Il linguaggio segreto della moda” – A Roma la presentazione del primo libro di Ida Galati con una performance immersiva tra arte e stile

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Roma, maggio 2025 – Dopo il successo milanese alla Mondadori Duomo, arriva anche nella Capitale Il linguaggio segreto della moda (Giunti Editore), il primo libro di Ida Galati – fashion writer, consulente di comunicazione e nota content creator – che sarà presentato mercoledì 15 maggio 2025 alle ore 18:30 presso la Kou Gallery di Roma, in via della Barchetta 13.

Un evento che promette di andare ben oltre la semplice presentazione editoriale: ad affiancare Ida Galati ci sarà la fashion reporter e autrice televisiva Valeria Oppenheimer, in un dialogo intimo e appassionato sul potere degli abiti come strumenti narrativi dell’identità. A rendere la serata ancora più memorabile, una performance immersiva a cura della stylist Nicole Rota, con manichini viventi che interpreteranno stili e atmosfere tratti dal libro, animando lo spazio della galleria con installazioni visive in collaborazione con tre giovani designer emergenti: Federica Fusco, Veq Atelier e Annalisa Queen.

Il messaggio è chiaro: la moda è un linguaggio, e Ida Galati ci invita ad ascoltarlo, leggerlo, interpretarlo.

“Il mio linguaggio segreto”: intervista ad Ida Galati

Abbiamo incontrato Ida Galati in vista della tappa romana della presentazione. Con lei, abbiamo parlato di moda, cambiamento, scrittura e del profondo legame con Roma, città in cui ha vissuto a lungo e che ancora oggi sente casa.

Ida, dopo Milano, ora Roma. Cosa rappresenta per te presentare il tuo libro qui?

Roma è la città dove sono diventata adulta, dove ho mosso i primi passi nella comunicazione, dove ho vissuto amori, amicizie, difficoltà, conquiste. Ne parlo anche nel libro, perché ogni città in cui ho vissuto mi ha fatto capire di dovermi o potermi vestire in maniera diversa (e nel libro spiego perché). Tornarci con il mio primo libro è come chiudere un cerchio emotivo e aprirne un altro, più consapevole. È una città che sento casa, non solo per quello che è stata, ma per quanto mi ha formata. Presentare qui Il linguaggio segreto della moda significa molto, perché è come restituire qualcosa a un luogo che mi ha dato tanto.”

In tanti ti seguono da anni, ma ora che hai messo tutto nero su bianco, ti chiedo: da dove nasce davvero questo libro?

Da un’urgenza. Ho sentito il bisogno, quasi fisico, di fermare su carta una riflessione che da anni porto avanti: la moda come strumento psicologico, sociale, personale. Non è mai solo “cosa metto oggi?”. È “chi voglio essere oggi?”. Ho iniziato a scrivere in un momento in cui avevo bisogno di rallentare e focalizzarmi.”

E come ti sei sentita nel processo di scrittura?

Mi sono divertita tantissimo. Mio figlio di 10 anni, alla presentazione di Milano, mi ha chiesto davanti a tutti se mi fossi divertita a scrivere. Mi ha spiazzato, mi sono commossa. La risposta è sì, mi sono divertita talmente tanto che vorrei fare solo questo. Raccontare. Perché è quello che ho sempre fatto, anche prima di rendermene conto.”

Il linguaggio segreto della moda mescola moda, psicologia, storytelling. Perché questa scelta?

Perché ancora in troppi pensano che la moda sia poca cosa, senza tenere conto del fatto che è da sempre storia del costume e racconta l’evoluzione dell’identità femminile. I vestiti sono solo l’inizio. Li usiamo per raccontare chi siamo o chi vorremmo essere. Nel libro cerco di renderci più consapevoli del perché a volte scegliamo o non scegliamo un abito; perché tutto parla di noi”. Sono stata felice dopo tanti anni di capire che c’era un nesso affascinante e profondissima tra i miei primi studi (quelli di psicologia) e i secondi (quelli di giornalismo di moda), come se un cerchio si chiudesse: l’identità è legata all’immagine e più strumenti di conoscenza abbiamo (di noi e degli abiti) e più saremo centrate e connesse con noi stessi e con il mondo circostante.

Cosa pensi oggi dell’industria della moda?

Che è in una fase di trasformazione. Come ha detto Andrea Guerra di Prada, abbiamo commesso l’errore di alzare i prezzi senza giustificarli davvero, senza far percepire un valore vero. La moda deve tornare a raccontarci, ad emozionare, a far innamorare. Mi sembra ci sia troppo business e poco cuore. Siamo anche attraversando un momento storico particolarmente duro. D’altro canto le nuove generazioni, sono attente all’ambiente, alla responsabilità sociale, ma sono attratte dalla fast fashion perché le alternative sono troppo care e non ne viene percepito il valore. La bellezza fine a sé stessa non basta più. Collaborazioni come quella tra Prada Re-Nylon e National Geographic vanno in questa direzione: moda che educa, che apre dialoghi. Non è sufficiente, certo, ma è un inizio.”

C’è un messaggio che speri rimanga al lettore?

Che la moda non è mai neutra. Che ogni mattina, quando ci vestiamo, stiamo scegliendo chi essere. E che anche se cambiare è faticoso, possiamo farlo. Anche solo partendo da una camicia diversa, da un colore nuovo, da un accessorio che non osavamo. La moda può essere il primo passo verso qualcosa di più grande che riguarda noi.”

Dopo questo libro, cosa c’è nel futuro di Ida Galati?

Tanti, infiniti altri racconti; magari su carta o sempre in video. Chi lo sa. Possosolo dirti che ho trovato il mio ikigai, il mio motivo per cui alzarmi al mattino. E questo mi rende già molto felice.”

 
Barbara Molinario