Belfast, 1971: scappa o muori

0
1768

71_1

Di Andrea Festuccia

Al Torino Film Festival un film mozzafiato sulla guerra protestanti-cattolici nel Nord Irlanda

Yann Demange, regista di “Dead Set”, serie tv britannica sui morti viventi, si cimenta con successo su uno war movie/ survival horror, accolto da applausi in sala – A colpire soprattutto iperrealismo delle scene e ricostruzione del clima paranoico di un’intera città

Belfast, 1971: in una Irlanda del Nord diventata territorio di guerra fra fazioni protestanti (supportate dai militari britannici) e cattoliche indipendentiste (dove si fa largo la strategia terrorista dell’ IRA) un soldato inglese, Gary Hook (Jack O’Connell), durante una rivolta assiste all’esecuzione a sangue freddo di un suo commilitone. Solo e sperduto tra le linee nemiche, ha inizio per lui una notte da incubo, in cui dovrà fronteggiare in prima persona il terrore e l’angoscia nati dall’odio fratricida.

71_2

Il film, ricco di suspense e di inseguimenti concitati, non cala mai di tensione. Fotografia, costumi, suono, colonna sonora sono perfettamente calzati sugli anni ’70, ma soprattutto Yann Demange  è bravo a restituirci la storia di quelli che molti chiamerebbero gli “antieroi”, ma che per altri sono solo persone normali, buttate a capofitto in una guerra senza pietà: non è solo il caso di Hook, ma anche quella del bambino che prova a salvarlo, un personaggio bellissimo, che tratta i miliziani dandogli del ” cogl…..”, già troppo maturo per la sua età, lucido nella lettura pragmatica del conflitto più di tanti adulti con cui ha a che fare, vittima purtroppo egli stesso della ferocia terroristica. O come la figlia del medico cattolico che se ne prende cura, ma che è morsa dai dubbi se riconsegnarlo o meno ai carnefici.

71_3

Demange è bravo a gettarci subito nel clima giusto, a partire da una sommossa nella via più pericolosa di Belfast in cui, senza bisogno del 3D, le pietre che volano le senti sulla pelle. L’iperrealismo di alcune scene di sangue invece ricorda sicuramente quello di alcuni zombie movie nei quali il regista si è cimentato negli anni precedenti, mentre l’ambientazione di Belfast, con i suoi palazzi popolari fradici di pioggia e le lunghe salite che celano possibili agguati fa il resto, e le trame di spionaggio che gravitano attorno alla storia non prendono mai il sopravvento sulla claustrofobia del protagonista, vero motore del film. Insomma un film che, se vedrà la luce nelle sale italiane, non deluderà il pubblico.