Di Andrea Festuccia
Iperattività e deficit dell’attenzione, sappiamo tutto?
Un film sull’ADHD, cioè il deficit dell’attenzione e dell’iperattività, che vuole indagare sui coni d’ombra di una malattia sulla cui diagnosi e cura la comunità scientifica dibatte da oltre 50 anni
Cominciamo subito col dire che quando si parla di malattie, soprattutto quando a parlarne è un film, occorre dare al film stesso il ruolo che gli spetta, cioè quello (se fatto a dovere) di porre allo spettatore delle domande che possano poi aiutarlo, attraverso un ulteriore approfondimento da fonti diverse, a comprendere meglio l’universo in cui, da un giorno all’altro, è piombato: in questo caso l’universo di chiama ADHD, cioè il disturbo da deficit di attenzione/iperattività.
Il film di Stella Savino “ADHD – Rush Hour”, in uscita il 26 giugno nelle sale italiane, parte da un punto di vista netto: l’ADHD è una malattia sovrastimata, la cui diagnosi e cura dipende dal medico a cui ci si rivolge e dal Paese in cui si vive. E pone delle questioni “pesanti” nella sua presentazione : “I vostri figli non stanno fermi, giocherellano con le mani e con i piedi … non riescono a stare seduti sulle loro sedie … corrono, si arrampicano … hanno difficoltà a giocare … si comportano come se fossero azionati da un motore … quando gli si parla sembrano non ascoltare … sono distratti … non riescono a stare in silenzio, parlano troppo! Hanno difficoltà ad aspettare il proprio turno … sparano le risposte prima che sia terminata la domanda … interrompono o si intromettono nelle comunicazioni con gli altri … ATTENZIONE! anche solo sei di queste espressioni comportamentali e, probabilmente, qualcuno un giorno vi dirà che vostro figlio soffre di ADHD – DEFICIT DELL’ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ, una anormalità neuro-chimica geneticamente determinata. A seconda del Paese in cui vivete, che voi siate in America, Germania, Francia o Italia, vi sarà offerta, con più o meno facilità, la soluzione ai vostri problemi: una pasticca di metilfenidato o di atomoxetina”.
A partire dalla denuncia delle conseguenze dell’assunzione dei farmaci, il film diventa un viaggio tra Europa e Stati Uniti d’America, tra laboratori di genetica e di Brain Imaging, aule universitarie e scuole elementari, il dibattito scientifico prende corpo, intrecciandosi e alternandosi alle voci dei protagonisti, bambini e adolescenti, e dei loro genitori. Ragazzi come Armando, 19 anni, di Roma, da 9 in cura farmacologica, o Zache, di Miami, che ha ricevuto la sua diagnosi di ADHD al primo anno di asilo…









