In Italia la tavola resta un luogo simbolico, anche se le abitudini stanno cambiando. Si mangia più spesso in modo informale, i pasti si accorciano, la quotidianità corre veloce. Eppure, quando arrivano le feste, la tavola torna a essere il centro emotivo della casa. È lì che ci si ritrova, ci si racconta, si condividono rientri, annunci, nuove dinamiche familiari. La tavola delle feste non è solo un allestimento, ma uno spazio di relazione.
Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio Consumerismo sulle abitudini domestiche degli italiani, nel 2025 circa il 68 per cento delle persone dichiara di sedersi regolarmente a tavola almeno una volta al giorno, soprattutto a cena, mentre la percentuale sale all’82 per cento nel fine settimana. Cresce però il consumo informale dei pasti: il 32 per cento degli italiani mangia almeno un pasto al giorno “al volo” o in piedi, soprattutto colazione e pranzo feriale. Anche il gesto di apparecchiare diventa più selettivo: solo il 41 per cento lo fa ogni giorno, mentre la maggioranza riserva la cura della tavola ai momenti che contano davvero, come le feste, i rientri dei figli e le occasioni conviviali. Non è la tavola a scomparire, ma a trasformarsi, assumendo un valore sempre più simbolico.

È proprio in questa trasformazione che si inserisce lo sguardo di Elisabetta Scipioni, artigiana tessile e fondatrice di C’era un Tessuto, che da anni lavora sul rapporto tra casa, convivialità e bellezza quotidiana.
«La tavola delle feste non deve essere perfetta, deve essere accogliente», spiega Scipioni. «Oggi si apparecchia meno, è vero, ma quando lo si fa si cerca un senso, un calore, qualcosa che resti. Una tovaglia, dei tovaglioli in tessuto, un porta pane non sono solo oggetti, sono segnali: dicono “sei il benvenuto”».
Per Elisabetta Scipioni la chiave sta nella semplicità consapevole. «Non servono tavole sovraccariche. Basta una tovaglia in lino o cotone naturale, magari chiara, che faccia da base. Poi un colore, uno solo, declinato nei dettagli. La tavola deve lasciare spazio alle persone, non rubare la scena».
Le feste, del resto, non sono fatte solo di pranzi ufficiali. «Il periodo natalizio è lungo», osserva Scipioni. «Ci sono colazioni lente, pranzi improvvisati, merende che diventano confessioni. Anche lì la tavola conta. Un canovaccio usato come tovaglietta americana, facile da lavare, raccoglie briciole e segreti. È davanti a una fetta di panettone che spesso si dicono le cose più vere». Un altro elemento che non dovrebbe mancare è il porta pane. «È pratico, ma soprattutto simbolico. Il pane è condivisione, accompagna tutti i pasti. Metterlo al centro significa tenere unita la tavola». E sui tovaglioli non ha dubbi: «Quelli in stoffa cambiano tutto. Anche se sono spaiati, anche se non perfetti. Danno un senso di casa vissuta».

Accanto allo sguardo artigianale di Elisabetta Scipioni, arriva anche quello del bon ton e dell’etichetta, affidato a Laura Pranzetti Lombardini, che ricorda come la tavola delle feste sia anche una questione di equilibrio e rispetto. «Ultimamente il colore della tavola delle feste non è più solo il rosso: argento, oro, bianco, verde, colori mattone, blu… ma una cosa è certa: è sufficiente un solo colore su una tovaglia bianca, anche declinato in più tonalità, evitando allestimenti eccessivi. Non deve sembrare Carnevale», spiega. «È importante apparecchiare secondo tradizione, con riferimenti alla festa che ricorre, ricordando che è una festa anche per i bambini: l’allegria è necessaria».
Lombardini insiste sulla misura: «Non aggiungete stoviglie o bicchieri inutili. Il centrotavola deve essere basso, per permettere ai commensali di guardarsi negli occhi e dialogare». E sul brindisi precisa: «Va fatto guardandosi negli occhi e alzando i calici. Nelle cene formali è meglio evitare di farli scontrare, mentre in contesti informali un incontro delicato dei bicchieri accompagna l’allegria».
Non mancano i consigli sulle dinamiche familiari, spesso delicate durante le feste. «In caso di famiglie allargate, è importante sistemare con intelligenza i posti a tavola, tenendo le nuove compagne vicino al partner e lontano da situazioni potenzialmente tese. I nonni devono avere un posto d’onore ed essere serviti per primi». Anche la collaborazione è una forma di rispetto. «Chi è educato chiede di aiutare: portare qualcosa, ritirare una prenotazione, dare una mano nell’allestimento. E naturalmente non critica le portate. L’abbigliamento deve essere adeguato: niente jeans, tute o scarpe da ginnastica. I maglioni ironici funzionano solo se portati con consapevolezza».

L’attenzione alle parole e ai gesti. «Evitate messaggi di auguri impersonali e circolari. Meglio un augurio sentito o nulla. E non si fanno auguri a chi ha vissuto un lutto recente: il dolore riaffiora proprio durante le feste». Un ultimo suggerimento da Laura Pranzetti Lombardini: «Tenete sempre un piccolo regalo di scorta. I buoni-regalo sono pratici, ma dicono anche che non si è scelto davvero».
La tavola delle feste è uno specchio. Riflette lo stile, l’educazione, la capacità di accogliere. E forse, oggi più che mai, non serve stupire: basta far sentire chi arriva davvero a casa.






