
Di Andrea Festuccia
Cinema dalle due sponde del “mare nostrum”
Rivoluzione vera o mancata? Integrazione possibile o scontro fra civiltà? Queste le domande alla base dei film del MedFilm festival, fra documentari, melodrammi, noir, commedie e cinema sperimentale
Compie vent’anni il MedFilm Festival, il Festival dedicato alla cinematografia del Mediterraneo e al dialogo fra i Paesi delle due sponde, e torna a Roma dal 4 all’11 luglio presso la Casa del Cinema ed il Museo MAXXI. Un programma che comprende quest’anno film legati a un fil rouge comune: da un lato il Mediterraneo, ricco di storia, fascino, passioni viscerali e rivoluzioni; dall’altro l’Europa dell’immigrazione e dell’incontro/scontro tra culture diverse. Ad aprire il festival, l’Egitto con l’anteprima europea di Factory Girl, del maestro del cinema egiziano Mohamed Khan, a Roma ospite del festival. Tra gli esordi più promettenti si segnalano il turco Seaburners di Melisa Önel, misterioso noir notturno sui mercanti di uomini; l’algerino Bloody Beans di Narimane Mari, film-performance sulla guerra in Algeria, ed infine le commedie agrodolci, in bilico tra vizi privati e pubbliche virtù, Stable Unstable del libanese Mahmoud Hojeiji e Challat of Tunis della tunisina Kaouther Ben Hania.

Fra il film più significativi, Factory Girl racconta la storia di Hiyam, una giovane operaia, che vive in un quartiere della bassa middel-class egiziana, insieme con le sue colleghe di lavoro. É da un po’ di tempo che Salah, il nuovo supervisore dell’azienda, ha dimostrato interesse per lei. Hiyam crede che l’amore possa travalicare le frontiere e le differenze di classe che intercorrono fra loro, ma non è così. Quando Hiyam scopre di essere incinta, la sua famiglia e i suoi amici più vicini la accusano di essere una peccatrice. Hiyam decide di non difendersi e paga un enorme prezzo in una società che non accetta l’indipendenza delle donne. Il film “Factory Girl” esamina i cambiamenti che avvengono nella vita di Hiyam nel corso di quattro stagioni. Dall’innamoramento al cuore infranto, il cerchio della sua vita si chiude alla fine dell’anno……..

Altro film presentato nella rassegna, Challat of Tunis della tunisina Kaouther Ben Hania. Challat è il nome dato ad uno sconosciuto che nell’estate del 2003 passava per le strade di Tunisi sfregiando sul “di dietro” le donne più belle: anche qui il film è il simbolo di un mondo che sta (forse) per cambiare, anche se con mille resistenze: infatti grazie alla rivoluzione e alla primavera araba, la regista ha potuto girare un film-documentario e soprattutto avere accesso agli archivi della polizia, per narrare con l’espediente di un fatto a metà fra realtà e leggenda metropolitana, l’universo dei rapporti fra uomini e donne in Tunisia.






