
Di Andrea Festuccia
Binoche, Kidman e Rohrwacher in fila per l’Orso d’Oro
La 65° edizione della Berlinale, il Festival del Cinema di Berlino, che si chiuderà il 15 febbraio, vede in competizione almeno tre film con protagoniste “donne d’acciaio”, e un parterre de roi di registi fra cui Herzog, Greenaway e Malick – Orso d’oro alla carriera a Wim Wenders
Oltre 400 film in programma in cinque sezioni – 21 pellicole a contendersi l’Orso d’oro – una media di 200.000 biglietti venduti ogni anno, 19.000 “addetti ai lavori” cioè professionisti del mondo del cinema: sono questi alcuni, significativi numeri del Festival del cinema di Berlino che fino al 15 febbraio vedrà la città tedesca come capitale del cinema di qualità internazionale.

Ma chi riuscirà ad aggiudicarsi l’Orso d’oro? Fra i film più attesi (ma non è detto che la presenza di star sia decisiva in un festival che premia la qualità cinematografica e non certo la semplice “fama”) Nobody Wants the Night, di Isabel Coixet con Juliette Binoche: nella storia, ambientata nel 1908, la Binoche è la moglie dell’esploratore artico Robert Peary, che dopo averlo seguito in Groenlandia, si ritroverà perduta nel gelo polare in condizioni di vita estreme. Un avventura che la cambierà in positivo. Eisenstein in Guanajuato, di Peter Greenaway con Stelio Savante, Elmer Bäck, Lisa Owen narra i dieci giorni trascorsi da Ejzenstejn a Guanajuato, in Messico, nel 1931, in un mondo talmente lontano dalla sua realtà e talmente denso di materialità da incidere poi profondamente sulla sua storia personale. Knight of Cups, di Terrence Malick con Christian Bale, Cate Blanchett e Natalie Portman è una storia sentimentale ambientata fra persone che lavorano nel mondo del cinema. Queen of the Desert, di Werner Herzog con Nicole Kidman, Robert Pattinson, James Franco è invece la storia della scrittrice, archeologa e viaggiatrice inglese Gertrude Bell, anche agente segreto dell’Impero Britannico, che svolse una attività diplomatica a sostegno della rivolta araba durante la Prima Guerra Mondiale.

Chiudiamo con altri due film in concorso, uno lo citiamo perché significativo, soprattutto in questo periodo, l’altro perché unico film italiano candidato alla vittoria finale. Il primo è Taxi, di Jafar Panahi. A Panahi, iraniano, è stato imposto dal governo di Teheran il divieto di fare cinema per 20 anni, ma questo non gli ha impedito di girare lo stesso il suo documentario, un ritratto della capitale iraniana a bordo di un taxi guidato dallo stesso Panahi, al cui interno viaggia una donna. Vergine giurata, di Laura Bispuri, con protagonista Alba Rohrwacher, narra di un fenomeno storico albanese: quello delle donne che, per superare un codice che le vede solo come “otri che devono sopportare”, assumono un’identità maschile e cominciano a vivere come maschi.






