Palazzo Braschi e la magia dei “vestiti dei sogni”

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vestiti dei sogni

Di Alessandra Rosci

Palazzo Braschi e la magia dei “vestiti dei sogni”.

Palazzo Braschi, in mostra l’eccellenza italiana dei costumi per il cinema.

“I vestiti dei sogni”, si intitola così la mostra della scuola dei costumisti italiani che hanno segnato oltre un secolo di storia del cinema, realizzata dalla Fondazione Cineteca di Bologna a cura del suo direttore Gian Luca Farinelli, inaugurata il 17 gennaio a Roma nelle lussuose sale di Palazzo Braschi, un luogo magico situato a Piazza Navona in cui la mostra stessa entra in un dialogo trasversale tra le arti, e dove potrà essere ammirata fino al 22 marzo.


Un museo trasformato in un set cinematografico per ammirare i centotre abiti di scena creati e firmati da questi “artisti” dei tessuti vincitori di premi Oscar. Pezzi eccezionali e assolutamente rappresentativi, che vanno dallo scialle indossato da Francesca Bertini in “Assunta Spina” nel 1915 e, dello stesso anno, l’abito Fortuny di Lyda Borelli per “Rapsodia satanica” alla giacchetta colorata di Daniela Ciancio per Jep Gambardella in “La grande bellezza” e i costumi di Massimo Cantini Parrini per l’ultimo film di Matteo Garrone “Racconto dei racconti”. Una vera e propria celebrazione dell’eccellenza italiana di persone che, con la loro professionalità, fantasia e passione hanno dato vita ad abiti meravigliosi, capisaldi della cinematografia anche internazionale. Una mostra che vuole superare lo stereotipo di una galleria d’arte con lo scopo di raggiungere il cuore del visitatore e di trasmettere l’autenticità del sapere facendo emergere il vero senso di una scuola, di una tradizione artigiana italiana che ha fatto grande il cinema.  Cento anni di storia, con i registi, i titoli, i volti cult, le radici di una  profonda cultura, che ci fanno, sempre e ancora, unici al mondo.

I protagonisti sono gli abiti ma soprattutto i costumisti che questi vestiti hanno immaginato, disegnato, realizzato e che rimarranno per sempre impressi nelle immagini dei film e nella memoria di intere generazioni. Un’esposizione dedicata ai grandi nomi, quelli imprescindibili, come Piero Tosi (per “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica), Danilo Donati (per “Il Casanova” di Federico Fellini e “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini); e poi Giulio Coltellacci per “La decima vittima” di Elio Petri; Franco Carretti per “Giù la testa” di Sergio Leone; Gianna Gissi per “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli; Ugo Pericoli per “Pane, amore e fantasia” di Luigi Comencini; Lina Nerli Taviani per “Habemus Papam” di Nanni Moretti; fino alle recentissime invenzioni di Daniela Ciancio per “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino; Milena Canonero unica candidata italiana agli Oscar 2015 per “Grand Budapest Hotel”; Ursula Patzak per “Il giovane favoloso” di Mario Martone e, in anteprima, Massimo Cantini Parrini per il prossimo film di Matteo Garrone non ancora uscito nelle sale, ”Il racconto dei racconti”.  La prima rassegna che ripercorre realmente la creatività di questi professionisti, che hanno generato con storiche sartorie come Tirelli, che festeggia i suoi cento anni e case di moda (Gattinoni, Annamode, Farani), una scuola capace di tirar fuori talenti di altissima qualità. Una collezione magnifica, esaltata, inoltre, da un affascinante percorso di luci, realizzato da Luca Bigazzi, uno dei più famosi direttori della fotografia del cinema contemporaneo che descrive, così, questo stupefacente spettacolo: “Sono luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe, ai colori che abbiamo visto sullo schermo, una vita presente nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi, spettatori che avevano già conosciuto gli stessi costumi nel sogno della proiezione cinematografica”. Con l’aiuto di Mario Nanni, eccellente artigiano e grande sperimentatore della luce, Bigazzi, ha contribuito a dare fascino alla mostra, a far balzare dall’ombra quei costumi che richiamano gli attori che li hanno indossati, le storie cui hanno dato vita.

Orgoglio per i tanti geni italiani, questa mostra vuole testimoniare che il cinema resta il frutto di un lavoro ancora in gran parte artigianale, dove l’ideazione e la realizzazione dei costumi rimane, tutt’ora, un elemento fondamentale della lavorazione creativa e sartoriale di un film. Un meraviglioso viaggio dalle origini ai nostri giorni che ha un suo coronamento nel salone dedicato alla sartoria Tirelli e si conclude nella stanza dedicata agli incantevoli abiti di Milena Canonero per “Marie Antoinette”. Al centro, poi, nella sala dedicata ai 50 anni della sartoria Tirelli e a Piero Tosi, si trova esposto il costume italiano che più ha girato il mondo di mostra in mostra: l’intramontabile vestito bianco indossato dalla Cardinale nei panni di Angelica per il gran ballo de ”Il gattopardo”. All’interno della mostra, inoltre, sono in programma anche attività didattiche per i ragazzi delle scuole e per gli adulti. In un percorso guidato verranno descritti e svelati, attraverso la storia del cinema italiano e dei suoi costumi, molti degli aspetti e dei meccanismi che sono dietro le quinte e caratterizzano il lavoro degli artisti che hanno confezionato e continuano a dare forma ai nostri sogni. Si capisce, così, come ricordato dalla Maison Gattinoni: “quanto il cinema italiano abbia contribuito al lancio della moda degli stilisti italiani e del made in Italy nel mondo”.

Insomma, un’arte nell’arte, perché “la mostra intende valorizzare la scuola italiana del costume, che ha un segreto: la tradizione artistica”, spiega Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna. “Tutti i maestri della stoffa che hanno fatto e fanno grande il cinema italiano sono legati alla storia dell’arte e delle epoche. E hanno un naturale senso del bello”.

Arte-Cultura