Sette meraviglie per sette giorni di stupore: alla scoperta delle meraviglie del passato

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Celebrate e rammentate per la prima volta – e tutte assieme – in  un epigramma del poeta Antipatro di Sidone nel II secolo a.C. e divenute citazione proverbiale per definire le spettacolari creazioni d’un memorabile passato, le cosiddette Sette Meraviglie del Mondo Antico continuano ad echeggiare nel mondo attuale come l’eco fascinosa d’un universo perduto di bellezza.

 

Dalla grande Piramide di Cheope, che folgorò soprattutto i viaggiatori stranieri d’ogni credo e nazione che ne rimasero incantati e che è – tutt’ora – l’unica delle antiche meraviglie ancora in piedi ai mitici Giardini Pensili di Babilonia dove la regina Semiramide raccoglieva, proverbialmente, rose fresche in ogni stagione dell’anno, dalla spettacolare ed innovativa Statua di Zeus nel tempio omonimo ad Olimpia, alta probabilmente oltre 12 metri, opera di Fidia e della sua bottega e realizzata in lamine d’oro e d’avorio al Tempio di Artemide ad Efeso, straordinario per ampiezza e ricchezza di decori, e brutalmente distrutto dall’incendio appiccatovi dal folle Erostrato che intendeva – in tal modo – passare alla Storia, dall’imponente Mausoleo di Alicarnasso, eretto come tomba monumentale dalla sorella e sposa del satrapo di Caria, Mausolo intorno al 350 a.C. e distrutto da terremoti successivi al leggendario Colosso di Rodi, alto oltre trenta metri, posto probabilmente non all’ingresso del porto della città greca ma su una collina antistante la rada per guidare, come spettacolare faro sui generis, le navi verso il loro sicuro asilo, fino all’ultima Meraviglia: il geniale Faro di Alessandria, di 134 metri d’altezza, così chiamato perché la torre che orientava la rotta dei naviganti sorgeva sull’isoletta di Pharos, operativo per oltre sedici secoli e frutto della più avanzata e quasi rivoluzionaria tecnologia d’età ellenistica applicata alle necessità della navigazione.

Eppure, di tutte queste spettacolari creazioni monumentali d’arte e fede, di capriccio estetico e avanzata tecnologia non rimane a tutt’oggi che la sola, immensa Piramide di Cheope, sola ed eterna a sfidare, sino alla consumazione dei secoli ed oltre, il Tempo degli uomini e quello degli dei.