Design of South Africa

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Di Isabella Tamponi

Il volto artistico del Sudafrica

Da Cape Town a Johannesburg, fino alla Biennale d’Architettura.

Venezia – il design sudafricano è al centro dell’attenzione: alla 14a Biennale d’Architettura, infatti, viene messa in risalto la creatività degli artisti sudafricani. Si mostra cosi una cultura dinamica e sperimentale, ricca di sfumature, che guarda al futuro senza dimenticare il passato. Il Sudafrica, dunque, fa parlare di sé non solo per i magnifici paesaggi che offre, ma anche per l’immensa creatività che contiene e che viene espressa nell’arte.

La nomina di Cape Town come World Design Capital 2014 ha contribuito a puntare i riflettori internazionali non solo sulla città della Table Mountain, ma su tutto il Paese: eventi, mostre e manifestazioni animeranno sia Cape Town che Johannesburg fino alla fine dell’anno.

Ma se non potete andare a visitare il Paese, potrete cogliere le sfaccettature di questo volto del Sudafrica andando alla Biennale d’Architettura di Venezia, dove è stato allestito all’Arsenale il padiglione del Sudafrica con la mostra “South Africa 1914-2014: il Modernismo e il suo Doppio”, curata da Mr Lemaseya Khama e Mr Jean-Pierre de la Porte (07 giugno-23 novembre 2014).

Nell’anniversario dei 20 anni di Democrazia del Paese questa esposizione è l’occasione per iniziare una riflessione sul significato della trasformazione urbana e dell’architettura sudafricana nel corso dell’ultimo secolo: un’evoluzione che deriva dai numerosi cambiamenti politici, economici e sociali del Paese. L’esplorazione di questa mostra si basa su un doppio registro, con una particolare attenzione al periodo che va dal 1961 al 1994: da un lato c’è un modernismo eclettico che assorbe e rielabora ogni possibile forma di architettura europea d’avanguardia, dall’altro una sovrastruttura storica legata al periodo dell’apartheid, conclusosi nel 1994. Il cuore del padiglione è uno spazio dove si trovano alcune immagini delle città sudafricane di oggi, contrapposte a quelle che ritraggono i giovani della prima generazione post-apartheid.