Di Andrea Festuccia
“Jimmy’s Hall” è il nuovo film storico del grande regista inglese
Arriverà il 18 dicembre nelle sale italiane il nuovo film del regista degli “ultimi”, celebre per i suoi film sul sottoproletariato inglese – Una sala da ballo negli anni’30 in Irlanda diventa il luogo della presa di coscienza politica per un’intera comunità
Per molti è soprattutto il regista di “Raining stones” (Piovono pietre), un film che gli resta attaccato sulla schiena come il dolore e la disgrazia di operai e disoccupati a cui ha cercato in questi anni di dar voce. Ma la filmografia di Ken Loach è talmente ampia e ha toccato temi così (purtroppo) comuni in tempi di crisi, che film come “Ladybird Ladybird”, “Terra e Libertà”, “La canzone di Carla” o “Paul, Mick e gli altri” hanno saputo far immedesimare nella lotta quasi titanica dei protagonisti generazioni di spettatori. Senza dimenticare un film solo apparentemente atipico come “Il mio amico Eric”, con il calciatore francese Eric Cantona: “apparentemente” perché è un film sull’amicizia e sul calcio, elementi della vita di tutti i giorni, che utilizza come specchio (con massicce dosi di ironia) per parlare di una quotidianità che faticosamente arranca cercando alternative più o meno effimere al dramma occupazionale e sociale dei nostri tempi.
Ma veniamo a “Jimmy’s Hall”: Nel 1921, il peccato di Jimmy Gralton (interpretato dall’attore irlandese Barry Ward) è stato quello di avere costruito una sala da ballo a un incrocio di campagna, in un’Irlanda sull’orlo della Guerra civile. La Pearse-Connolly Hall è un locale dove i giovani possono andare per imparare, discutere, sognare… ma soprattutto per ballare e divertirsi. Giorno dopo giorno, il locale diventa sempre più affollato e popolare, finché la sua fama di ritrovo di socialisti e liberi pensatori arriva alle orecchie della Chiesa e dei politici, che alla fine costringono Jimmy a fuggire in America e la sala da ballo a chiudere. Dieci anni dopo, nel pieno della Grande Depressione, Jimmy torna nella Contea di Leitrim per prendersi cura di sua madre, deciso a condurre una vita tranquilla, e a prendersi cura della fattoria. La sala da ballo è sempre lì ma abbandonata, e nonostante le pressioni dei giovani del posto resta chiusa. Ma col passare del tempo, Jimmy tocca con mano la povertà e l’oppressione culturale che affliggono la sua comunità, e il leader e l’attivista che sono in lui prendono il sopravvento. Così, decide di riaprire la sala, costi quello che costi…
Un contesto storico che può essere ricollegato al “Vento che accarezza l’erba”, altro capolavoro di Ken Loach, ma l’obiettivo, stando alle parole dello stesso Loach, resta sempre lo stesso, che si tratti di film storico o meno: “In linea generale – afferma Loach – il cinema rafforza lo status quo, perché le grandi produzioni sono tutte di un certo tipo: servono a consolidare l’ordine costituito o come valvola di sfogo. Di solito sono i film più pubblicizzati e con il budget più alto. E’ sempre stato così. Come mezzo di comunicazione, il cinema avrebbe altre potenzialità, ma all’industria non interessano. I film possono creare collegamenti, porre domande, mettere in discussione opinioni correnti. Tanto per cominciare, possono valorizzare l’esperienza della gente comune. E’ attraverso il racconto della vita quotidiana, con i suoi conflitti, le sue battaglie e le sue gioie, che possiamo intravedere un futuro possibile”.









