Il figlio dell’uomo: visibile e invisibile nell’ universo di Rene’ Magritte

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Incontestata icona Pop che ha trionfalmente valicato l’ambito dell’arte surrealista, conquistando visibilità nei Media più disparati sino ad ottenere un’autonoma rilevanza per la sua valenza enigmatica e suggestiva, la tela di Renè Magritte: Il Figlio dell’Uomo realizzata nel 1964 ed attualmente in collezione privata sembra sfidare ancor oggi un’interpretazione univoca e definitivamente rassicurante.

Il Figlio Dell’uomo – Magritte

Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra, e noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile…

Le parole solo apparentemente sibilline con le quali Magritte offre una lucida interpretazione della sua stessa creazione sono – in realtà – l’esatto corrispettivo della memorabile tela: spiegano e rivelano concentrando la nostra attenzione sul contrasto fra visibile e apparentemente invisibile mentre celano, con subdola genialità, dati non meno rilevanti.

Partito come un autoritratto – commissionato dall’amico e mecenate Harry Torczyner – l’artista belga lo trasformerà in un’immagine ben più allusiva ed universale: la consueta divisa borghese dell’uomo Magritte – che peraltro vestiva usualmente in nero e indossava la bombetta – diviene qui, polemicamente, l’emblema stesso della più scialba ed ordinaria borghesia e il frutto per antonomasia del peccato biblico si associa ad un titolo: Il Figlio dell’Uomo appunto, d’evidente derivazione veterotestamentaria ed evangelica. Quella banale e quasi innocente mela Granny Smith dalla lucida buccia d’un verde splendente – che tante volte ritorna nell’opera dell’artista con la stessa carica simbolica – ben altrimenti anonima in una fruttiera casalinga, assume, quando venga decontestualizzata ed esaltata ina posizione atipica, valori nuovi e sorprendenti, divenendo in tal caso protagonista scomoda nel suo subdolo impallare il volto sottostante.

Il braccio sinistro innaturalmente flesso dell’uomo, e i suoi atoni occhi sbarrati che pure s’intuiscono ad una visione più attenta, divengono un monito immediato a non prestar mai fede alle apparenze più esplicite e rassicuranti, che per loro stessa qualità celano invariabilmente demoni e inquietudini.