Lusso sempre più caro, perché nel 2026 una borsa iconica è diventata un bene per pochi

Dal post pandemia alle nuove strategie dei brand, come e perché i prezzi del lusso continuano a salire, tra esclusività, clienti fedeli e boom del mercato pre loved

0

Negli ultimi anni il prezzo delle borse di lusso ha subito un’accelerazione senza precedenti. Tra il periodo immediatamente precedente alla pandemia e il biennio successivo, l’aumento medio si colloca tra il 40 e il 70%, con punte ancora più elevate per alcuni modelli iconici. Quello che un tempo rappresentava un acquisto aspirazionale oggi è diventato, per molti consumatori, un investimento o un bene sempre più distante. E con l’arrivo del 2026, arrivano anche nuovi rincari che fanno allontanare ulteriormente le nostre speranze di mettere le mani su una Baguette di Fendi o una Alma di Louis Vuitton.

Aumenti esagerati: tutto inizia con la pandemia

Durante il lockdown del 2020 i grandi gruppi del lusso hanno registrato perdite significative, soprattutto a causa della chiusura dei negozi fisici, che prima della pandemia generavano la quasi totalità delle vendite. Si, è vero, molti clienti si sono dati da fare con lo shopping online, ma quante volte capita di uscire per una passeggiata, innamorarsi di una borsa o un paio di occhiali da sole e tornare a casa con l’adrenalina da acquisto da colpo di fulmine? La chiusura dei negozi fisici ha segnato un vertiginoso calo degli introiti a cui si è aggiunto il rallentamento delle filiere produttive. Concerie, laboratori artigianali e manifatture, in particolare in Italia e Francia, hanno interrotto o ridotto drasticamente l’attività. Non si è trattato tanto di una mancanza assoluta di materie prime, quanto di una crisi logistica e organizzativa che ha fatto lievitare i costi di produzione, energia e trasporto. I primi aumenti di prezzo sono stati giustificati come una risposta a questa emergenza, ma una volta ripresa la domanda, i listini non sono mai tornati indietro. Al contrario, il rialzo è diventato strutturale.

Quanto è salita di prezzo la tua borsa negli anni

Alcuni esempi spiegano meglio di qualsiasi analisi il cambio di paradigma. La Chanel Classic Flap, che nel 2019 aveva un prezzo intorno ai 4.500 euro, ha superato nel 2025 la soglia dei 10.000 euro. Attualmente il prezzo per la Borsa Classica 11.12 è di 10.300 euro; per la misura grande il prezzo sale a 11.100 euro. Cifre che si alzeranno fra il 5 ed il 7% durante il corso del 2026.

Le borse monogram di Louis Vuitton, hanno seguito una crescita più graduale ma costante, con aumenti complessivi tra il 35 e il 45%.

La Jackie di Gucci, modello iconico che prendiamo a campione, ha visto un rialzo legato anche al riposizionamento del brand e alle nuove direzioni creative. Rispetto al 2019 – quando in media una Jackie costava fra i 1800 e i 2000 euro (il prezzo varia in base al materiale della borsa), oggi i prezzi oscillano fra 2350 e 3200 euro.

La Baguette di Fendi, ha un prezzo di partenza di 3000 euro nella sua versione in tela FF e può superare i 4000 euro in Limited Edition o pellami pregiati. Ci ricordiamo quanto costasse prima della pandemia? Si, poco più che 2000 euro!

Ritorniamo al 2019, quando impazzava la Dior Saddle in tela Oblique: la potevi portare a casa con 2350 euro. Andiamo a guardare il sito Dior oggi: 3900 euro. Stiamo tremando.

Ed in questa giungla al rialzo, Hermès segue una traiettoria diversa, con aumenti meno rumorosi ma regolari, che mantengono altissimo il valore percepito di Birkin e Kelly.

Quali brand ci daranno filo da torcere nel 2026?

Nel 2026 diversi marchi hanno già programmato nuovi rialzi di prezzo. Chanel, Dior e Hermès risultano tra i brand destinati agli aumenti più consistenti, coerenti con una strategia di rafforzamento dell’esclusività. Louis Vuitton e Prada adotteranno rialzi più contenuti, puntando sui volumi e su una clientela globale più ampia. Gucci, nonostante l’aumento generale dei listini, resta uno dei brand con il prezzo di ingresso più basso nel segmento borse, soprattutto se confrontato con Dior o Fendi. Questa differenza non è casuale ma riflette un posizionamento più accessibile, pensato per mantenere un pubblico più vasto.

Esiste ancora il cliente aspirazionale?

In questo scenario “scoraggiante” il cliente aspirazionale esiste ancora, sì, ma ha perso centralità. I brand hanno scelto di privilegiare clienti fedeli, alto spendenti e ripetitivi, capaci di sostenere margini elevati nel tempo – i cosiddetti clienti VIP. L’aumento dei prezzi funziona come un filtro selettivo, riduce l’accesso e rafforza il senso di appartenenza a un’élite. Il lusso contemporaneo non cerca più di piacere a tutti, ma di consolidare una relazione con pochi.

Tutti su Vinted!

Il boom del mercato vintage e pre loved è direttamente collegato a questa dinamica. L’aumento dei prezzi del nuovo ha spinto molti consumatori verso il second hand, che oggi non è più percepito come un ripiego ma come una scelta consapevole. Borse iconiche acquistate dieci o quindici anni fa oggi valgono più del prezzo originale, alimentando l’idea del lusso come bene rifugio e non solo come oggetto di desiderio.

Hermès: il brand che fa eccezione

Hermès continua a rappresentare un caso a parte. Nonostante prezzi tra i più alti del settore, il brand registra una domanda costante e in crescita. Il motivo è una gestione controllata della scarsità, una produzione limitata, un accesso selettivo e una narrazione coerente basata su artigianalità, tempo e valore. In un mercato segnato dall’inflazione dei prezzi, Hermès offre una sensazione di stabilità che rassicura il cliente.

Il 2026 conferma quindi una trasformazione profonda del lusso. Le borse non sono più semplici accessori ma strumenti di selezione e, in alcuni casi, asset finanziari. Un cambiamento che ridefinisce il concetto stesso di desiderio e riscrive le regole dell’industria.

 

Foto in copertina: Louis Vuitton Press Office

Elettra Nicotra