Se non ha il rubino non è Roberto Coin!

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Roberto Coin

Di Barbara Molinario

Un rosso rubino è il portafortuna di Roberto Coin.

Come si riconosce un gioiello Roberto Coin? Ogni sua creazione nasconde un piccolo rubino rosso, che, badate bene, non è sempre parte del design del gioiello, ma è interno attaccato alla pelle..

Una pietra dal colore caldo, potente, passionale. Per il popolo egiziano era l’unico porta fortuna, e Roberto Coin ci assicura che nell’arco della sua carriera da gioielliere ha ricevuto migliaia di lettere dai suoi clienti che giurano che dopo aver acquistato ed indossato un suo gioiello le cose della vita sono andate meglio, una vera fortuna! Ed al motto di “non è vero ma ci credo”, vogliamo crederci anche noi che un piccolo puntino rosso prezioso sulla pelle possa difenderci dalle avversità.

A parte la scaramanzia, chi indossa un gioiello firmato Roberto Coin è fortunato perché indossa spesso e volentieri un pezzo unico, che non ha gemelli. La filosofia di Coin, infatti, è quella di creare stagione dopo stagione, mese dopo mese, settimana dopo settimana, gioielli sempre diversi. “L’innovazione è quello che cerco” ci racconta in un’intervista appassionata e informale, davanti ad un buon te e torta di mele, in un localino al centro di Roma, a due passi da via Vittoria 9, sede del suo atelier romano. “A me piace sperimentare” continua, sfogliando un librone con le foto delle sue creazioni “viaggio per il mondo e qualsiasi cosa mi ispira! Amo la natura, amo gli animali ed ho creato la collezione di gioielli che riproducono animali più grande al mondo!” e sfoglia il librone e mostra “i bracciali che riproducono fedelmente il cavallo arabo, lo scorpione, il segno zodiacale di mia moglie, l’anello a forma di tartaruga, il leone…” e con estremo orgoglio descrive la criniera, che si muove, come fosse mossa dal vento perché creata con infiniti anellini d’oro incastrati l’uno all’altro. “L’elefante è il mio orgoglio” ed in effetti la pelle dell’animale è ricreata alla perfezione, la rugosità, la corposità si possono percepire dalla trama dell’oro.

Ma come può essere riconosciuto un marchio se ogni gioiello è diverso dall’altro? “La riconoscibilità non mi interessa” dichiara il gioielliere “le mie clienti sanno che il gioiello è mio.. e sono molto più felice nel rendere ogni donna unica, non omologata, piuttosto che creare una massificazione e rendere tutte uguali, solo per essere riconosciuto.”  Ed in effetti dobbiamo dargli ragione perché il brand conta oltre 1000 punti vendita distribuiti in 62 Paesi in tutto il mondo; le più grandi star internazionali calcano i red carpet con le sue creazioni, star del calibro di Oprah Winfrey e Uma Thurman, per fare due nomi.

La sperimentazione è la sua cifra, il suo scopo creare trend. Ultimo in ordine di tempo il diamante 100. Il classico diamante ha 50 tagli, quindi 50 sfaccettature, Roberto Coin ha creato il diamante 100, con ben 100 tagli, 100 sfaccettature che assorbono la luce e la riflettono in maniera molto più corposa poiché il tempo di restituzione della luce dall’interno della pietra è maggiore. “Un’idea semplice” minimizza Coin “ho solo pensato a come si potesse migliorare un diamante e mi è venuto in mente di aumentarne la luce” e poi continua “solo il quattro o cinque percento degli intagliatori di diamanti al mondo sono in grado di realizzare questo taglio, ed io collaboro con loro, sono andato a cercarli ed ora lavorano per me”

Un altro colpo di genio è quello di realizzare gioielli per bambini, eh si.. il motivo è tanto semplice quanto intelligente “Le mie clienti sono donne adulte, anche molto adulte.. e potranno essere mie clienti per un certo arco di tempo e comunque mi conoscono già.. il mio scopo è di farmi conoscere anche dalle giovani, giovanissime generazioni, cosicché possano apprezzare i miei gioielli e portarmi con se nelle varie tappe della loro vita”.

L’occasione dell’incontro con Roberto Coin, che di solito è molto difficile da “acchiappare” è stata quella dell’evento di presentazione dei gioielli della collezione natalizia, presso la “Lanterna di Fuksas”, una modernissima struttura in vetro e acciaio che emerge sui tetti di Roma, tra via del Corso e Via Tomacelli, con una vista mozzafiato sulla cupola della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso.

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