Di Greta Corrado
Food&Fashion design: la doppia F della moda!
Moschino, Chanel e Prada tra fastfood, supermercati e cafè.
Moda e cibo, difficile trovarli nella stessa frase. Le modelle sempre troppo magre sicuramente non mangiano panini da anni, figuriamoci hamburger di Mc Donald.
Tutti sappiamo quanto siano di moda i reality sulla cucina, pensiamo a MasterChef e i followers sempre più numerosi dei siti di food design. La moda per il cibo impazza sugli schermi, ma di certo non pensavamo anche sulle passerelle.
Lo scorso 20 febbraio in occasione della Fashion Week Fall/Winter 2014/2015 a Milano, Moschino presenta una collezione che richiama il mondo Mc Donald dove la famosa M della catena americana diventa la M di Moschino.
Jeremy Scott eccentrico stilista della linea Moschino, aveva già dimostrato il suo carattere pop, un piccolo Andy Warhol della moda, che ama riprendere icone della cultura popolare e dargli nuova vita nelle sue creazioni. Jeremy Scott il nuovo direttore artistico della Maison per il suo debutto scende in passerella con abiti che richiamano McDonald, Spongebob, patatine e snacks vari.
L’esordio di Scott non è certo passato in sordina e molte riviste hanno sostenuto lo stilista parlando di una grande esibizione.
La stampa è stata piacevolmente sorpresa, ma è comunque chiaro che la scelta del fast food americano rimane una grossa provocazione. Se da una parte le modelle rimangono magrissime, dall’altra Moschino sembra incitare ad abbuffarsi di calorie e cibi spazzatura. Addirittura una polemica è partita dagli impiegati McDonald i quali si sono sentiti offesi ed hanno accusato la Firma di voler deridere i loro stipendi bassi e il loro lavoro decisamente poco gratificante. Insomma Moschino non sembra aver avuto molta delicatezza nell’affrontare l’argomento. Certo è che i capi hanno dato sfoggio di grande sartorialità e hanno fatto divertire. La Maison ha poi deciso di terminare la sfilata con un abito da sposa che riportava gli ingredienti le indicazioni alimentari a sottolineare la provocazione voluta.
Piccola parentesi per la citazione di Spongebob che se non fosse stato per la faccia del cartone animato sarebbero sembrati abiti alla “Crudelia Demon”, visti i buchi del formaggio che sembravano un richiamo “animal”.
Se Moschino sfila facendo indossare alle sue modelle incarti di cibo e icone di McDonald, Chanel fa direttamente la sfilata all’interno di un supermercato.
Il 4 marzo, in occasione della Fashion Week parigina, Chanel all’interno del the Grand Palais costruisce una vero e proprio “supermarchè” con tanto di scaffali, cibo, cesti e carrelli.
Chanel fa sfilare le proprie modelle mentre fingono di fare la spesa mostrando al pubblico come si può avere stile in qualsiasi occasione: abiti che mettono in mostra le spalle e il bacino con tagli squadrati e stampe con forme geometriche. Cappotti che vanno dal taglio a trapezio a tubini stretti e lunghi, con tessuti lucidi quasi plastificati. Una moda che sembra imbustata e conservata. Uno stile che si mostra comodo e dove le modelle non hanno mai indossato tacchi ma scarpe da ginnastica o stivali, a partire dalla tuta fino agli abiti più eleganti.
Un parterre di colori e tessuti che mostra la voglia di continuare a sperimentare e a dettare moda, perché lo stile lo si vede in ogni occasione, anche da cosa si indossa per fare la spesa.
Al termine della performance-sfilata una voce all’altoparlante annuncia la conclusione: “tutti alle casse”.
Prada invece decide Londra per aprire il suo primo “Pradasphere cafè” che sarà adiacente ad Harrods. Sarà sempre il department store inglese al quarto piano, ad ospitare la mostra di Prada chiamata anch’essa “Pradasphere”.
Sin dalla nascita del concetto di “marca” le grandi firme hanno allargato il proprio mercato attraverso prodotti trasversali come cosmetici, profumi accessori ecc. Tutto questo come richiamo della marca in modo da far ricordare alla gente la propria firma.
Che Prada non abbia deciso di rinnovare la consapevolezza della Maison e della propria italianità sartoriale? Non si sa, certo è che Prada in precedenza aveva già tentato di trovare un accordo per l’acquisizione della pasticceria milanese Cova.
In ogni caso Pradasphere Cafè è il primo locale food con il marchio Prada e visti i successi nel mercato del food design, un caffè d’èlite potrebbe non essere così sbagliato.
Secondo indiscrezioni trapelate durante la settimana della moda a Milano, la Firma meneghina non vuole certo abbandonare la Madonnina e sembra intenzionata ad inaugurare entro l’Expo 2015, il ristorante e la Fondazione ai piani superiori del proprio negozio in Galleria Vittorio Emanuele.
Insomma il nuovo binomio fashion&food (un design dalla doppia F) potrebbe aprire nuove collaborazioni e c’è da aspettarsi grandi cose.
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