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Michael Jackson di nuovo sotto assedio: Leaving Neverland 2 e la macchina del fango mediatica

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Ad eccoci qui, ci risiamo. Dopo sei anni dall’uscita di Leaving Neverland, il regista Dan Reed ritorna con la seconda parte del suo documentario (annunciandone anche un terzo previsto per il 2026) incentrato sulla storia di Wade Robson e James Safechuck, presunte vittime di abusi da parte del Re del Pop, Michael Jackson.

Ci vuole sempre un’introduzione

Nel 2019 Leaving Neverland ebbe un fortissimo impatto mediatico dopo la sua presentazione al Sundance Film Festival. Sulla scia del movimento #meetoo, tutte le testate giornalistiche avevano tempestato il web di titoli infuocati mirati a distruggere la reputazione dell’amatissimo Michael Jackson. Il documentario aveva diviso l’opinione pubblica e l’immagine del Re del Pop era stata violentemente colpita. Molte stazioni radio si erano infatti rifiutate di trasmettere la sua musica, così come molti brand avevano concluso contratti di collaborazione con l’Estate di Michael Jackson. Perfino su Disney Plus, l’episodio della serie I Simpson doppiato da Michael Jackson fu eliminato dalla piattaforma… ed ad oggi rimane ancora non disponibile allo streaming.

Subito dopo l’uscita di Leaving Neverland e dopo averlo attentamente visionato, decisi di scrivere un articolo qui su Fashion News Magazine. Si tratta di temi controversi e dei quali non mi occupo essendo principalmente una Fashion Editor. Ma sapete cosa? In me era scattato qualcosa che aveva liberato il mio profondo senso di giustizia. Avevo notato come tutti i media stessero letteralmente sbranando il mito di Michael Jackson (che non è una novità!). In Italia, solo una testata aveva parlato in sua difesa: la rivista Panorama, con un bellissimo articolo scritto da Gabriele Antonucci. Dopo l’uscita del mio articolo… beh, eravamo almeno in due!

È stato estremamente gratificante osservare le condivisioni del mio articolo aumentare minuto dopo minuto. Un risultato reso possibile grazie al sostegno dei fans italiani di Michael Jackson, appassionati di musica e liberi pensatori. A meno di ventiquattro ore dalla sua pubblicazione, il mio articolo aveva già raggiunto oltre 5.000 condivisioni sui social media. Si tratta di un traguardo significativo per una rivista indipendente e, al tempo stesso, di un passo importante nella diffusione della verità. È importante sottolineare che da queste condivisioni non traiamo alcun profitto economico. Il nostro unico scopo è quello di offrire un’informazione corretta, equilibrata e imparziale.

Come avevo già sottolineato in passato, Michael Jackson è stato l’artista più vessato dai media al mondo. Dopo aver raggiunto il successo globale con l’album Thriller e dopo aver acquisito il catalogo ATV (si, quello con le canzoni dei Beatles a firma Lennon/McCartney) la stampa aveva improvvisamente iniziato ad accanirsi contro di lui con ogni sorta di stramberia immaginabile. Dalle storie su una fantomatica camera iperbarica, sulle ossa di The Elephant Man, su scimpanzé parlanti fino a quelle più meschine come il presunto “sbancamento della pelle” (è stato ampiamente dimostrato che Michael Jackson soffrisse di vitiligine e di lupus); o quelle incredibilmente gravi come le accuse di molestia su minore.

Ciò che voglio fare adesso è andare a fondo sul contenuto di questo secondo documentario e fare chiarezza sui fatti esposti. Si tratta di una storia molto complessa ed intricata, per tanto, se non si è a conoscenza dei fatti reali, è molto facile farsi un’idea sbagliata. La mia conoscenza deriva da anni di studi e letture. Quando ero bambina, ero una grande fan di Michael Jackson. Ho dormito con un cuscino raffigurante la copertina dell’album Bad per i primi otto anni della mia vita.

Quando, nel 2005, Michael Jackson dovette affrontare un processo per abuso su minori ero un’adolescente che frequentava il liceo. Mi appassionai subito al processo, perchè volevo davvero capire cosa stesse accadendo. Non avevo dato per scontato che lui fosse innocente solo perchè amavo la sua musica. Più andavo a fondo, più trovavo la sua storia incredibilmente fantastica ed incredibilmente ingiusta. Fino ad arrivare alla sua scomparsa, nel 2009, in circostanze a dir poco sospette e poco chiare. Ma quello… è un altro capitolo.

Mi sforzerò di essere sintetica… ma non credo ci riuscirò.

Chi sono Wade Robson e James Safechuck?

Wade Robson e James Safechuck, protagonisti di Leaving Neverland, sono due uomini sulla quaratina che hanno accusato Michael Jackson di abusi a partire dal 2013. Entrambi avevano collaborato con Michael Jackson da bambini: James aveva recitato nello spot della Pepsi con protagonista Michael Jackson nel 1988; ed aveva anche preso parte al Bad World Tour di Michael Jackson a cavallo fra il 1988 ed il 1989. Wade Robson, coreografo, era un bambino prodigio che aveva conosciuto Michael Jackson nel 1988 dopo aver vinto un contest per piccoli ballerini. Da quel momento avrebbe instaurato un affettuoso rapporto di amicizia con la star, che lo avrebbe scelto come comparsa nel videoclip del singolo Black or White, insieme all’attore bambino Macaulay Culkin.

Entrambi Wade e James, nel 1993 e nel 2005, avevano testimoniato – insieme ai loro familiari – a favore di Michael Jackson, dichiarando che il Re del Pop non li aveva mai toccati in modo inappropriato. Wade Robson fu il primo testimone durante il processo del 2005.

Subito dopo la morte di Michael Jackson, avvenuta nel 2009, Wade – che aveva anche richiesto di essere invitato al funerale tramite una mail inviata al nipote di Michael Jackson, Taj Jackson – aveva parlato del loro speciale rapporto di amicizia ai media con tono commosso. Si era adoperato in tutti i modi per diventare coreografo dello spettacolo su Michael Jackson prodotto dal Cirque Du Soleil in collaborazione con l’Estate di Michael Jackson. Eppure… dopo il rifiuto da parte della produzione, qualcosa cambia. Improvvisamente Wade ricorda di essere stato abusato dalla star. Ma facciamo finta che il tempismo sia solo una coincidenza. A questo punto, Wade, viene ospitato da svariate trasmissioni televisive per raccontare la sua storia raccapricciante. In questo periodo, prova anche a scrivere un libro rivelazione, ma nessuna casa editrice sembra interessata a pubblicarlo. Il passo successivo è quindi quello di rivolgersi alla giustizia, così, nello stesso anno, Wade presenta una causa legale contro MJJ Productions e MJJ Ventures, due società di Michael Jackson. Quando James Safechuck viene a conoscenza della storia di Wade, anche lui ha l’illuminazione: improvvisamente, e con un eccellente tempismo, ricorda di essere stato vittima dello stesso abuso. L’anno successivo, nel 2014, lo stesso team legale di Wade – Manly, Stewart & Finaldi – presenterà anche la causa di James.

Entrambe le cause vengono respinte nel 2017 per decorrenza dei termini di prescrizione.

Ed è in questo contesto che nasce l’idea di un documentario, affidato a Dan Reed, un regista famoso per la serie The Paedophile Hunter, che esplora il lavoro dei vigilanti che smascherano pedofili.

 

Tutte le contraddizioni e le imprecisioni di Leaving Neverland

Il documentario Leaving Neverland, da molti definito piuttosto un “mockumentary”, viene trasmesso da HBO, seguito da una speciale intervista condotta da Oprah Winfrey con le due presunte vittime. Le testimonianze di Wade Robson e James Safechuck contengono diverse discrepanze che sono state evidenziate da critici, biografi di Michael Jackson, sostenitori dell’artista e persino da alcuni osservatori neutrali. Queste discrepanze riguardano sia i dettagli delle loro accuse di abuso sessuale da parte di Jackson, sia il loro comportamento e le loro affermazioni nel corso del tempo. Eccone degli esempi:

Wade, il primo testimone di Michael Jackson

Wade Robson ha affermato di non aver preso coscienza degli abusi subiti da Michael Jackson fino al 2012, ovvero anni dopo la morte dell’artista. Durante il processo del 2005 per il caso Arvizo, Robson aveva testimoniato a favore di Jackson, negando qualsiasi dubbio. Era stato scelto dalla difesa come primo testimone. E pensateci per un attimo… un Michael Jackson “colpevole” avrebbe mai potuto scegliere come primo testimone una delle sue vittime? Già questo ci fa storcere il naso. Nella prima parte di Leaving Neverland (2019), Wade spiega che non aveva avuto remore a testimoniare perchè a quel tempo non aveva ancora processato gli abusi psicologicamente. Era più che felice di aiutare il suo grande amico Michael. In Leaving Neverland 2 (2025) Wade cambia versione, sostenendo che nel 2005 non voleva testimoniare a favore di Jackson ma fu quasi costretto da lui a farlo, dopo ripetute pressioni e telefonate. Questo implica che fosse riluttante e che Jackson abbia esercitato una pressione su di lui, suggerendo un certo livello di consapevolezza o disagio riguardo al suo rapporto con Jackson, anche se non pienamente elaborato. Ed ecco la prima discrepanza: se nel 2005 Robson non aveva ancora processato gli abusi e non li percepiva come tali, come poteva essere riluttante a testimoniare? La riluttanza implica un disagio o una consapevolezza, anche parziale, che contraddice la sua affermazione di non aver realizzato la natura degli abusi fino al 2012. Questa contraddizione solleva dubbi sulla coerenza della sua narrazione e sulla sua credibilità.

Michael Jackson e Wade Robson
La stazione ferroviaria di Neverland… che non c’è

In Leaving Neverland (2019) James Safechuck sostiene di essere stato abusato da Michael Jackson in una stanza al piano superiore della stazione ferroviaria di Neverland, fra il 1988 ed il 1992. Peccato che i documenti di costruzione mostrino come la stazione ferroviaria fosse stata approvata nel 1993 e completata nel 1994.

Michael Jackson e James Safechuck
Il viaggio al Grand Canyon della famiglia Robson

In Leaving Neverland (2019), la famiglia Robson dichiara che durante la loro prima visita di due giorni a Neverland, nel 1990, Wade – che all’epoca aveva sette anni – fu lasciato da solo con Jackson, mentre i suoi familiari si trovavano in gita al Grand Canyon. Questo avrebbe permesso a Jackson di “continuare” gli abusi, che secondo Robson erano iniziati due giorni prima. Eppure, Joy Robson, la madre di Wade, ha testimoniato sotto giuramento in una deposizione del 1993/1994 (in relazione al caso di Jordan Chandler) che Wade era andato con la famiglia al Grand Canyon, tornando a Neverland il weekend successivo. In questo caso vediamo come la famiglia abbia palesemente modificato i fatti per adattarli meglio alla narrazione di Leaving Neverland.

James e Wade nel 2019: “È la prima volta che incontriamo” … o forse no.

Wade Robson e James Safechuck hanno raccontato di come Jackson non volesse che le sue presunte vittime si conoscessero. Secondo quanto riportato dai due accusatori, Jackson si assicurava che non fossero mai nello stesso posto contemporaneamente, creando un senso di rivalità e gelosia tra i bambini. In realtà, è stato documentato come Robson e Safechuck si fossero incontrati da bambini, insieme anche a Brett Barnes, Frank Cascio, Macaulay Culkin e Jordan Chandler. Robson stesso ha testimoniato nel 2005 di aver passato una notte a Neverland con Macaulay Culkin e Jordan Chandler. Inoltre, ci sono foto e video che mostrano che i bambini che frequentavano Neverland si conoscevano e passavano tempo insieme, contraddicendo l’idea che Jackson li tenesse separati.

Robson e Safechuck hanno dichiarato di essersi incontrati da adulti per la prima volta al Sundance Film Festival nel 2019, durante la premiere di Leaving Neverland. Secondo la deposizione di Robson del 2016, lui e Safechuck si erano già incontrati almeno una volta all’inizio del 2014, quando Safechuck stava preparando la sua causa contro l’Estate di Michael Jackson, unendosi a quella di Robson. Inoltre, i due hanno condiviso gli stessi avvocati fin dall’inizio e hanno coordinato le loro azioni legali: nel luglio 2016, entrambi hanno cambiato avvocati e modificato le loro denunce in perfetta sincronia.

Aiutami a ricordare

In Leaving Neverland, Robson descrive gli abusi subiti da Jackson a partire dal 1990, ma in tribunale ha ammesso di avere difficoltà a ricordare i dettagli di quel periodo. Ha dichiarato che i suoi ricordi “evolvono” e che ha chiesto a sua madre, Joy, di aiutarlo a “ricordare” cosa fosse successo nel 1990. Gli scambi di email tra Robson e sua madre, emersi durante il processo, mostrano che Joy e la sorella di Robson contraddicono la narrazione che Wade ha deciso di presentare. Inoltre, Robson ha usato nella sua denuncia civile del 2013 la testimonianza di una ex cameriera di Neverland, che sosteneva di aver avvertito Joy di non poter entrare in alcune stanze dove Wade e Jackson si trovavano. Tuttavia, Joy ha dichiarato in email a Wade che questa storia della cameriera era “completamente falsa”.

Ciò suggerisce che Robson potrebbe aver costruito o adattato i suoi ricordi con l’aiuto della madre, ma che i dettagli forniti dalla famiglia non sempre corrispondano alla sua versione finale. Questo ci porta a pensare che tutta la narrazione sia stata studiata a tavolino.

Wade Robson ha avuto una relazione di otto anni con la nipote di Michael Jackson, Brandi Jackson

Non è un dettaglio da poco: una relazione di otto anni con Brandi Jackson finita totalmente nel dimenticatoio. E come mai Wade non menziona mai la povera Brandi? Semplice: non si amalgama bene alla sua descrizione del rapporto esclusivo e intimo con Jackson. Brandi Jackson, nipote di Michael Jackson, ha rivelato nel 2019 di aver avuto una relazione romantica con Robson per oltre sette anni, a partire dagli anni ‘90, quando entrambi erano adolescenti. Ha dichiarato che fu proprio Michael Jackson a presentarli e a farli mettere insieme, e che questa relazione contraddice la narrazione di Robson di essere stato un bambino isolato e manipolato da Jackson. Brandi ha sottolineato che questo dettaglio non è stato menzionato in Leaving Neverland, perché avrebbe indebolito la timeline e la narrazione di Robson.

“Ho bruciato tutti i regali e gli oggetti di Michael” … o forse no

Sia nella prima che nella seconda parte del documentario Leaving Neverland, James e Wade dichiarano di aver bruciato regali, memorabilia ed oggetti legati al periodo in cui frequentavano Michael Jackson. Nel film vi è anche una scena di questi “presunti” oggetti che vanno a fuoco. Eppure sappiamo con certezza che entrambi avevano già venduto la loro collezione prima della pubblicazione del documentario. Secondo la casa d’aste Julien’s Auctions, Robson ha venduto un fedora Smooth Criminal, alcune paia di guanti del Bad Tour e la camicia indossata da Michael Jackson durante lo special tv Motown 25 per un totale di 196,920 dollari. Nel 2015, la sorella Chantal, aveva venduto diversi oggetti appartenuti a Michael Jackson su eBay, senza rivelare l’identità dei proprietari. 

Leaving Neverland 2: lo scenario

Dopo il rifiuto del 2017, qualcosa cambia. Nel 2020 una nuova legge della California (il Phoenix Act) ha esteso il periodo entro cui le vittime di abusi infantili possono fare causa, fino ai 40 anni di età, dando nuova vita ai casi di Robson e Safechuck. Nonostante ciò, nel 2021 un giudice della Corte Superiore di Los Angeles ha nuovamente archiviato le cause, sostenendo che le società di Jackson non avevano un obbligo legale di proteggere i due uomini dagli abusi.

La svolta è arrivata nell’agosto 2023, quando una corte d’appello della California ha ribaltato la decisione del 2021, stabilendo che le società di Jackson potevano essere ritenute responsabili per non aver protetto Robson e Safechuck, anche se erano di proprietà esclusiva di Jackson. Questa sentenza ha permesso ai due di procedere verso un processo con giuria. Nel 2024, i casi di Robson e Safechuck sono stati unificati in un’unica causa, e i due hanno spinto affinché il processo si tenesse prima dell’uscita del biopic “Michael” (previsto per ottobre 2025), temendo che il film, supportato dall’Estate, potesse influenzare l’opinione pubblica a favore di Jackson. Hanno anche cercato di ottenere i dossier investigativi completi su Jackson dal 1993, inclusi materiali sensibili come foto di Jackson nudo, ma nell’agosto 2024 un giudice ha bloccato questa richiesta per motivi procedurali.

Leaving Neverland 2: Surviving Michael Jackson, documenta la loro battaglia legale e personale degli ultimi dieci anni, mostrando udienze e l’impatto delle minacce ricevute dai fan. Il processo è attualmente fissato per novembre 2026, a meno di ulteriori ritardi, e il regista Dan Reed ha annunciato un terzo documentario per coprire l’esito del processo. L’Estate di Michael Jackson, rappresentata da Thomas Mesereau (avvocato di Jackson nel 2005), continua a negare le accuse, definendole motivate da interessi economici e prive di prove credibili.

Nel novembre 2023 abbiamo appreso che lo studio legale Manly, Stewart & Finaldi, ha abbandonato la rappresentanza di Wade Robson e James Safechuck nella loro causa contro l’Estate di Michael Jackson, dopo averli rappresentati per circa sette anni. Questo ritiro è avvenuto dopo che la Corte d’Appello della California, nell’agosto 2023, aveva ripristinato le loro cause, aprendo la strada a un processo con giuria previsto per novembre 2026. Il ritiro è stato formalizzato con una notifica al tribunale, ma i documenti pubblici non specificano un motivo esplicito.

Chi paga?

Sostanzialmente Wade Robson e James Safechuck stanno mettendo anima e corpo in una causa il cui scopo è quello di ottenere un risarcimento all’Estate di Michael Jackson di rispettivamente di 1,2 e 1,5 miliardi di dollari. Si, MILIARDI.

Non sappiamo con esattezza chi stia finanziando questa gigantesca operazione legale, ma potremmo azzardare dicendo che molto spesso gli studi legali lavorano a contingency free, ovvero guadagnando solo in caso di vittoria. La parcella si aggira attorno al 30%, che su più di due miliardi è una cifra astronomica, ma è anche vero che l’investimento è davvero enorme. Mi sono chiesta: come mai lo studio legale di Finaldi ha abbandonato questo caso dopo tanti anni? Potrebbe trattarsi di un investimento perso? Un processo lungo e costoso contro un avversario ben finanziato come l’Estate di Jackson richiede un investimento significativo di tempo e risorse. Finaldi potrebbe aver valutato che il rischio economico non giustificasse più il potenziale ritorno, soprattutto se dubitava delle probabilità di successo. Inoltre, Finaldi è noto per ottenere accordi extragiudiziali in casi di abusi, ma un processo con giuria completo potrebbe non essere il suo punto di forza. Alcuni suggeriscono che il passaggio a un avvocato come John Carpenter, dello studio Carpenter & Zuckerman, specializzato in casi di negligenza e processi davanti a giurie, rifletta un cambio di approccio voluto dai querelanti per massimizzare le chance al trial.

Diciamolo, le probabilità di James e Wade di vincere questa causa sono davvero basse. Mancano prove fisiche dirette, le loro versioni dei fatti cambiano continuamente e la forza legale dell’Estate di Michael Jackson rende il caso un’ardua salita.

Ed è qui che la mia mente ha fatto un altro collegamento: hey, oltre al grosso investimento legale, qui c’è anche un enorme investimento mediatico. Parliamo della produzione di due documentari e di un ufficio stampa di primo ordine. Robson e Safechuck, da soli, non avrebbero mai potuto far fronte a spese così significative. Parliamo di un investimento da milioni di dollari. Sappiamo che il primo documentario fu finanziato da HBO e Channel 4, ma riguardo questo sequel la situazione non è altrettanto chiara. Volendomi spingere nel lato più complottista dell’intera faccenda (come se non fosse già tutto un complotto ben evidente!), potrei propendere all’idea di una sorta di “finanziatore ombra”, il cui obiettivo è quello di condurre una battaglia mediatica per screditare Michael Jackson. Leaving Neverland ha avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica, portando stazioni radio a boicottare la musica di Jackson e marchi a prendere le distanze, anche senza una condanna legale. La causa stessa, anche se persa, mantiene viva la controversia, alimentando il dibattito e potenzialmente erodendo l’Estate di Michael Jackson. Questo potrebbe spiegare perché Robson e Safechuck insistano nonostante le difficoltà: il loro “successo” potrebbe misurarsi in termini di danno reputazionale all’Estate, più che in dollari vinti. L’Estate ha un valore di circa 2 miliardi di dollari, in gran parte legato alla percezione positiva di Jackson: screditarlo potrebbe ridurre quel valore, avvantaggiando indirettamente altri.

Ogni dieci anni…

Sono propensa a pensare che ci sia l’intervento di terzi, anche per l’incredibile ciclo diffamatorio che Michael Jackson ha dovuto subire con una puntualissima cadenza decennale che mi ha lasciata piuttosto allibita:

1993: Caso Chandler, primo scandalo pubblico.

2003: Documentario “Living with Michael Jackson” di Martin Bashir, seguito dalle accuse di Gavin Arvizo e dal processo del 2005.

2013: Wade Robson presenta la sua causa contro l’Estate di Michael Jackson

2023: La Corte d’Appello ripristina il caso di Robson e Safechuck.

La ciclicità decennale è decisamente affascinante. Ha una sorprendente regolarità che potrebbe suggerire una regia.

Prima di andare nel dettaglio con un alcuni fatti esposti su Leaving Neverland 2, vorrei farvi notare una cosa molto fastidiosa:

Qualche giorno fa, cercando in rete, ho trovato un post molto interessante su X. Alcuni fan di Michael Jackson, utilizzando il software “Wayback Machine”, sono riusciti a risalire ad un vecchio tweet piuttosto controverso pubblicato sulla pagina del regista Dan Reed. Il tweet era stato cancellato dal regista, ma tramite questo software è possibile tornare indietro… oh, che bella cosa la tecnologia! Si tratta di un retweet dal linguaggio a dir poco disgustoso. “Got a picture of his arse cheeks spread dunno what that’s all about hahaha #ThePaedophileHunter”. Non metterò la traduzione in italiano per rispetto. Sono rimasta allibita. La pedofilia e gli abusi sessuali sono temi che causano un enorme dolore alle vittime e alle loro famiglie. Usare un linguaggio volgare e un tono scherzoso per descrivere qualcosa legato a questo contesto è l’agire di un mostro senza anima.

Ma non è la prima volta che accade una cosa simile. Durante l’intervista di Oprah a Wade e James, la star dei talk show – in riferimento ai racconti degli abusi da parte di Michael Jackson – ha fatto un commento molto disturbante: “Quando hai tredici anni e qualcuno ti tocca… ti piace”. Che cosa?

E parliamo di un commento fatto davanti ad un intero pubblico. Nessuno si è alzato in piedi per dire: MA SIGNORA OPRAH COSA DIAMINE STA DICENDO?!

Perchè non credo a James e Wade?

Per risultare credibili James e Wade avrebbero dovuto anzitutto presentare una narrazione coerente. Mancano prove fisiche come materiale biologico – ma è naturale che dopo tanti anni non sia possibile presentare quel tipo di prova (che sarebbe stata schiacciante). Non esistono testimonianze di terzi: i familiari, i membri dello staff, gli altri bambini presenti. Non ci sono state neanche confessioni a terzi: un amico, un parente. Se Robson o Safechuck avessero raccontato gli abusi a qualcuno all’epoca dei fatti, questa persona potrebbe testimoniare a loro favore. Non vi è alcuna prova fisica derivata da referti medici. Se Robson o Safechuck avessero subito lesioni fisiche a causa degli abusi (ad esempio, traumi anali o genitali), un referto medico dell’epoca potrebbe essere una prova. Ed è lo stesso motivo per il quale non credo neanche all’accusa di Jordan Chandler (ma lo approfondiremo fra poco): è possibile che nessuno avesse pensato di sottoporre ad una visita medica questo ragazzino?

Michael Jackson è stato sottoposto ad indagini da parte dell’FBI per più di dieci anni. Non è mai stato trovato nulla

Intercettazioni telefoniche, fotografie dettagliate delle sue parti intime, perquisizioni delle sue proprietà, sequestro di computer, hard disk, libri e oggetti personali: non hanno trovato niente di compromettente. Durante le perquisizioni a Neverland nel 1993 e nel 2003, la polizia non ha trovato prove schiaccianti di abusi (ad esempio, materiale pedopornografico illegale o foto di Jackson con minori in atti sessuali). E sapete cosa? In svariate testate è stato riportato che la polizia avesse trovato materiale pedopornografico, mentre in realtà si trattava solo di materiale pornografico, cioè quello presente nella casa di qualsiasi uomo. Ed ecco perchè bisogna prendere con le pinze tutto ciò che riporta la stampa, soprattutto quando le fonti primarie sono tabloid: se fosse stato vero Michael Jackson sarebbe finito immediatamente in galera in quanto il possesso di tale materiale è ILLEGALE.

Leaving Neverland 2 riporta il caso di Jordan Chandler. Approfondiamo alcuni aspetti poco discussi:

Nel 1993 Michael Jackson frequentava la famiglia Chandler. La famiglia era composta da Jordan Chandler, la madre June Chandler, la sorella minore Lily e David Schwartz, il nuovo compagno della madre. June, infatti, aveva divorziato anni prima da Evan Chandler, dentista delle celebrità che aveva mire ad entrare nel mondo di Hollywood in qualità di sceneggiatore (aveva infatti scritto la sceneggiatura per il film di Mel Brooks “Robin Hood – un uomo in calzamaglia”). Come raccontato durante la sua testimonianza in tribunale, June Chandler, nel periodo in cui la sua famiglia aveva iniziato a frequentare Michael in modo molto più assiduo, si era allontanata dal compagno David Schwartz. In quello stesso periodo, pare che Michael Jackson abbia vissuto per trenta giorni consecutivi nella loro abitazione.

Secondo quanto raccontato dalle altre mamme presenti a Neverland, June si sentiva un po’ “la regina della casa”, sfoggiando i regali super lussuosi che le faceva Michael, trattando con sufficienza il personale ed atteggiandosi da “moglie”. June ha dichiarato di aver ricevuto in regalo da Michael il famoso Love Bracelet di Cartier (e noi amanti della moda sappiamo che questo bracciale sia molto simbolico: si regala, infatti, alla persona amata. Il bracciale si chiude tramite una piccola chiave che conserva l’uomo, rievocando ciò che un tempo era la cintura di castità), oltre a diverse borse di lusso ed altri gioielli. June, inoltre, possedeva alcune carte di credito datele da Michael. Mentre riguardavo la sua deposizione in tribunale del 2005, sono rimasta molto colpita da una domanda dell’avvocato di Michael Jackson Thomas Mesereau. L’avvocato le aveva chiesto se durante uno dei loro viaggi, lei avesse dormito nella camera di Michael. La donna aveva risposto di si. Subito dopo, l’avvocato le aveva chiesto se lei si fosse mai cambiata di abito o si fosse ritrovata senza vestiti nella camera di Michael. Anche in questo caso la donna aveva risposto si. Queste due domande, che sembrano non c’entrare nulla, lasciano spazio aperto a tutto un altro scenario rispetto a quello riportato. Anzitutto un avvocato così qualificato non fa domande a caso, ma con un obiettivo specifico. Queste domande suggeriscono che fra Michael e June ci fosse un rapporto piuttosto intimo. Molto intimo. Immaginate che vi raccontino questa storia senza specificare i nomi dei protagonisti: la prima cosa a cui pensereste è che queste due persone hanno una relazione.

Perchè non ci avevate pensato? Ve lo dico io: per anni i media hanno dipinto Michael Jackson come una figura sessualmente ambigua. Negli anni ’80 dicevano fosse gay e lui lo ha sempre negato. Lo stesso Michael ha cercato di cambiare immagine, optando per un look più virile o testi delle canzoni più espliciti… ma non c’è stato proprio nulla da fare. I media lo hanno sempre descritto come un personaggio asessuato, addirittura misogino e per niente interessato alle donne. Negli anni questa narrazione è diventata sempre più preponderante. Questo perchè è più semplice accostare l’immagine di un uomo asessuato, ambiguo o omosessuale a quella di un pedofilo. La verità è che Michael Jackson era semplicemente una persona molto riservata che non amava mostrare la sua sfera più privata. Era un uomo eterosessuale che, negli anni, ha avuto diverse relazioni con diverse donne più o meno note, cercando di sfuggire dai riflettori. È stato, inoltre, sposato con Lisa Marie Presley, figlia del Re del Rock’n’Roll, Elvis Presley. Familiari, amici e membri del suo staff hanno sempre dichiarato che lui avesse avuto molte più donne di quelle che possiamo immaginare… ma, semplicemente, ha preferito lasciare queste relazioni lontane dai riflettori. E considerando ciò che ha dovuto subire dalla stampa, come dargli torto?

Ma andiamo avanti con la storia…

Ecco che arriva il padre di Jordan, Evan Chandler. Un padre assente che si palesa solo quando vede i suoi figli e la sua ex moglie sulle copertine dei tabloid insieme alla persona più famosa del pianeta. Ed è qui che la storia assume una sembianza diversa, quella delle classiche ripicche fra genitori divorziati che si fanno la guerra per vendetta e ritorno economico danneggiando i figli. Una storia che infatti, nel suo epilogo, vede il quindicenne Jordan emanciparsi dalla famiglia.

Nel 1993, Evan Chandler riprende suo figlio in custodia e dopo averlo drogato con sodio Amytal (un sedativo che può indurre false confessioni) gli estorce una confessione, convincendo Jordan di essere stato la vittima di un abuso sessuale da parte di Michael Jackson. Su YouTube esiste l’audio di una telefonata fra Evan Chandler e David Schwartz, precedente alla denuncia, che rivela minacce a Jackson e un piano per rovinarlo finanziariamente.

Dopo che Jordan Chandler accusò Jackson di molestie sessuali, affermando di aver visto il cantante nudo in diverse occasioni, gli investigatori chiesero una descrizione fisica dettagliata dei genitali di Jackson per verificarne la veridicità. Jordan, fornì un disegno e una descrizione scritta, sostenendo che Jackson fosse circonciso e che presentasse macchie scure o segni distintivi sul pene e sui testicoli, attribuiti alla vitiligine, una condizione di cui Jackson soffriva e che sbiancava la sua pelle in modo irregolare.

Il 20 dicembre 1993, su ordine del tribunale, Jackson fu sottoposto a un’umiliante perquisizione corporea. Gli investigatori, accompagnati da un medico legale, un fotografo e rappresentanti legali di entrambe le parti (incluso l’avvocato di Jackson, Johnnie Cochran, e il procuratore distrettuale Tom Sneddon), scattarono fotografie dei genitali di Jackson per confrontarle con la descrizione di Jordan.

Su Leaving Neverland 2 si afferma che la descrizione di Jordan combaciasse con le foto di Jackson. Ma non è la verità.

Secondo quanto riportato da documenti legali e resoconti giornalistici (come quelli di USA Today e The Smoking Gun, che ottennero accesso parziale ai file dell’indagine), Jordan descrisse Jackson come circonciso e indicò la presenza di macchie scure su alcune aree specifiche dei genitali, in particolare sul lato inferiore del pene e sui testicoli. Disse che queste macchie erano un segno distintivo che aveva notato durante i presunti abusi. La sua descrizione fu dettagliata al punto da includere la posizione e il colore di queste presunte macchie, il che suggeriva una conoscenza intima.

In realtà le foto non coincidono con la descrizione perché:
  • Michael Jackson non era circonciso. Questo è stato confermato sia dalle foto che dal medico legale presente durante l’ispezione. Jordan, invece, aveva dichiarato il contrario, un errore che rappresenta una contraddizione fondamentale, dato che la circoncisione è un dettaglio fisico evidente e difficile da sbagliare per chi avesse realmente visto Jackson nudo;
  • Macchie di vitiligine: Jackson soffriva di vitiligine, che causava macchie depigmentate sulla pelle, e questa condizione era visibile anche nelle aree genitali. Thomas Mesereau ha sottolineato che la descrizione di Jordan sulle macchie non corrispondeva esattamente alla loro posizione o distribuzione reale. Le macchie descritte da Jordan erano vaghe o imprecise rispetto a quelle documentate nelle foto, e alcuni rapporti suggeriscono che il ragazzo avesse indicato una colorazione scura in aree dove invece la vitiligine aveva schiarito la pelle. Il procuratore Tom Sneddon e gli investigatori sostennero che la descrizione di Jordan fosse sufficientemente accurata da indicare una conoscenza diretta dei genitali di Jackson. Dissero che le macchie di vitiligine erano un dettaglio insolito che solo qualcuno che avesse visto Jackson nudo avrebbe potuto conoscere. Tuttavia, la vitiligine di Jackson era nota al pubblico dal 1993, quando il cantante la rivelò in un’intervista con Oprah Winfrey, e che Jordan potrebbe aver basato la sua descrizione su speculazioni o informazioni di seconda mano.
Prendi i soldi e scappa

Come si concluse tutta la faccenda? All’epoca dei fatti, secondo molte persone vicine al cantante, Michael Jackson voleva proseguire con un processo penale, mentre i Chandler volevano un processo civile. Sebbene la narrazione perpetuata dai media sia quella di un Michael Jackson che paga milioni e milioni pur di uscire pulito da questa brutta faccenda, le cose sono andate molto diversamente. Contrariamente a quanto spesso si assume, l’accordo da circa 23 milioni di dollari raggiunto con la famiglia Chandler nel gennaio 1994 non fu una decisione presa direttamente da Michael Jackson, ma fu orchestrata principalmente dalla sua compagnia assicurativa, la Transamerica Insurance Group (TIG), per motivi legati alla gestione del rischio e alla protezione degli interessi finanziari dell’artista durante il Dangerous World Tour. Nel 1993, Jackson era nel mezzo di un’imponente tournée globale iniziata nel 1992 e programmata per proseguire fino alla fine del 1993. I Chandler intentarono una causa civile contro Jackson il 14 settembre 1993, chiedendo un risarcimento milionario per presunti abusi. Parallelamente, un’indagine penale era in corso, ma il caso civile procedeva più rapidamente, con una data di udienza fissata per il 1994. La TIG ritenne che un processo civile prolungato avrebbe comportato costi elevati, indipendentemente dall’esito, e avrebbe danneggiato irreparabilmente la carriera di Jackson. Anche se Jackson fosse stato assolto, il processo avrebbe richiesto la sua presenza in tribunale, costringendolo a interrompere il tour e perdendo milioni in sponsorizzazioni e incassi. Per questo motivo, secondo loro, pagare i Chandler sarebbe stata la soluzione più rapida per permettere a Jackson di proseguire il tour e tenere fede ai suoi impegni. Michael Jackson non era affatto d’accordo, ma si vide costretto a seguire i suggerimenti (sbagliati) del suo staff. Anche l’Avv. Meserau avrebbe poi confermato che questa si rivelò la scelta più sbagliata. Jackson rilasciò dichiarazioni pubbliche in cui si diceva disgustato dall’idea di un accordo finanziario. Era invece desideroso di dimostrare la sua innocenza in aula. Tuttavia, TIG esercitò il diritto contrattuale di risolvere la questione autonomamente, come previsto dalla polizza, scavalcando la volontà di Jackson. L’accordo, siglato il 25 gennaio 1994, prevedeva circa 15,3 milioni di dollari per Jordan Chandler (in un fondo fiduciario accessibile al compimento dei 18 anni), 1,5 milioni ciascuno per i genitori Evan e June Chandler, e il resto per le spese legali. Non conteneva alcuna ammissione di colpa da parte di Jackson. E la cosa che molti non dicono è che fu l’assicurazione a pagare.

A questo punto la famiglia Chandler avrebbe potuto continuare il processo penale… ma, semplicemente, non lo fece. L’indagine penale, che andava in parallelo con quella civile, dipendeva dalla testimonianza di Jordan, ma lui nel 1994 si rifiutò di testimoniare ed i suoi genitori smisero di collaborare con la procura di Los Angeles e di Santa Barbara. Del resto, una volta ottenuti 23 milioni…

Alla luce di tutto ciò, direi che sarebbe ora che i giornalisti la smettessero di scrivere “Michael Jackson ha pagato Jordan Chandler”.

Dal 1993 al 2005 la polizia ha interrogato oltre sessanta bambini che avevano frequentato Neverland e Michael Jackson. Nessuno di loro ha dichiarato di essere stato abusato.

Leaving Neverland 2 riporta il caso di un altro ragazzino, Jason Francia. Omettendo il fatto che la madre, Blanca, avesse rubato in casa di Michael Jackson

Anche qui, ci vuole un po’ di background. Jason Francia era figlio di Blanca Francia, una cameriera che lavorò per Michael Jackson dal 1986 al 1991 presso le residenze di Neverland ed altre proprietà, come l’appartamento di Jackson a Century City. Blanca fu licenziata per aver rubato gioielli ed oggetti personali in casa Jackson. Ed è a questo punto che, secondo Thomas Meserau, la donna avrebbe cercato vendetta ed un possibile guadagno economico tramite il figlio Jason.

Tutto inizia nel 1993, quando Hard Copy la paga ventimila dollari per un’intervista in cui Blanca avrebbe svelato comportamenti inappropriati da parte di Jackson nei confronti del figlio. Insomma, è normale che quando tuo figlio viene molestato la prima cosa che fai è andare a raccontarlo ai media prima che alle autorità. Durante l’intervista Blanca affermò di aver visto Jackson fare la doccia con dei bambini, incluso Wade Robson, e di aver assistito a situazioni sospette. Tuttavia, durante una deposizione sotto giuramento nel 1993 e nel processo del 2005, contraddisse queste affermazioni, ammettendo di non aver mai visto Jackson nudo con altri ragazzi né di aver assistito direttamente a molestie.

Facciamo un piccolo passo indietro, solo di qualche mese. Nel 1993, nell’ambito dell’indagine avviata dopo le denunce di Jordan Chandler, la polizia di Los Angeles e Santa Barbara intervistò decine di bambini che avevano frequentato Jackson o Neverland, cercando di trovare ulteriori presunte vittime per corroborare le accuse di Chandler. È in questo frangente che il figlio di Blanca, Jason, viene interrogato dalla polizia. Inizialmente Jason nega qualsiasi comportamento equivoco da parte di Jackson. Aveva dichiarato: “Lo dico chiaramente: non ricordo che abbia provato a fare qualcosa con me, a parte il solletico”.

Nei successivi interrogatori, gli agenti iniziarono ad utilizzare tecniche più aggressive, inclusa la menzione di presunte vittime come Macaulay Culkin e Corey Fieldman (entrambi hanno sempre negato di essere stati delle vittime di Jackson e lo hanno sempre sostenuto pubblicamente). Ed è qui che Jason cambia la sua versione, allineato anche con il racconto della madre ad Hard Copy. Nel marzo 1994, infatti, Jason affermò che Jackson lo aveva toccato in modo inappropriato, in tre occasioni, due a Neverland e una nell’appartamento Hideout. Jason dichiarò inoltre che, dopo questi episodi, Jackson gli avrebbe dato denaro (100 dollari per volta) infilandolo nei suoi pantaloni, con l’implicita richiesta di non dirlo a nessuno.

Nel 1994, la famiglia Francia, rappresentata dagli avvocati Kris Kallman e Terry Cannon, intentò una causa civile contro Jackson, chiedendo un risarcimento per i presunti abusi subiti da Jason. La vicenda non arrivò mai a un processo penale, ma si concluse con un accordo extragiudiziale. L’accordo non impediva ai Francia di collaborare con le autorità in un’eventuale causa penale, tuttavia anche loro – come i Chandler – vollero solo i soldi.

La storia si sbugiarda pienamente qualche anno più tardi, nel 2005: Blanca Francia, nel processo a Michael Jackson del 2005, ammise sotto giuramento di non aver mai visto Jackson nudo con altri ragazzi né di aver assistito direttamente a episodi di molestie, contraddicendo le sue precedenti dichiarazioni pubbliche.

Anche Jason Francia fu chiamato a testimoniare, raccontando gli episodi di presunto abuso alla giuria. Disse che all’epoca non si sentiva a disagio (essendo molto giovane), ma che col tempo aveva realizzato che quei gesti erano inappropriati. Al momento del controinterrogatorio dell’avvocato difensore di Jackson, Thomas Mesereau, emersero però diverse incongruenze. Jason ammise di non ricordare molti dettagli delle interviste del 1993-1994 e di aver inizialmente negato gli abusi, spiegando che lo fece per vergogna e paura di essere giudicato a scuola. Mesereau insinuò che Jason fosse stato spinto a cambiare versione dalla polizia e che la madre avesse motivazioni finanziarie, evidenziando il pagamento di Hard Copy e l’accordo milionario. Inoltre, il procuratore distrettuale Tom Sneddon era presente a una sessione di terapia di Jason nel 1994, un fatto considerato insolito e potenzialmente influente sul racconto del ragazzo.

Il presidente della giuria, Paul Rodriguez, dichiarò dopo il verdetto di non colpevolezza di Jackson che né Jason né sua madre erano stati ritenuti credibili.

Se Michael Jackson fosse davvero stato un pedofilo seriale, lo avremmo saputo con certezza e sarebbe stato arrestato.

Molte persone convinte della colpevolezza di Jackson, ripetono costantemente che sia  riuscito ad insabbiare tutta la faccenda grazie alla sua ricchezza.

Eppure, soldi, fama e potere spesso non bastano per coprire una ripetuta serie di abusi. Michael Jackson, durante la sua vita, è stato accusato da tre persone. Tre. Un numero davvero esiguo per una persona definita come un “pedofilo seriale”. Sapete quante accuse contro Diddy sono state raccolte nell’arco di un paio di mesi? Oltre duecento. Durante il processo di R.Kelly, quarantacinque persone hanno testimoniato contro di lui, fra cui undici vittime dirette. Fra le prove schiaccianti c’erano oltre venti video e testimonianze di ex collaboratori che hanno confermato di aver aiutato Kelly a reclutare giovani donne (anche minorenni). È stato provato con documenti di viaggio e testimonianze in tribunale che Kelly avesse trasportato le sue vittime oltre i confini statali per sottoporle ad abusi. Dal sequestro di computer e hard disk di Kelly sono emersi mail e messaggi che confermavano le dichiarazioni dell’accusa. Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato che Kelly aveva cercato di intimidire i testimoni.

Sia R.Kelly che Michael Jackson sono stati sottoposti ad intercettazioni telefoniche, sequestri di computer e hard disk, interrogatori di staff e testimoni. Solo che nel caso di Michael Jackson non è stato trovato NIENTE.

Mancava una controparte…e poi…

Una delle maggiori critiche al primo documentario di Dan Reed era la mancanza di una controparte. Per questa seconda parte di Leaving Neverland il regista scelto la testimonianza di due fan e di un giornalista del canale YouTube Popcorned Planet. Ha scrupolosamente selezionato due personaggi davvero peculiari: ridicoli e senza argomentazioni. Ha volutamente scelto due soggetti piuttosto controversi per dipingere la fandom di Michael Jackson come un gruppo di persone senza criterio. Anche l’intervento di Andy Signore di Popcorned Planet è stata montata in modo da far sembrare le sue tesi meno efficaci. Il giornalista (presentato come un semplice fan e non come un giornalista), si è presentato con diversi appunti e nel montaggio, sono state scelte quasi esclusivamente le parti in cui lui stava consultando il suo materiale… come per mostrarlo in difficoltà davanti alle domande. La ciliegina sulla torta di questa operazione più che meschina.

Traete le vostre conclusioni

Se siete arrivati a questo punto della lettura, sicuramente vi sarà balenato qualche pensiero in testa. Magari molti di voi stanno pensando: guarda cosa è disposta a fare la gente per soldi. Si, è vero, ma non si tratta solo di denaro. Brett Barnes, uno dei tanti bambini amici di Michael Jackson, ha dichiarato di essere stato contattato più volte dalla stampa in cerca di una dichiarazione compromettente. Gli avevano offerto cifre da capogiro. Ed ecco, qualcuno ha ceduto, qualcuno no. Questi tre casi (Chandler, Arvizo e Robson/Safechuck) mostrano dei personaggi corrotti da un possibile ritorno economico, si. Ma io vedo soprattutto chi non si vede: c’è qualcuno dietro tutte queste operazioni disposto ad investire ingenti somme di denaro pur di distruggere l’immagine di Michael Jackson. E per quale motivo? Michael Jackson cosa ha fatto di male? È stato un grande filantropo (ha donato oltre 500 milioni in beneficienza in modo anonimo e senza clamori mediatici), ha scritto musica meravigliosa, ha ispirato generazioni con un messaggio positivo di risveglio e consapevolezza. Ok, ma Michael Jackson rimane un personaggio scomodo che, negli anni, qualcuno ha voluto “ridimensionare”. Il suo potere nel mercato discografico e la sua presa sul pubblico erano una minaccia troppo grande per qualcuno. Michael Jackson era come “sfuggito al controllo” ed andava rimesso in riga. Dal suo canto, lui ha sempre combattuto con grande dignità ed è stato anche in questo un’immensa ispirazione. Personalmente, posso affermare che grazie a Michael Jackson sono riuscita ad aprire gli occhi su tante cose. Non mi sono mai sentita rappresentata dalla classe politica e non ho mai avuto la tendenza a credere ai media. Mi sento, invece, rappresentata da una persona come Michael Jackson ed ho fiducia nelle sue parole e nel suo operato. Ed è per questo profondo senso di gratitudine nei suoi confronti che adesso sono qui a scrivere, dopo giorni interi a mettere insieme materiale per questo articolo. Vorrei solo poter fare di più. Vorrei solo un po’ di giustizia. Sono una musicista e ci sono così tanti artisti che amo profondamente e che mi hanno ispirata profondamente. Eppure, devo dire che con Michael Jackson si crea un legame totalmente diverso. Posso dire di amare i Beatles e di essere una loro fan sfegatata che conosce ogni singola canzone, ma Paul McCartney per me… è solo un estraneo. Con Michael Jackson è diverso. Lui è riuscito, come nessun altro, ad entrarci nel cuore. Ed è per questo che da anni porto avanti questa causa con immensa passione. È solo il mio modo per dirgli grazie.

Per approfondire

Se volete approfondire questo vastissimo argomento vi suggerisco di consultare:

 

ENGLISH VERSION

 

Michael Jackson Under Siege Again: Leaving Neverland 2 and the Media Smear Machine

 
Here we are again. Six years after the release of Leaving Neverland, director Dan Reed is back with the second installment of his documentary (and has already announced a third slated for 2026), focusing on the story of Wade Robson and James Safechuck, alleged victims of abuse by the King of Pop, Michael Jackson.
 

Every Story Needs an Introduction

In 2019, Leaving Neverland made a massive media splash following its premiere at the Sundance Film Festival. Riding the wave of the #MeToo movement, news outlets flooded the internet with incendiary headlines aimed at demolishing the reputation of the beloved Michael Jackson. The documentary split public opinion, and the King of Pop’s image took a brutal hit. Many radio stations refused to play his music, brands severed ties with the Michael Jackson Estate, and even on Disney+, an episode of The Simpsons featuring Jackson’s voice was pulled from the platform—a decision that still stands today, leaving it unavailable for streaming.
 
Shortly after Leaving Neverland aired, and after watching it closely, I decided to write an article for Fashion News Magazine. These are controversial topics, far removed from my usual beat as a Fashion Editor. But you know what? Something inside me snapped, unleashing a deep sense of justice. I couldn’t ignore how the media was tearing apart Michael Jackson’s legacy (not exactly a new phenomenon!). In Italy, only one outlet had come to his defense: Panorama magazine, with a beautifully written piece by Gabriele Antonucci. After my article went live… well, at least there were two of us!
 
Watching the shares of my article climb minute by minute was incredibly rewarding. This was made possible by the support of Italian Michael Jackson fans, music lovers, and free thinkers. Within twenty-four hours of its publication, it had racked up over 5,000 social media shares—a significant milestone for an independent magazine and a crucial step in spreading the truth. Let me be clear: we don’t profit financially from these shares. Our sole aim is to provide accurate, balanced, and impartial information.
 
As I’ve pointed out before, Michael Jackson was the most hounded artist in the world by the media. After achieving global success with Thriller and acquiring the ATV catalog (yes, the one with Lennon/McCartney’s Beatles songs), the press suddenly turned on him with every imaginable absurdity. From tales of a supposed hyperbaric chamber to stories about the Elephant Man’s bones, talking chimpanzees, and petty claims like “skin bleaching” (it’s been widely proven that Jackson suffered from vitiligo and lupus) to the far more serious allegations of child molestation.
 
What I want to do now is dig into the content of this second documentary and shed light on the facts presented. It’s a complex, tangled story, and without knowing the real details, it’s easy to form the wrong impression. My knowledge comes from years of study and reading. As a child, I was a huge Michael Jackson fan. I slept with a pillow featuring the Bad album cover for the first eight years of my life.
 
When Michael Jackson faced a child abuse trial in 2005, I was a high school teenager. I became obsessed with the case because I genuinely wanted to understand what was happening. I didn’t assume he was innocent just because I loved his music. The deeper I dug, the more I found his story both astonishingly incredible and profoundly unfair. That journey continued until his death in 2009 under circumstances that were, to say the least, suspicious and murky. But that’s another chapter.
 
I’ll try to keep this concise… though I doubt I’ll succeed.
 

Who Are Wade Robson and James Safechuck?

Wade Robson and James Safechuck, the protagonists of Leaving Neverland, are two men in their forties who accused Michael Jackson of abuse starting in 2013. Both had worked with Jackson as children: James appeared in a 1988 Pepsi commercial alongside Jackson and joined the Bad World Tour between 1988 and 1989. Wade Robson, a choreographer, was a child prodigy who met Jackson in 1988 after winning a dance contest for kids. From there, he forged an affectionate friendship with the star, who later cast him in the Black or White music video alongside child actor Macaulay Culkin.
 
In 1993 and 2005, both Wade and James—along with their families—testified in Jackson’s favor, stating that the King of Pop had never touched them inappropriately. Wade Robson was the first witness at the 2005 trial.
 
After Jackson’s death in 2009, Wade—who had even asked to attend the funeral via an email to Jackson’s nephew, Taj Jackson—spoke to the media about their special friendship in a heartfelt tone. He went all out to become the choreographer for a Michael Jackson tribute show produced by Cirque du Soleil in collaboration with the Jackson Estate. But then, after being rejected by the production, something shifted. Suddenly, Wade “remembered” being abused by the star. Let’s pretend the timing is just a coincidence. At this point, Wade appeared on various TV shows to share his chilling story. During this period, he also tried to write a tell-all book, but no publisher seemed interested. His next step was to turn to the courts, filing a lawsuit in 2013 against MJJ Productions and MJJ Ventures, two of Jackson’s companies. When James Safechuck learned of Wade’s story, he, too, had a sudden revelation: with impeccable timing, he recalled being a victim of the same abuse. The following year, in 2014, Wade’s legal team—Manly, Stewart & Finaldi—filed James’s lawsuit as well.
 
Both cases were dismissed in 2017 due to the statute of limitations.
It was in this context that the idea for a documentary emerged, helmed by Dan Reed, a director known for The Paedophile Hunter, a series exploring vigilantes who expose pedophiles.
 

The Contradictions and Inaccuracies of Leaving Neverland

Leaving Neverland, often dubbed a “mockumentary” by critics, aired on HBO, followed by a special interview with the two alleged victims hosted by Oprah Winfrey. The testimonies of Wade Robson and James Safechuck are riddled with discrepancies, pointed out by critics, Jackson biographers, supporters, and even some neutral observers. These inconsistencies span both the details of their sexual abuse allegations against Jackson and their behavior and statements over time. Here are some examples:
Wade, Michael Jackson’s First Witness
Wade Robson claims he didn’t realize he’d been abused by Michael Jackson until 2012—years after the artist’s death. During the 2005 Arvizo trial, Robson testified in Jackson’s favor without hesitation, chosen as the defense’s first witness. Think about it: would a “guilty” Michael Jackson ever pick one of his alleged victims as his lead witness? That alone raises eyebrows. In the first part of Leaving Neverland (2019), Wade explains he had no qualms testifying because, at the time, he hadn’t psychologically processed the abuse. He was happy to help his great friend Michael. But in Leaving Neverland 2 (2025), Wade changes his story, claiming he didn’t want to testify for Jackson in 2005 but was pressured into it after repeated calls and coercion. This suggests reluctance and implies Jackson exerted influence over him, hinting at some level of awareness or discomfort about their relationship, even if not fully processed. Here’s the first contradiction: if Robson hadn’t processed the abuse by 2005 and didn’t perceive it as such, why would he be reluctant to testify? Reluctance implies unease or partial awareness, clashing with his claim of not realizing the abuse until 2012. This inconsistency casts doubt on his narrative’s coherence and credibility.
 
The Neverland Train Station
In Leaving Neverland (2019), James Safechuck claims he was abused by Michael Jackson in an upstairs room at Neverland’s train station between 1988 and 1992. The problem? Construction records show the train station was approved in 1993 and completed in 1994.
 
The Robson Family’s Grand Canyon Trip
In Leaving Neverland (2019), the Robson family states that during their first two-day visit to Neverland in 1990, seven-year-old Wade was left alone with Jackson while the rest of the family went on a trip to the Grand Canyon. This supposedly allowed Jackson to “continue” the abuse, which Robson says began two days earlier. Yet Joy Robson, Wade’s mother, testified under oath in a 1993/1994 deposition (related to the Jordan Chandler case) that Wade joined the family on the Grand Canyon trip, returning to Neverland the following weekend. Here, it’s clear the family altered the facts to fit Leaving Neverland’s narrative.
 
James and Wade in 2019: “It’s Our First Meeting”… Or Is It?
Wade Robson and James Safechuck have claimed Jackson didn’t want his alleged victims to know each other. According to them, Jackson ensured they were never in the same place at the same time, fostering rivalry and jealousy among the children. In reality, it’s documented that Robson and Safechuck met as kids, along with Brett Barnes, Frank Cascio, Macaulay Culkin, and Jordan Chandler. Robson himself testified in 2005 that he spent a night at Neverland with Culkin and Chandler. Photos and videos also show the kids who visited Neverland knew each other and hung out together, contradicting the idea that Jackson kept them apart. Robson and Safechuck said they first met as adults at the 2019 Sundance Film Festival during Leaving Neverland’s premiere. But according to Robson’s 2016 deposition, they had already met at least once in early 2014, when Safechuck was preparing his lawsuit against the Jackson Estate, joining Robson’s case. Plus, they’ve shared the same lawyers from the start and coordinated their legal moves: in July 2016, they both switched attorneys and amended their complaints in perfect sync.
 
Help Me Remember
In Leaving Neverland, Robson describes abuse by Jackson starting in 1990, but in court, he admitted struggling to recall details from that period. He said his memories “evolve” and that he asked his mother, Joy, to help him “remember” what happened in 1990. Emails between Robson and his mother, uncovered during the trial, show Joy and Wade’s sister contradicting the narrative he chose to present. Robson also used a former Neverland maid’s testimony in his 2013 civil suit, claiming she warned Joy not to enter rooms where Wade and Jackson were. However, Joy told Wade in emails that the maid’s story was “completely false.” This suggests Robson may have constructed or adjusted his memories with his mother’s help, but the family’s details don’t always align with his final version—leading one to suspect the entire narrative was carefully crafted.
 
Wade Robson’s Eight-Year Relationship with Michael Jackson’s Niece, Brandi Jackson
This is no small detail: an eight-year relationship with Brandi Jackson, completely swept under the rug. Why doesn’t Wade ever mention poor Brandi? Simple—it doesn’t fit his portrayal of an exclusive, intimate bond with Jackson. Brandi Jackson, Michael’s niece, revealed in 2019 that she had a romantic relationship with Robson for over seven years, starting in the ‘90s when they were teens. She said Michael introduced them and set them up, and this relationship contradicts Robson’s claim of being an isolated, manipulated child. Brandi emphasized that this detail was omitted from Leaving Neverland because it would undermine Robson’s timeline and story.
 
“I Burned All of Michael’s Gifts and Items”… Or Did I?
In both parts of Leaving Neverland, James and Wade claim they burned gifts, memorabilia, and items tied to their time with Michael Jackson. The film even includes a scene of these “alleged” items going up in flames. Yet we know for a fact that both had already sold their collections before the documentary’s release. According to Julien’s Auctions, Robson sold a Smooth Criminal fedora, several pairs of Bad Tour gloves, and the Motown 25 shirt for a total of $196,920. In 2015, his sister Chantal had sold various items belonging to Michael Jackson on eBay, without disclosing the owners’ identities.
 

Leaving Neverland 2: The Setup

After the 2017 dismissal, things shifted. In 2020, a new California law (the Phoenix Act) extended the window for child abuse victims to file lawsuits until age 40, breathing new life into Robson and Safechuck’s cases. Still, in 2021, a Los Angeles Superior Court judge dismissed the suits again, ruling that Jackson’s companies had no legal duty to protect the two men from abuse.
The turning point came in August 2023, when a California appeals court overturned the 2021 decision, finding that Jackson’s companies could be held liable for failing to protect Robson and Safechuck, even though they were wholly owned by Jackson. This ruling allowed the pair to move toward a jury trial. In 2024, their cases were consolidated into a single lawsuit, and they pushed for the trial to occur before the release of the biopic Michael (set for October 2025), fearing the Estate-backed film could sway public opinion in Jackson’s favor. They also sought full investigative files on Jackson from 1993, including sensitive materials like nude photos of Jackson, but a judge blocked this request in August 2024 for procedural reasons.
 
Leaving Neverland 2: Surviving Michael Jackson chronicles their legal and personal battles over the past decade, featuring courtroom scenes and the impact of threats from fans. The trial is currently scheduled for November 2026, barring further delays, and director Dan Reed has announced a third documentary to cover its outcome. The Jackson Estate, represented by Thomas Mesereau (Jackson’s 2005 attorney), continues to deny the allegations, calling them financially motivated and lacking credible evidence.
In November 2023, we learned that the law firm Manly, Stewart & Finaldi dropped their representation of Wade Robson and James Safechuck in their suit against the Jackson Estate after nearly seven years. This withdrawal came after the California Court of Appeal reinstated their cases in August 2023, paving the way for a jury trial set for November 2026. The exit was formalized with a court filing, though public documents don’t specify a clear reason.
 

Who’s Paying?

Essentially, Wade Robson and James Safechuck are pouring their hearts and souls into a lawsuit aiming to extract $1.2 billion and $1.5 billion, respectively, from the Jackson Estate. Yes, BILLIONS.
We don’t know exactly who’s funding this massive legal operation, but we could hazard a guess: law firms often work on a contingency fee basis, earning a cut—typically around 30%—only if they win. On over $2 billion, that’s an astronomical sum, but the investment is equally enormous. I’ve wondered: why did Finaldi’s firm abandon the case after so many years? Could it be a lost investment? A lengthy, costly trial against a well-funded opponent like the Jackson Estate demands significant time and resources. Finaldi might have calculated that the financial risk no longer justified the potential payoff, especially if they doubted their odds of winning. Finaldi is known for securing out-of-court settlements in abuse cases, but a full jury trial might not be their forte. Some speculate that switching to an attorney like John Carpenter of Carpenter & Zuckerman, who specializes in negligence cases and jury trials, reflects a strategic shift by the plaintiffs to boost their chances.
Let’s be real: James and Wade’s odds of winning this case are slim. There’s no direct physical evidence, their stories keep changing, and the Jackson Estate’s legal muscle makes this an uphill battle.
 
That’s when my mind made another connection: beyond the hefty legal investment, there’s a massive media investment here too. We’re talking about producing two documentaries and top-tier PR. Robson and Safechuck couldn’t possibly cover such costs alone—it’s a multimillion-dollar endeavor. We know HBO and Channel 4 funded the first documentary, but the financing for this sequel is less clear. If I indulge the more conspiratorial side of this mess (as if it weren’t already an obvious plot!), I might lean toward the idea of a “shadow financier” aiming to wage a media war to discredit Michael Jackson. Leaving Neverland had a huge impact on public opinion, prompting radio stations to boycott Jackson’s music and brands to distance themselves, even without a legal conviction. The lawsuit itself, even if lost, keeps the controversy alive, fueling debate and potentially eroding the Jackson Estate. This could explain why Robson and Safechuck persist despite the odds: their “success” might be measured in reputational damage to the Estate rather than dollars won. The Estate is worth about $2 billion, largely tied to Jackson’s positive image—tarnishing it could shrink that value, indirectly benefiting others.
 
Every Ten Years…
I’m inclined to believe third parties are involved, especially given the astonishingly punctual ten-year cycle of defamation Michael Jackson has endured, which has left me dumbfounded:
  • 1993: The Chandler case, his first public scandal.
  • 2003: Martin Bashir’s Living with Michael Jackson documentary, followed by Gavin Arvizo’s accusations and the 2005 trial.
  • 2013: Wade Robson files his lawsuit against the Jackson Estate.
  • 2023: The Court of Appeal reinstates Robson and Safechuck’s case.
This decennial rhythm is downright fascinating. Its uncanny regularity might suggest some orchestration.
 

Before Diving into Some Facts from Leaving Neverland 2, Let Me Point Out Something Annoying:

A few days ago, while browsing online, I stumbled across an intriguing post on X. Some Michael Jackson fans, using the Wayback Machine software, tracked down a controversial old tweet posted on director Dan Reed’s page. The tweet had been deleted, but this tool lets you rewind time—oh, the wonders of technology! It was a retweet with utterly disgusting language: “Got a picture of his arse cheeks spread dunno what that’s all about hahaha #ThePaedophileHunter.” I won’t translate it into Italian out of respect. I was floored. Pedophilia and sexual abuse are topics that cause immense pain to victims and their families. Using crude language and a joking tone to describe something tied to this context is the act of a soulless monster.
But it’s not the first time something like this has happened. During Oprah’s interview with Wade and James, the talk show star made a deeply disturbing comment about their accounts of Jackson’s alleged abuse: “When you’re thirteen and someone touches you… it feels good.” What?
And this was said in front of a live audience. No one stood up to say, “Excuse me, Oprah, what the hell are you saying?!”

 

Why I Don’t Believe James and Wade

For James and Wade to be credible, they’d first need a consistent narrative. There’s no physical evidence like biological material—but naturally, after so many years, that kind of proof (which would’ve been damning) isn’t feasible. There are no third-party witnesses: no family members, staff, or other kids present. There aren’t even confessions to others—no friend or relative they confided in at the time, who could testify on their behalf. There’s no physical evidence from medical reports either. If Robson or Safechuck had suffered physical injuries from the abuse (e.g., anal or genital trauma), a medical record from the time could serve as proof. This is also why I don’t buy Jordan Chandler’s accusation (more on that shortly): is it possible no one thought to have that kid medically examined?
Michael Jackson was investigated by the FBI for over a decade. They found nothing.
Phone taps, detailed photos of his private parts, searches of his properties, seizures of computers, hard drives, books, and personal items—nothing incriminating turned up. During the 1993 and 2003 Neverland raids, police found no concrete evidence of abuse (e.g., illegal child pornography or photos of Jackson with minors in sexual acts). And get this: several outlets reported that police found child pornography, when in reality, it was just adult pornography—the kind you’d find in any guy’s house. That’s why you have to take media reports with a grain of salt, especially when the primary sources are tabloids. If it were true, Jackson would’ve been locked up immediately, as possessing such material is ILLEGAL.
 

Leaving Neverland 2 Revisits the Jordan Chandler Case. Let’s Dig into Some Lesser-Known Details:

In 1993, Michael Jackson was spending time with the Chandler family: Jordan Chandler, his mother June Chandler, his younger sister Lily, and June’s new partner, David Schwartz. June had divorced Evan Chandler years earlier—a celebrity dentist with ambitions of breaking into Hollywood as a screenwriter (he’d penned Mel Brooks’s Robin Hood: Men in Tights). As June testified in court, during the period when her family grew close to Michael, she drifted apart from David Schwartz. Around that time, Jackson reportedly lived in their home for thirty consecutive days.
According to other moms at Neverland, June acted like “the queen of the house,” flaunting the lavish gifts Michael gave her, treating staff dismissively, and carrying herself like a “wife.” June said Michael gifted her the iconic Cartier Love Bracelet (fashion lovers know this bracelet’s symbolism: it’s given to a loved one, locked with a key kept by the man, harking back to the chastity belt days), along with luxury bags and other jewelry. She also had credit cards from Michael. While rewatching her 2005 trial deposition, I was struck by a question from Jackson’s lawyer, Thomas Mesereau. He asked if, during one of their trips, she’d slept in Michael’s room. She said yes. Then he asked if she’d ever changed clothes or been undressed in Michael’s room. She said yes again. These questions seem random, but they open up a whole different scenario. A skilled lawyer like Mesereau doesn’t ask questions without purpose. They suggest a rather intimate—very intimate—relationship between Michael and June. Imagine hearing this story without names: you’d assume these two were a couple.
 
Why didn’t you think of that? I’ll tell you: for years, the media painted Michael Jackson as sexually ambiguous. In the ‘80s, they called him gay—he denied it. He tried to shift his image with a more masculine look and explicit lyrics, but it didn’t stick. The media consistently portrayed him as asexual, even misogynistic, and uninterested in women. Over time, this narrative took hold. Why? It’s easier to link an asexual, ambiguous, or gay man to a pedophile stereotype. The truth is, Michael Jackson was just a private person who didn’t flaunt his personal life. He was a heterosexual man who, over the years, had relationships with various women, some famous, some not, while dodging the spotlight. He was even married to Lisa Marie Presley, daughter of rock legend Elvis Presley. Family, friends, and staff have always said he had far more women than we’d guess—he just kept those relationships out of the public eye. And after what the press put him through, who could blame him?
 
But let’s move on with the story…
 
Enter Jordan’s father, Evan Chandler—an absent dad who only showed up when he saw his kids and ex-wife splashed across tabloids with the world’s most famous person. Here, the story takes on a different flavor: the classic spiteful tug-of-war between divorced parents, fighting for revenge and profit at their kids’ expense. A tale that ends with fifteen-year-old Jordan emancipating himself from his family.
In 1993, Evan took custody of his son and, after drugging him with sodium Amytal (a sedative that can induce false confessions), coerced a confession, convincing Jordan he’d been sexually abused by Michael Jackson. There’s an audio on YouTube of a pre-accusation phone call between Evan Chandler and David Schwartz, revealing threats against Jackson and a plan to ruin him financially.
After Jordan accused Jackson of molestation, claiming he’d seen the singer naked multiple times, investigators demanded a detailed physical description of Jackson’s genitals to verify his story. Jordan provided a drawing and written description, claiming Jackson was circumcised and had dark spots or distinctive marks on his penis and testicles, linked to his vitiligo—a condition that irregularly bleached his skin.
On December 20, 1993, by court order, Jackson underwent a humiliating strip search. Investigators, joined by a coroner, a photographer, and legal reps from both sides (including Jackson’s lawyer Johnnie Cochran and DA Tom Sneddon), photographed Jackson’s genitals to compare with Jordan’s description.
 

Leaving Neverland 2 claims Jordan’s description matched the photos. That’s not true.

According to legal documents and press reports (like USA Today and The Smoking Gun, which accessed partial investigation files), Jordan described Jackson as circumcised and noted dark spots on specific genital areas, especially the underside of his penis and testicles. He said these were distinctive marks he’d noticed during the alleged abuse, detailed enough to suggest intimate knowledge.
But the photos don’t match because:
  • Michael Jackson was not circumcised. This was confirmed by both the photos and the coroner present. Jordan said otherwise—a glaring contradiction, since circumcision is an obvious detail tough to mistake if you’d actually seen Jackson naked.
  • Vitiligo spots: Jackson’s vitiligo caused depigmented patches, visible even on his genitals. Thomas Mesereau stressed that Jordan’s description of the spots didn’t precisely match their actual location or spread. Jordan’s account was vague or off compared to the documented photos, with some reports suggesting he described dark patches where vitiligo had lightened the skin. Prosecutor Tom Sneddon and investigators argued Jordan’s description was close enough to indicate firsthand knowledge, citing the vitiligo spots as an unusual detail only someone who’d seen Jackson naked would know. But Jackson’s vitiligo was public knowledge by 1993, revealed in his Oprah interview, and Jordan could’ve based his description on speculation or hearsay.
Take the Money and Run
How did it all end? At the time, according to those close to the singer, Michael Jackson wanted a criminal trial, while the Chandlers pushed for a civil one. Though the media narrative often paints Jackson as paying millions to dodge accountability, the reality was quite different. Contrary to popular belief, the roughly $23 million settlement with the Chandler family in January 1994 wasn’t Jackson’s direct decision—it was orchestrated by his insurance company, Transamerica Insurance Group (TIG), for risk management and to protect his financial interests during the Dangerous World Tour. In 1993, Jackson was mid-tour, a global juggernaut launched in 1992 and set to run through year’s end. The Chandlers filed a civil suit against Jackson on September 14, 1993, seeking millions for alleged abuse. A criminal investigation ran parallel, but the civil case moved faster, with a 1994 hearing date. TIG deemed a prolonged civil trial too costly—win or lose—and a career killer for Jackson. Even if acquitted, court appearances would’ve forced him to halt the tour, costing millions in sponsorships and revenue. To them, paying the Chandlers was the quickest fix to keep Jackson on stage and honor his commitments. Jackson fiercely opposed it but was pressured into following his team’s (misguided) advice. Mesereau later confirmed this was the wrong call. Jackson publicly expressed disgust at the idea of a payout, eager to prove his innocence in court. But TIG invoked its contractual right to settle independently under the policy, overriding Jackson’s wishes. The January 25, 1994 deal gave Jordan Chandler about $15.3 million (in a trust fund accessible at 18), $1.5 million each to Evan and June, and the rest for legal fees. It included no admission of guilt. And what many don’t mention: the insurance paid it.
At that point, the Chandlers could’ve pursued the criminal case… but they didn’t. The parallel criminal probe hinged on Jordan’s testimony, but in 1994, he refused to testify, and his parents stopped cooperating with the Los Angeles and Santa Barbara DAs. After all, with $23 million in hand…
Given all this, I’d say it’s high time journalists stopped writing, “Michael Jackson paid off Jordan Chandler.”
 
From 1993 to 2005, Police Questioned Over Sixty Kids Who Visited Neverland and Michael Jackson. None Said They Were Abused.
 

Leaving Neverland 2 brings up another kid, Jason Francia, while conveniently leaving out that his mother, Blanca, stole from Jackson’s home.

Some background: Jason Francia was the son of Blanca Francia, a maid who worked for Jackson from 1986 to 1991 at Neverland and other properties, like his Century City apartment. Blanca was fired for stealing jewelry and personal items from Jackson’s home. According to Thomas Mesereau, this is when she allegedly sought revenge and financial gain through her son Jason.
It started in 1993 when Hard Copy paid Blanca $20,000 for an interview claiming Jackson acted inappropriately with her son. Naturally, when your kid’s molested, the first thing you do is tell the media, not the authorities, right? In the interview, Blanca said she’d seen Jackson showering with kids, including Wade Robson, and witnessed suspicious situations. Yet in sworn depositions in 1993 and at the 2005 trial, she contradicted herself, admitting she’d never seen Jackson naked with boys or directly observed molestation.
Rewind a few months. In 1993, amid the Chandler investigation, Los Angeles and Santa Barbara police interviewed dozens of kids who’d been around Jackson or Neverland, hunting for more alleged victims to bolster Chandler’s claims. That’s when they questioned Blanca’s son, Jason. At first, Jason denied any odd behavior from Jackson, saying, “I’ll be clear: I don’t remember him trying anything with me except tickling.”
In later interrogations, police ramped up the pressure, even name-dropping supposed victims like Macaulay Culkin and Corey Feldman (both have consistently denied being Jackson’s victims and publicly supported him). That’s when Jason’s story shifted, aligning with his mom’s Hard Copy tale. In March 1994, he claimed Jackson touched him inappropriately on three occasions—twice at Neverland, once at the Hideout apartment. He added that afterward, Jackson gave him money ($100 each time), slipping it into his pants with an implied “don’t tell.”
In 1994, the Francia family, represented by attorneys Kris Kallman and Terry Cannon, filed a civil suit against Jackson for Jason’s alleged abuse. It never reached a criminal trial but ended in an out-of-court settlement. The deal didn’t bar the Francias from aiding a potential criminal case, yet—like the Chandlers—they just took the money.
The story fully unraveled years later, in 2005. At Jackson’s 2005 trial, Blanca admitted under oath she’d never seen Jackson naked with boys or witnessed molestation firsthand, contradicting her earlier public statements.
Jason Francia testified too, recounting the alleged abuse to the jury. He said he didn’t feel uneasy at the time (being young) but later realized the actions were inappropriate. During cross-examination by Jackson’s lawyer, Thomas Mesereau, inconsistencies emerged. Jason admitted he couldn’t recall much from the 1993-1994 interviews and had initially denied the abuse, citing shame and fear of school judgment. Mesereau suggested police pressured Jason to change his story and that his mother had financial motives, pointing to the Hard Copy payment and the million-dollar settlement. Plus, DA Tom Sneddon attended one of Jason’s 1994 therapy sessions—an unusual move that could’ve influenced the kid’s account. Jury foreman Paul Rodriguez later said neither Jason nor his mother was deemed credible after Jackson’s not-guilty verdict.
 

If Michael Jackson Were Truly a Serial Pedophile, We’d Know for Sure and He’d Have Been Arrested.

Many convinced of Jackson’s guilt insist he covered it all up with his wealth. Yet money, fame, and power often can’t bury a pattern of abuse. In his lifetime, Michael Jackson was accused by three people. Three. A tiny number for someone labeled a “serial pedophile.” Know how many accusations piled up against Diddy in just a couple of months? Over two hundred. At R. Kelly’s trial, forty-five people testified against him, including eleven direct victims. Hard evidence included over twenty videos and ex-staff testimony confirming Kelly recruited young women (some underage). Travel records and court testimony proved he transported victims across state lines for abuse. Seized computers and drives revealed emails and messages backing the prosecution. Phone taps showed Kelly intimidating witnesses.
Both R. Kelly and Michael Jackson faced wiretaps, computer and drive seizures, and staff interrogations. The difference? With Jackson, they found NOTHING.
 

A Counterpoint Was Missing… Until…

One major criticism of Dan Reed’s first documentary was the lack of a counterperspective. For Leaving Neverland 2, he included testimony from two fans and a journalist from the YouTube channel Popcorned Planet. He carefully picked two quirky characters—laughable and argument-free—to portray Jackson’s fandom as a bunch of clueless fanatics. Even Andy Signore’s Popcorned Planet segment was edited to make his points seem weaker. The journalist (presented as a mere fan, not a reporter) showed up with notes, but the edit mostly highlighted him flipping through them, as if struggling with questions. The cherry on top of this petty operation.
 

Draw Your Own Conclusions

If you’ve made it this far, some thoughts have surely crossed your mind. Maybe many of you are thinking: look what people will do for money. Yes, that’s true, but it’s not just about cash. Brett Barnes, one of many kids who befriended Jackson, said the press repeatedly offered him huge sums for a damning statement. Some gave in, some didn’t. These three cases (Chandler, Arvizo, and Robson/Safechuck) show people corrupted by potential profit, sure. But I see more: the unseen players pouring big money into destroying Michael Jackson’s image. Why? What did he do wrong? He was a great philanthropist (donating over $500 million anonymously, without fanfare), wrote incredible music, and inspired generations with a positive message of awakening and awareness. Fine, but Michael Jackson remained a troublesome figure some wanted to “cut down to size.” His influence in the music industry and grip on the public were too threatening to someone. Jackson, for his part, always fought back with dignity, inspiring even in that. Personally, I can say he opened my eyes to so much. I’ve never felt represented by politicians or inclined to trust the media. I feel represented by someone like Michael Jackson and trust his words and deeds. That deep gratitude is why I’m here writing this, after days of piecing together material. I just wish I could do more. I just want some justice. I’m a musician, and there are so many artists I adore and who’ve deeply inspired me. Yet with Michael Jackson, it’s a wholly different bond. I can say I love the Beatles and am a die-hard fan who knows every song, but Paul McCartney, to me, is just a stranger. With Michael Jackson, it’s different. He’s the only one who’s truly gotten into our hearts. That’s why I’ve pursued this cause with fierce passion for years. It’s my way of saying thank you.
 

For Further Exploration

If you’d like to dive deeper into this vast topic, I recommend checking out:
 
– The YouTube channel The Michael Jackson Innocent Projecthttps://www.youtube.com/@mjinnocent
  • The X account andjustice4some – Michael Jackson Fan Account- https://x.com/andjustice4some
  • The X account TSCM – MJJ Repositoryhttps://x.com/MJJRepository

     
  • The X account X MJINNOCENT – https://x.com/MJInnocentUK
  • The 2019 documentary Square One, directed by Danny Wu
  • The Vindicate MJ blog – https://vindicatemj.wordpress.com/
  • The book Michael Jackson – Conspiracy by journalist Aphrodite Jones

 

 

 

Elettra Nicotra