Intervista ai RadioSabir: nuovo album per il gruppo siculo dal sapore dialettale e musicalmente contemporaneo

Nuovo album per la band siciliana, i RadioSabir dal titolo Cunti e Mavarii pi megghiu campari con brani dai ritmi blues e testi in dialetto siculo.
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Nuovo disco per il gruppo siciliano RadioSabir (ex Niggaradio) che ha deciso di chiamare “Cunti e Mavarii pi megghiu campari”. Un’idea nata stando in giro per il mondo, prendendo dal blues del Mali e da quello del Mississippi, dalle musiche ascoltate su tutte le coste del mediterraneo, dal rumore dalle città visitate.

Undici brani riprodotti in dialetto siciliano che rappresentano un melting pot capace di mettere insieme Root Blues, elettronica di base, ritmi, cori, rumori ancestrali, amalgamando tutto in un solo suono e dando vita a quello che la stessa band chiama il loro blues del terzo millennio, in cui si sviscerano momenti di società italiana raccontata, cantata e immaginata da atmosfere siciliane, di popolo e di underground metropolitano. “Siamo un viaggio nella musica che dalle radici della musica rurale tutta, dal blues al folk volge verso un suono elettronico e contemporaneo. Siamo come una come quelle radio nere che hanno cambiato il modo di ascoltare la musica con un linguaggio nuovo provando ad unire il presente, al passato e coniugandolo al futuro”, hanno affermato i RadioSabir.

Già dal loro debutto nel 2014 l’obiettivo per i RadioSabir era ben chiaro: parlare alla gente di vite, persone, speranza e amore e avvenimenti che accadono nei sud del mondo, il tutto attraverso la propria musica. “La musica non è la cura ma certo aiuta e da sempre. I brani di questo album provano a parlare sia alla testa che a tutto ciò che sta sotto la cintura. Raccontiamo di grandi storie e di piccole magie e per farlo soprattutto, usiamo la nostra lingua, non ad omaggiare tradizioni passate ma a farle rivivere oggi, con i modi anche brutali di oggi, con la voce della nostra gente, che certo conosce la lingua com’era, ma la coniuga al presente, nel presente dell’Isola, modellando parole e suoni e incrociandole con altre lingue”, ha dichiarato il gruppo.

La band è formata da Daniele Grasso (chitarre, basso elettrico, synth bass, sintetizzatori, voce e cori, suoni e rumori), Peppe Scalia (batteria, percussioni, cori), Umberto Arcidiacono (percussioni, fisarmonica, marranzano, cori), Elisa Milazzo (voce e percussioni) e Chiara Dimauro (voce).

Undici tracce registrate e mixate da Daniele Grasso che si è occupato anche della produzione artistica, dei testi e della musica per Dcave Records a The Cave Studio di Catania. Il mastering è a cura di Eleven mastering:

1) Na buttigghia i vinu
2) ‘U ferru
3) Voodoo Med
4) Ci voli tempu
5) Ma ‘cchi fai (Ayaya)
6) ‘U munnu sta canciannu
7) ‘A rivoluzioni un si fa chi social
8) Iarrusa
9) 10600 iorna
10) E resta ‘cca
11) Seggia sghemba

Il nome NiggaRadio ha rappresentato per loro una base di partenza, la comunicazione degli ultimi, perché è proprio agli ultimi e agli emarginati che il gruppo vuole dar voce. Ma sensibilità diverse e un certo politically correct odierno hanno portato a un cambio di rotta e così come un’araba fenice che risorge dalle ceneri ecco: Radiosabir, il nuovo nome della band. “Una parte del nostro nome Radio ha sempre suonato come una denuncia, una provocazione e certo in parte lo è. Una Radio che racconta in una lingua che tutti possono capire così come l’altra parte del nostro nome Sabir, la lingua franca che per centinaia di anni ha consentito alle genti del Mediterraneo tutte di comprendersi”, ha dichiarato la band.

FashionNewsMagazine ha avuto l’onore di intervistare i RadioSabir e di scoprire qualcosa in più sulla loro vita e carriera musicale.

A causa del “politically correct” che in questi anni ha preso piede nella nostra società odierna, siete stati soggetti a numerose critiche riguardo al vostro precedente nome della band NiggaRadio, tanto da doverlo cambiare in RadioSabir. Come avete reagito a questi giudizi e soprattutto cosa avete provato quando avete capito che era arrivato il momento di questo cambiamento?

Grazie della domanda che ci consente di chiarire ancora una volta del perchè del cambiamento. Per far questo è utile ricordare il significato che noi si dava al nome NiggaRadio. Noi siciliani viviamo e facciamo parte di quei sud che sono spesso in ritardo rispetto a quella comunità internazionale che vive splendidamente rispetto alla gran parte del mondo. Sentivamo così di voler rappresentare questa fetta di umanità discriminata racchiudendola nella parola Nigga e la parte della comunicazione nella parola Radio, da qui Niggaradio. Purtroppo il proseguire di atti di discriminazione e violenza in paesi come gli Stati Uniti ha fatto si che la giusta causa del Black Lives Matters rendesse ancora meno tollerabile qualsiasi espressione che richiamasse quella discriminante del colore. In realtà i richiami non erano molti, abbiamo sempre avuto molti fans di colore, ma quelli che arrivavano erano stizziti e non volevano ascoltare nessuna motivazione. L’apice l’abbiamo toccato a Firenze quando un professore afroamericano ha organizzato un sit in contro il nome. Pur condividendo le nostre idee sociali non è stato possibile convincerlo. Certo è che ci è rimasto il dubbio del perché la parola Negro compresa nel nome Negramaro non gli desse fastidio, così come in Negrita. Comunque questo e un po’ di festival saltati ci ha fatto pensare che in molti la sostanza è meno della forma e quindi, ecco RadioSabir col suo nuovo nome, splendido e splendente”.

Siete un gruppo che guarda al passato, inserendo le vostre origini siciliane e il dialetto che rappresenta tutto il file rouge della vostra musica, ma buttate un occhio anche al futuro perché i vostri punti di forza sono caratterizzati da suoni contemporanei e innovativi, e da una scrittura trasversale. Quale è il messaggio che volete trasmettere con la musica al vostro pubblico?

In realtà tutt’altro. Noi scriviamo e cantiamo nel dialetto che si parla oggi nelle nostre strade, una lingua contemporanea che tiene conto si delle proprie radici e tradizioni, ma le coniuga al presente per quei ragazzi, quelle persone che la usano come una lingua viva, di una terra vivissima. Il suono è il giusto compendio di questa direzione. La musica ha il dono meraviglioso di attaccarsi alle persone che ne fanno ciò che vogliono. Per noi, in questa che spesso viene definita l’età dell’ansia, il nostro suono non è certo la cura, ma di certo aiuta. Quindi ecco perché diciamo che è una musica per la testa, ma anche per tutto ciò che avete dalla cintura in giù. D’altronde come da titolo del disco, questi sono racconti e incantesimi per vivere meglio”.

La Pandemia vi ha costretto a mettere in pausa le esibizioni dal vivo, ma dopo questo brutto periodo che ha coinvolto e fermato tutta l’umanità, siete ripartiti più carichi ed energici di prima. Quali sono le emozioni che vi trasmette salire sul palco e cantare live di fronte a tanta gente?

Non eravamo mai stati così tanto fermi sia collettivamente che individualmente senza palchi. Per rispondere a cosa succede ci è più facile dirvi alcuni dei pensieri che ci passano per la testa prima di quei pochi scalini che ci portano al palco: accidenti, non mi ricordo niente; mi verrà fuori la voce?; ogni volta è come far sesso con qualcuno di bellissimo. Ma la più importante di tutte è: questo è un rito e noi siamo gli officianti. Infine come diciamo sempre al nostro pubblico: voi siete la musica, noi siamo solo la band”.

I vostri testi sono veri e sinceri. Le vostre canzoni parlano soprattutto di come trovare la propria strada e il proprio posto nel mondo nell’ormai dilagante razzismo. Siete molto attenti a questa tematica e ci tenete particolarmente. Pensate di poter cambiare questo trend attraverso la vostra musica?

Parliamo di amore, di chi è discriminato perché migra, perché è di un altro colore (che vorrà dire poi? Siamo tutti di colore diverso), perché è povero, di chi è un po’ diverso di testa. Se vuoi parlare di amore, devi far sì che tutti nelle loro diversità siano uguali, che i diritti siano di tutti altrimenti sono privilegi, che la ragione del profitto non sia l’unica che governa questo mondo, che il diritto ad aver la possibilità di provare ad essere felici sia di tutti, ovunque senza distinzione di ceto, sesso, religione etc. Se questo è scrivere e cantare contro il razzismo, si è vero cantiamo di amore per tutti e contro tutti i razzismi”.

Siete usciti quest’anno con il vostro album “Cunti e Mavarii pi megghiu campari” che ha riscontrato un notevole successo. Guardando un po’ avanti, state già lavorando a qualche progetto futuro?

Il disco sta raccogliendo grandi consensi. Per ora ce li godiamo e portiamo avanti il progetto con i live per la sua promozione. Supporteremo a breve il tutto con un po’ di singoli e abbiamo come pensiero di preparare un tour europeo. Infine siamo coinvolti in diversi progetti multimediali e, come già abbiamo fatto una volta, stiamo preparando un evento con tanti musicisti in cui racconteremo le nostre storie per fare beneficenza a supporto dell’amore per gli altri”.

Siamo abituati a resistere cercando di restare noi stessi pur evolvendoci anche quando intorno tutto cambia. Siamo noi anche quando a cambiare è il nostro stesso nome”. (RadioSabir)