In ordine di sparizione

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 Di Andrea Festuccia

La vendetta è un film che si serve freddo

E’ ambientato in una gelida regione isolata della Norvegia il film “In ordine di sparizione”, una storia di vendetta fra giovani gangster vegani e ruspante mafia serba.

La vendetta. Un sentimento che la nostra società ha sostituito con la fiducia nella giustizia ma che a volte riemerge con violenza. Un tema, quello della vendetta, spesso utilizzato dal cinema come “motore” dei film. Da quella algida, misteriosa e senza via di uscita della “Trilogia della vendetta” del regista sudcoreano Park Chan-wook (Mr.Vendetta, Oldboy e Lady vendetta) a quella più “bellica” e sanguinosa di Kill Bill di Quentin Tarantino.  E proprio a Tarantino (ma anche ai fratelli Cohen) sembra ispirarsi il nuovo film del regista norvegese Hans Petter Moland, “In ordine di sparizione”, dal 29 maggio al cinema: una commedia pulp capace di alternare colpi di scena ad altissima tensione con momenti di puro divertimento (il titolo originale, “KraftIdioten”, suggerisce il tipo di comicità). Nel cast ottimi attori come Stellan Skarsgård (Uomini che odiano le donne, Nymphomaniac) e Bruno Ganz (Il Cielo sopra Berlino, The Counselor).

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La trama: In una regione remota della Norvegia, Nils tiene libere le strade guidando un enorme spazzaneve. Cittadino modello, la sua vita è sconvolta dall’omicidio del figlio, finito per errore nel mirino della malavita. Deciso a vendicarsi, l’uomo si rivela un combattente nato, scagliandosi da solo contro un’organizzazione criminale guidata dal “Conte”, giovane gangster ferocissimo ma amante dell’arte e vegano convinto. La situazione si complica quando si mette di traverso anche la ruspante mafia serba, in un susseguirsi di omicidi e vendette incrociate sempre più rocambolesco. Grazie alla fortuna dei principianti e a un coraggio fuori dal comune, Nils riuscirà a tenere tutti sotto scacco, fino all’eclatante resa dei conti.

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Così scrive nelle note di regia il regista Hans Petter Molland: “Da tempo volevo fare un film sulla vendetta. La vendetta è un sentimento primitivo, eppure squisitamente umano. Da bambino volevo vendicarmi: combattevo le persone che mi avevano fatto del male, derubato, umiliato o tradito. Vendicandomi, pensavo di lottare per il trionfo della giustizia. Immaginavo di rimettere le cose a posto, restituendo pan per focaccia. Immaginavo che “i cattivi”, finalmente umiliati, avrebbero riconosciuto i loro torti. Ma come tutti sappiamo, le cose non vanno così… Invece di giustizia ottenevo solo rappresaglie, in un crescendo di violenza. Così mi sono detto: se non si riesce ad avere giustizia, cerchiamo almeno di divertirci”.