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La Fondation Louis Vuitton presenta Fugues in color – Sam Gilliam – Katharina Grosse – Steven Parrino – Megan Rooney – Niele Toroni – fino al 29 agosto 2022

maggio 4 @ 8:00 am - agosto 29 @ 8:00 pm

FUGUES IN COLOR Sam Gilliam – Katharina Grosse – Steven Parrino – Megan Rooney – Niele Toroni 

dal 4 maggio al 29 agosto 2022 

La mostra «Fugues in Colour» riunisce cinque pittori della scena artistica internazionale, tutti con background e appartenenti a generazioni diverse: Sam Gilliam, Katharina Grosse, Steven Parrino, Megan Rooney, Niele Toroni. Attraverso i loro vocabolari astratti, superano i limiti tradizionali del mezzo pittorico. La pittura esce dal campo ristretto della tela, scoprendo una nuova libertà nel rapporto colore/mezzo, estendendosi nello spazio, attraverso pavimento, pareti e soffitto. In quanto variazioni sullespansione del colore, le opere qui riunite dialogano strettamente con larchitettura di Frank Gehry. 

Oltre al gruppo di opere di Sam Gilliam, Steven Parrino e Niele Toroni, che comprende importanti prestiti, sia privati che da istituzioni pubbliche, Katharina Grosse e Megan Rooney hanno creato nuove opere éphémère per la mostra

Katharina Grosse

Galleria 8 – Megan Rooney 

Artista multidisciplinare, Megan Rooney combina pittura, scultura, performance e scrittura in un‘unica opera. Per lei l’atto di dipingere è un immenso impegno fisico e mentale che culmina nelle sue tele monumentali, come qui in With Sun, un murale originale ed effimero creato appositamente per la Galleria 8, che collega lintera altezza del muro

Per creare l’opera, dotata di vari strumenti e con l‘aiuto di una piattaforma sopraelevata, Rooney ha intrapreso una performance a lungo termine che è proseguita per diverse settimane. Come sempre per lartista, lopera è stata costruita in stretto dialogo con l‘architettura, senza schizzi preparatori. Con il passare dei giorni, gli strati di pittura accumulati, prima di essere svelati in alcuni punti da dischi abrasivi, rivelano configurazioni astratte che suggeriscono elementi antropomorfi. Qui, Rooney esplora la densità di una tavolozza brillante, ricca e colorata, dominata da sfumature scintillanti e variazioni di arancio, malva, giallo, verde, rosa e persino toni pastello. Ispirandosi alle particolarità dello spazio aperto e al cielo, l’artista ha creato un dipinto intriso dalla connessione con la natura circostante, un catalizzatore costante nel suo lavoro, in armonia con le modulazioni luminose della luce solare primaverile e le sue vibrazioni che inondano lo spazio. 

Galleria 9 – Sam Gilliam – Steven Parrino 

Sam Gilliam è una figura rilevante nella pittura americana del dopoguerra. Il suo lavoro è associato alla Washington Color School, una corrente pittorica Color Field sviluppatasi a New York negli anni ’50. 

Nel 1968 inizia i dipinti Drape, attraverso i quali definisce un nuovo linguaggio pittorico ed esplora le potenzialità della superficie e l’espansione del campo cromatico. Le tre opere monumentali qui presentate sono caratteristiche di questa serie, che segna sia il completo abbandono della tela sia l’avvento di un dipinto la cui forma si dispiega di volta in volta secondo le particolarità architettoniche dello spazio espositivo. Nel suo studio, Gilliam lavora su tele stese sul pavimento, su cui versa pigmenti acrilici fortemente diluiti che poi tampona, strofina o pressa con pennelli e stracci. Nel flusso di colori che scorre su entrambe le facce delle pieghe, negli incavi e nelle curve, appaiono forme casuali, aree piatte, linee, gocciolamenti, tracce e altre impronte, costruite in quel momento. 

Quando la tela è satura, l’artista la manipola, piegandola e accartocciandola, arrotolandola, prima di lasciarla asciugare. A volte aggiunge polvere di alluminio e applica vernice acrilica qua e là, creando effetti di materia e texture che contrastano con la superficie piana impregnata di colori. In una seconda fase, la tela viene annodato in più punti prima di essere sospesa liberamente nello spazio, tra pavimento, parete e soffitto. In questa nuova installazione, il potere lirico e vibrante del colore ridefinisce l’architettura di Frank Gehry, in una tensione tra ordine e disordine

Rovesciando i confini tra pittura e scultura, Steven Parrino ha liberato la tela dalla sua piattezza, togliendo il colore dalla cornice e lasciandolo fluire nello spazio. le opere qui presentate appartengono alla serie di tele deformate che l’artista iniziò a sviluppare nel 1981. 

Steven Parrino ha definito in anticipo il processo per la realizzazione delle sue opere: una volta decisi il supporto e le dimensioni, ha dipinto la superficie in modo uniforme, con acrilico, bomboletta spray, smalto o lacca. Compie quindi una serie di azioni violente: disinquadrare, strappare, torcere e accartocciare il supporto dipinto, per poi fissarlo sulla barella, spesso dopo averlo ritoccato. Questi interventi spostano la superficie bidimensionale della pittura nella tridimensionalità del rilievo e della scultura. Inoltre, il significativo coinvolgimento fisico dell’artista nel processo conferisce alle opere un carattere performativo. 

Sulla parete, le tele di quattro tondi e di un quadrato traforato sono state accuratamente dipinte prima di essere manipolate per creare effetti di vortice in rilievo. Sul pavimento, due installazioni di tela stropicciata diventano sculture. Qui Parrino ha scelto colori brillanti, scelti anche per il loro significato simbolico. 

Galleria 11 – Niele Toroni 

Artista noto per le sue pratiche, fuori dagli schemi, Niele Toroni ridefinisce gli spazi che occupa adattando le sue opere al sito espositivo. Dal 1966 realizza impronte monocromatiche con pennelli piatti, larghi 5 cm, che applica su una determinata superficie ad intervalli regolari di 30 cm. Anche se questa «opera-pittura» è il risultato di un gesto ripetuto in modo identico, ogni impronta è diversa, varia a seconda della quantità di pittura, della forza del gesto, del tipo di supporto, della sua forma e del colore scelto. 

Toroni è qui presente con un gruppo di opere realizzate tra il 1967 e il 1997, che testimoniano la diversità dei suoi supporti. La tela cerata che l’artista ha utilizzato all’inizio della sua carriera gli ha permesso di estendere le 

impronte in relazione alle dimensioni del muro. Tagliato secondo i requisiti, la posizione comunica la quantità di vernice visibile. 

Con Flambo, marchio di espositori utilizzati nei negozi di arredamento, Toroni ha posizionato le sue diverse impronte colorate sui pannelli mobili che compongono l’oggetto, mentre Hommage aux hirondelles (Omaggio alle rondini) è posizionato in alto ad angolo, come un nido d’uccello. I tondi con i «rossi» di Bordeaux derivano dalle impronte che l’artista ha fatto sulle botti di vino. I quattro dipinti che formano un insieme presentano ciascuno impronte di colori diversi: rosso, giallo, blu, nero. Il colore dà ritmo ad ogni tela di questa partitura pittorica. 

Galleria 10 – Katharina Grosse 

Dalla fine degli anni ’90, Katharina Grosse ha esplorato le potenzialità della pittura ben oltre i limiti della cornice o della tela. Abbracciando pavimenti, pareti, soffitti, oggetti o interi paesaggi, crea siti pittorici multidimensionali grazie alla tecnica di proiezione del colore e la pistola a spruzzo, che è diventata la sua firma. Il colore è al centro del suo lavoro, ed è l’anello di congiunzione tra le opere. La questione della fusione tra pittura/architettura/scultura, ricorre in tutto il suo lavoro, come in questo progetto concepito in stretto dialogo con l’edificio di Frank Gehry. 

Con Splinter, l’artista crea un elemento dinamico vario, composto da forme triangolari, da cui il colore si espande con grande slancio. Composto da venti triangoli di compensato fissati su una struttura autoportante, l’opera occupa parte della parete destra della Galleria 10, funzionando come una «scintilla» visiva che collega pavimento e soffitto. Dopo l’installazione della struttura nello spazio, il passo successivo è stato quello di 

dipingerla e insieme a ciò che la circondava. Utilizzando uno stencil, Katharina Grosse ha creato un vuoto al centro, come se la luce del sole che filtra attraverso il lucernario fosse arrivata a «bruciare» la pittura. Nelle parole dell’artista, «un dipinto può atterrare ovunque, può rimanere ovunque… la pittura non è collegata a un luogo. Sperimenta e comprime drammaticamente le caratteristiche della realtà».

Dettagli

Inizio:
maggio 4 @ 8:00 am
Fine:
agosto 29 @ 8:00 pm
Categoria Evento:
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Luogo

Foundation Louis Vuitton
Parigi,