Il segreto per vincere è non stare alle regole

0

Marco de Vincentiis- The Voice

Di Isabella Bellitto

Intervista a Marco de Vincentiis , ex concorrente di The Voice.

Ogni nostra azione o nostra parola porta con se una speranza, quella di essere ricordata nel tempo; secoli fa Seneca disse “La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità”. Oggi non potremmo trovare niente di più vero. Nel XXI secolo abbiamo sufficienti mezzi per dare alla società la possibilità  di tirar fuori il genio…oppure di crearne uno a nostro piacimento; ma in realtà difficilmente ci chiediamo se quelli che i media ci regalano sono talenti veri oppure di “facciata”. Incontrare Marco de Vincentiis, ex concorrente di “The Voice”, ha dato anche a noi un vantaggio, quello di riconoscere che il suo è un talento autentico e non costruito.

Naturale, gioviale, sincero e “combattivo”, questi sono i primi aggettivi  che possono essergli  attribuiti, perché chiedere a lui di descriversi potrebbe risultare un’impresa impossibile. Partecipare al Talent nel “Team Pelù”, dovrebbe dire già abbastanza su di lui, ma non contenti di uno schermo, dei video su Youtube o qualche descrizione rapida sul web, abbiamo voluto conoscerlo personalmente per capire chi sono i ragazzi che salgono sul palco e che si confrontano con un pubblico ampio; ma per comprendere  soprattutto se in realtà i “Talent” sono all’altezza delle loro aspettative…

Cosa ti aspettavi da The Voice?

Quando sono arrivato a The Voice, semplicemente per caso, pensavo che quello sarebbe stato il mio punto di arrivo…ti fermi un istante e pensi che ce l’hai fatta, che è andata ma non sai come. Dopo alcune settimane mi sono ripreso e ho cercato di prendere il talent per quello che è, ovvero per una vetrina. Il passaggio dal non conosciuto al conosciuto, l’essere quindi riconosciuto per strada, ti cambia molto soprattutto se si è molto giovani. Dal talent non mi aspettavo niente di più di quello che mi ha dato, soprattutto perché quello che mi ha dato me lo sono guadagnato da solo.

Chi eri prima del Talent?

Ho cominciato a cantare a tre anni senza che nessuno scegliesse per me.  A 14 anni mi sono trasferito da Napoli a Fiuggi e mi sono appassionato al rock più che alla musica in generale; ascoltavo solo i Guns N’ Roses per poi passare all’Iron Maiden. Ho iniziato con il mio primo gruppetto, suonare i primi strumenti per poi appassionarmi sempre di più. Il passaggio da prima a dopo The Voice è che oggi ho più consapevolezza dei miei mezzi grazie ai feedback della gente estranea a me. Da questa esperienza credo di  aver  preso sicuramente il meglio.

Com’è stato il primo provino?

Al primo provino di The Voice mi sono presentato con la chitarra e ho portato “Talking about the Revolution” di Tracy Chapman e successivamente mi hanno fatto cantare un’altra canzone. La cosa bella è che chi mi stava ascoltando lo faceva veramente. Non ho fatto molti provini in vita mia, al massimo due o tre e quando mi sono buttato in questo ero molto scettico, ma nello stesso tempo emozionatissimo e fiero di me. Pensavo fosse il classico “sanno già chi prendere” e magari anche se lo sapevano tra quelli c’ero anch’io…

Quanto conta avere talento in questi casi?

Il Talent significa esattamente “arma a doppio taglio”. Da una parte hai la possibilità di diventare un personaggio pubblico, di esprimerti ed arrivare a più persone; dall’altra invece devi mantenere i piedi per terra. Il talento va di pari passo con quello che sei. In Italia di talenti ce ne sono tantissimi, ma non fanno strada  perché magari non si appoggiano al Talent oppure non hanno uno spirito particolare. E’ necessario sempre rimanere quello che si è, io personalmente sono sempre rimasto attaccato al mio passato artistico. Ho la stessa band che avevo prima di The Voice e faccio le stesse cose. Il consiglio che posso dare ai ragazzi che si affacciano ai talent è di rimanere concentrati su quello che sono prima. Per cambiare c’è sempre tempo.

Progetti in vista?

Tantissimi. Il primo è la mia band i From the Ashes; loro sono la mia priorità assoluta. Il 28 Novembre suoniamo a Roma al “Wishlist Club”  mentre il 20 Novembre sarò ospite insieme ad Alex Ceccotti e Davide Fusaro al concerto di Ira Green. Tornando ai progetti  per la fine del 2015 è prevista l’uscita del nostro album.  Penso che possiamo essere interessanti per l’Italia. Il nostro è un  genere vintage nel quale la gente si riconosce, soprattutto gli affezionati del progressive anni 70/80. Sfruttiamo la fascia giovane che mi ha seguito a The Voice e la fascia un po’ più adulta affezionata a quel genere. Facciamo musica in inglese anche se il nostro Paese ancora non è pronto. Abbiamo sicuramente bisogno  di cambiamenti.

From the Ashes

Che cosa potrebbe cambiare in Italia?

In Italia bisogna supportare la musica. Ci lamentiamo che non ci siano esponenti che facciano roba nuova ma  milioni di gruppi hanno bisogno di essere supportati. Bisogna darsi da fare e portare cose nuove. Mai lasciarsi andare a chi vuole cambiarci. Che cosa manca?  Manca la VOGLIA. L’innovazione spaventa ma sono fiducioso e lotterò perché le cose possano cambiare. Il mio genere è questo, la mia voce è questa…faccio questo!

Che cosa ti spaventa?

Fare quello che non so fare. Sto vivendo il mio sogno e ho paura che quello che ho adesso possa svanire. Fuori dal palco sono un’altra persona  e mi aspetto di fare sempre la cosa giusta, perché non riesco a staccare la testa dal cuore e al bivio ho paura di fare la scelta sbagliata.