita, e trangugiare il Latte incomparabile della meraviglia.

Il cuore gli batteva sempre più in fretta mentre il viso bianco di Daisy si accostava al suo…

Così aspettò, ascoltando ancora un momento il diapason battuto su una stella. Poi la baciò. Sotto il tocco delle sue labbra Daisy sbocciò per lui come un fiore, e l’incarnazione fu completa…