Le Dissolute Assolte in scena il 18 dicembre a Roma

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Di Elisabetta Vassallo

Le Dissolute Assolte

Di Luca Gaeta in scena il 18 dicembre per un’ultimissima replica prima della fine dell’anno.

 

Roma – Il 18 dicembre alle ore 21:00 il Rialto Sant’Ambrogio ospiterà l’ultima replica de “Le Dissolute Assolte ( ovvero le donne del Don Giovanni )“ opera teatrale del regista Luca Gaeta a conclusione di un ciclo di spettacoli che hanno letteralmente “sedotto” il pubblico.

Un cast di bravissime attrici – Nela Lucic, Laura Gigante, Valentina Ghetti, Annamaria Zuccaro, Lucia Rossi, Mariaelena Masetti Zannini, Glenda Canino, Giulia Morgani, Claudia Donzelli, Adele Perna, Eleonora Gnazi, Priscilla Micol Marino, Sara Andreoli, Fabiana Magritte, Melody Quinteros, Cassandra De Rosa, Marco Giustini Tiziano Floreani – tra cui spicca la straordinaria partecipazione di Janet De Nardis, impegnata anche sul set della serie “Lobby girls”.

La trama la si può facilmente dedurre dal titolo: le donne conquistate ed abbandonate dal Don Giovanni decidono di chiudersi in un luogo lontano da occhi indiscreti, tra candele  e fiumi di alcol, in cui il tempo sembra essersi fermato e in cui si può dare libero sfogo alle più profonde pulsioni selvagge.  Le donne diventano  dunque le protagoniste così come le loro storie, attraverso le quali il servo Leporello, in veste di Virgilio dantesco, accompagnerà il pubblico alla scoperta delle più oscure tenebre che abitano l’animo umano.

La tematica dell’opera, tuttavia molto conosciuta, nell’accezione data dal regista Luca Gaeta sembra riservarci delle piacevoli sorprese nonché misteri da svelare e domande a cui dare una risposta. Ad alcune ha risposto lui in persona, per le altre dovrete recarvi in sala e incontrare di persone le nostre dissolute assolte.

Partiamo dal titolo ” Le Dissolute Assolte “: Da chi vengono assolte le dissolute? Dalla società o da se stesse?

Il titolo è un interessante ossimoro, lo spunto è preso dal libretto di Saramago (DON GIOVANNI) scritto per un’opera musicata dal compositore Azio Corghi, dove il poeta portoghese assolve in parte la figura negativa che il Don Giovanni nei secoli ha assunto su di sé. Studiando il testo ho compreso che la seduzione è un gioco a quattro mani, dove l’altra parte rilancia creando un ponte. Quindi in questo tipo di costruzione ci sono continue possibilità di andare e tornare e le azioni che si generano non sono mai create da una volontà univoca. Credo che le Dissolute assolvano gli altri mediante l’assoluzione o accettazione della loro parte più oscura. Usando il corpo quasi in maniera “cristologica” per redimersi dal peccato, se esistono ancora i peccati!

Il corpo ha sempre ragione, lui non sbaglia mai. Se lasciamo andare la nostra mente e seguiamo il corpo esso può guidarci, ma troppe volte dimentichiamo di fidarci di noi e di ascoltare le nostre pulsioni.

Oltre al chiaro riferimento al Don Giovanni, si è ispirato a qualche altra opera, anche cinematografica? Qualcosa mi ha fatto pensare ad ” Eyes Wide Shut ” di Kubrick.

Quando elaboro uno spettacolo, quando lo penso, parto spesso da delle immagini che nel tempo mi hanno colpito. L’arte mi stimola sempre a creare altra arte partendo da essa. Spesso cerco di ricreare un gioco di specchi dove si possono riconoscere altre opere (nella pittura, nella danza, nella fotografia e ovviamente nel cinema) dei grandi artisti che ho amato. Effettivamente adoro il cinema di Kubrick e ho unito la forma fisica delle Dissolute, ispirata ai quadri di Schiele, all’ambientazione dello spettacolo che è direttamente ispirata da alcuni suoi film. Ad esempio l’idea delle candele come unica fonte di luce, la stessa che viene usata in Barry Lyndon; oppure l’azione scenica che si svolge tra mantelli e maschere sempre presenti, oltre ai costumi sexy o le nudità lievemente esposte, portano direttamente nel mondo dark tipico dell’ultimo film del grande regista.  Ma è una caratteristica che cerco di applicare ad ogni mio spettacolo, trovare ispirazione nelle forme d’arte dei grandi maestri, giocando anche a fare delle vere citazioni e scoprire se qualcuno poi se ne accorge. Lei è stata attenta devo dire!!

Il messaggio che vuole lanciare attraverso la sua opera riguarda il riscatto della figura femminile? La donna, padrona del proprio corpo e consapevole delle proprie pulsioni e incurante dei giudizi si mostra al pubblico al suo stato brado.

La donna è meraviglia, la donna è universo, sono convinto che questo è il momento per passare alle donne il “comando” delle cose del mondo. L’uomo (maschio) ha terminato la sua spinta propulsiva e costruito un mondo dove – fortunatamente – la fatica fisica non è più così presente, grazie alla tecnologia che nei secoli ha sviluppato; per rendere più agevole la nostra vita, però, ha eroso i beni energetici di questo pianeta. Ora è tempo che la Donna prenda su di sé la responsabilità di conservare le risorse. Nessuno sa fare meglio questa cosa di una Donna perché ha il grembo che per definizione è l’universo in cui nasce la vita. Sa mantenere, conservare, ottimizzare le risorse ancestralmente. Sono consapevole della grandezza di tutto ciò e cerco di raccontarla in tutte le sue sfaccettature.

D’altra parte anche la donna è diventata consapevole della potenza del suo corpo, che è di luce e ovviamente la luce crea molte ombre che la fanno essere così interessante ai miei occhi. Inoltre non tutti sanno che la capacità del Don Giovanni di sedurre è presa dall’educazione che ha avuto dalla madre. Infatti Byron scrive sul Don Giovanni un poemetto dove mette in risalto la figura della madre e della sua grande sensualità e capacità di sedurre. Alla madre che ha generato il figlio, si devono le doti per cui è diventato famoso. Quindi, in realtà, dentro il Don Giovanni si nasconde l’anima di una donna.

Ci sarà dell’introspezione psicologica o il tutto si fermerà alla corporeità delle donne e alla sola sensualità carnale?

I testi teatrali da cui ho attinto e che ho ampiamente adattato parlano, come tutti i testi di teatro, di ciò che avviene dentro l’essere umano. E’ sempre il dentro di noi che viene fuori sulla scena. Il corpo è solo un mezzo per avvicinare chi vuole ascoltare cosa si muove dentro gli esseri umani. Ho giocato con la “sensualità carnale” di queste donne per creare un rapporto immediato e diretto con lo spettatore. Per fargli abbassare le difese e colpire poi con le parole che scavano e sondano dentro la coscienza di ognuno. Almeno questo è il tentativo che mi prefiggo quando faccio teatro. Far tornare il pubblico a casa senza noia e con un piccola domanda nel cuore. E ovviamente farlo tornare a teatro.