Moda insostenibile

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Si sa che seguire la moda è una delle passioni dei consumatori. Ci appaga e diciamolo chiaramente, ci rende più accettati dalla società. Ma abbiamo mai fatto i conti con la moda? E’ incalcolabile il numero di pantaloni, magliette, maglioni, intimo, camicie, t-shirt, pullover, abiti, giacche, giacconi, giubbini, abiti per lo sport, scarpe, abiti da lavoro, gadget e tutto il resto che grazie alla moda abbiamo nelle nostre abitazioni. Difficile fare una stima. Qualcuno ci ha provato e alla fine ci ha rinunciato perchè è decisamente impossibile calcolare quanti oggetti di questo tipo abbiamo in casa.

Quanto ci costa essere alla moda?

Potremmo fare una valutazione economica della spesa media che ogni italiano dedica all’anno alla voce “moda”. Si pensa che un italiano medio con uno stipendio e una capacità di acquisto che rientri nella norma, evitando coloro che hanno la sindrome dello shopping,  dedichi alle spese per la moda circa un 20% dello stipendio. Quindi pur essendo prudenti e senza calcolare tutto il resto (evitiamo quindi il beauty e rimaniamo nel perimetro del vestiario), stiamo parlando di  circa 3000 euro l’anno. Ma sappiamo che basta acquistare la borsa all’ultimo grido, le scarpe o il piumino che desideriamo di tendenza (anche in saldo oppure on line), che per un solo capo arriviamo a spendere anche 4/500 euro a pezzo.

Che effetti hanno sull’ambiente i nostri abiti?

Noi pensiamo che una volta che il capo è acquistato e riposto nell’armadio, anche se lo laviamo soltanto all’occorrenza e ci limitiamo a vestirlo poche volte, non abbia più un impatto sull’ambiente e sulle nostre tasche. 

Le emissioni di CO2 prodotte dall’industria della moda rappresentano il 10% delle emissioni globali e si stima che aumenteranno del 60% nei prossimi dieci anni. Per la fabbricazione di una singola t-shirt servono 700 litri d’acqua, pari al fabbisogno di acqua di una persona per tre anni.

Oltre al forte impatto industriale, ci dimentichiamo, nonostante il marketing ci propone sempre la romantica immagine dell’antica sartoria, che la maggior parte degli indumenti che produciamo, oltre ad essere principalmente di materiali sintetici, ogni volta che li laviamo o che si deperiscono, producono microplastiche che finiscono nel ciclo delle acque e per le innumerevoli catene delle dinamiche sottostanti, alla fine le magliette oltre a indossarle le mangiamo.

Ci servono sul serio? 

Insomma ci facciamo male due volte, quando compriamo in eccesso perchè ci siamo innamorati di quella maglietta per poi metterla una sola volta, oltre a recare un danno alla nostra economia personale, facciamo diversi e incalcolabili danni all’ambiente, fino a ritrovarci microplastiche nel piatto.

Attenzione il mio ragionamento, non è finalizzato a dire che ci dobbiamo vestire sempre con gli stessi abiti all’infinito o non seguire la moda, vi invito solo a pensare ogni volta che state facendo un acquisto se: mi serve sul serio?

Insomma anche sulla moda, abbiate un comportamento da Consumatore minimalista. 

 

Luigi Gabriele 

Esperto di Consumi – presidente di Consumerismo No Profit

Luigi Gabriele