Da sempre un unico obiettivo: rendere le donne belle, eleganti e sofisticate. Questo il diktat sul quale si impernia una carriera durata più di quarant’anni. Il suo nome per esteso è Valentino Clemente Ludovico Garavani, in arte Valentino. Amatissimo dalle divine di tutti i tempi con i suoi drappeggi impalpabili le fa sembrare delle dee appena calate giù dal monte Olimpo. Un vero e proprio vanto nazionale.
Il Maestro si è spento il 20 gennaio 2026, all’età di 93 anni, nella sua casa di Roma, dove viveva da decenni circondato dalla famiglia e dai collaboratori più stretti. Si era ritirato ufficialmente dalle scene creative nel 2008, quando cedette il controllo artistico della maison Valentino, quindi da circa 18 anni si dedicava a una vita più riservata, tra viaggi, arte e il suo ruolo di mentore silenzioso per le nuove generazioni della moda.
(foto di copertina – Instagram Maison Valentino)
Il primo abito lo ha creato per la bottega di una zia, quando ancora non era più che un ragazzino. Ma il talento non ha età, tanto meno per il Re della Moda. Valentino nasce nel 1932 a Voghera, già con lo stile nel sangue. Segue una scuola di figurino a Milano e a soli diciassette anni lascia l’Italia e parte per la bella capitale della moda, Parigi. Qui impara l’arte tanto amata nelle maison di Dessès e Laroche, fino al 1957, anno in cui rientra in patria e, con l’aiuto del padre, apre un atelier a Roma. “Ho lavorato da Jean Dessès e Guy Laroche. Ho imparato molto da loro ma anche dall’atmosfera incredibile che si viveva a Parigi nel mondo della moda, coi grandi creatori come Christian Dior, Cristobal Balenciaga o Jacques Fath”, ha affermato lo stilista.
Una volta in Italia, il debutto avviene in sordina, non vende neppure un abito, ma Valentino non si scoraggia e non abbandona il suo sogno. In quegli anni conosce Giancarlo Giammetti, lo studente di architettura che sarà suo amico fidato, manager, amministratore e il suo uomo di comunicazione. Nel 1962 sfila sulle passerelle fiorentine di Palazzo Pitti dove finalmente ottiene il meritato successo. Tutta la sua collezione viene acquistata dai buyers, specialmente quelli americani e gli ordini arrivano a fiumi.
Nel 1998, fra le lacrime, vende la griffe alla Hdp Holding di Maurizio Romiti, rimanendone però al vertice creativo. Nel 2002 la griffe è passata nel Gruppo Marzotto.
Il 2007 è l’anno dell’addio alla moda del grande maestro. “Me ne sono andato ma non mi sono mai fermato. Ho continuato a creare e a disegnare, con progetti sempre nuovi. Quello che faccio in questa mia nuova fase artistica mi diverte molto”.
Viene, così, sostituito dalla designer Alessandra Facchinetti. Rimasta nella maison per meno di un anno, Alessandra, viene rimpiazzata dal duo stilistico Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, con già dieci anni in azienda alle spalle e responsabili delle linee accessori Valentino. Il 7 Luglio 2016 Valentino, convinto della decisione presa, nomina Pierpaolo Piccioli come unico Direttore Creativo perché consapevole della visione estetica contemporanea e dell’eccellenza nell’esecuzione dell’uomo. “Pierpaolo Piccioli, l’attuale direttore creativo della maison Valentino, ha dimostrato di essere un grande erede. Attinge alla mia stessa ispirazione di bellezza e eleganza. La fedeltà al brand per cui lavora, senza distruggerlo come capita oggi, fa di lui un perfetto erede”, aveva affermato il designer.
Il Rosso Valentino
Si tratta di una tonalità di rosso molto acceso tra il carminio, il porpora e il rosso di cadmio. Nelle parole di Valentino Garavani: “Amo questo colore perché va bene per tutti i tipi di donna. I miei colleghi dicevano che quel colore faceva troppo Valentino, e la cosa mi divertiva molto. Adesso è dappertutto e ne sono felice. Com’è nato? Ero molto giovane, avrò avuto 19 anni, e andai a Barcellona per una prima teatrale. Rimasi letteralmente affascinato dall’incredibile quantità di rosso che vidi. Da lì decisi che dal momento in cui avessi creato la mia prima collezione da solo, nella mia sartoria, quel colore sarebbe stato il mio portafortuna. Poi è diventato mio, l’ho studiato con attenzione e in profondità, in tutte le sue tonalità”.
I suoi abiti, sintesi di lusso e grazia, che donano alla donna che l’indossa eleganza e distinzione, sono stati dei capolavori di manualità, sempre ornati da fiocchi, fiori e nastrini e realizzati con tessuti e stoffe pregiate. Il suo estro si è espresso al meglio nell’haute couture, ciò nonostante proponendo anche una linea di prête-à-porter corredata di accessori, pelletteria, occhiali, calzature e profumi.
Da Roma a Hollywood
Tra le care amiche di Valentino sicuramente c’è Audrey Hepburn. L’attrice indossava i suoi capi sui set ma anche nella vita privata. Era una tale fan della maison che spesso si faceva fare creazioni su richiesta. Anche Jacqueline Kennedy era una grande appassionata delle creazioni dello stilista tanto da far esplodere il fenomeno Valentino dopo aver ammirato a un ballo il vestito di un’invitata, che aveva rivelato “È di un italiano. Si chiama Valentino”. Quando il cognome dell’ex first lady cambia da Kennedy in Onassis è Valentino l’abito in pizzo avorio, silenzioso ed elegante testimone di (seconde) nozze, che la fascia nel percorso verso l’altare nel 1968. Le virtù artigianali di Valentino combinate al lusso e alla cura del dettaglio sono state una vera e propria calamita per il jet-set internazionale. I suoi abiti sono indissolubilmente legati a momenti che hanno fatto storia: da quello di Liz Taylor indossato per il primo incontro con Richard Burton, fino al bellissimo capo vintage scelto da Julia Roberts per ritirare l’Oscar nel 2001.
Una vita a cinque stelle, tra castelli alle porte di Parigi, chalet a Gstaad e yacht principeschi. Ma anche una vita di grande lavoro, nel suo atelier di Piazza Mignanelli a Roma a creare abiti per principesse reali, attrici di Hollywood e popstar mondiali. La Maison Valentino, così, continua tutt’ora a realizzare quella sintesi di tradizione e innovazione necessaria ad un’industria creativa che costruisce il vero senso della bellezza.






