“Asiatica”, quando i film vestono all’orientale

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Di Andrea Festuccia

 Al Maxxi il Festival del cinema di medio e estremo oriente

Fino al 28 novembre spazio a documentari e cortometraggi provenienti da Indonesia, Filippine, Cina, Taiwan, India, Pakistan, Sri Lanka, Azerbaijan, Iran, Turchia, Libano e Israele.

Lungometraggi che hanno come tema il rapporto tra padre e figli e i loro diversi atteggiamenti verso la vita, come in “Down the river”, del regista azero Asif Rustamov, già ospite di Asiatica, e “Tikkun”, del regista israeliano Avishai Sivan, sulla difficoltà di vivere l’ortodossia. Ricerca di una identità culturale e tentativo di creare una nuova identità sono alla base di due film con protagoniste femminili, “Oblivion season”, del regista Abbas Rafei, dall’Iran e “ Fig fruit and the wasps” del regista-pittore indiano Prakash Babu. Questo e altro nel Festival “Asiatica”, che sarà al Maxxi di Roma fino al 28 novembre 2015.

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Ci soffermiamo proprio su “Fig Fruit and the wasps”, poiché (non è la prima volta, certo, nel cinema) opera in cui le capacità artistiche del regista non sono solo quelle legate al cinema ma, come in questo caso, quelle legate alla pittura. Nella storia del cinema di esempi ce ne sono molti, solo per citarne alcuni amati dai cinefili Peter Greenaway, Takeshi Kitano o lo stesso David Linch, a dire il vero con alterne fortune nel mondo della pittura. “Fig Fruit and the wasps” è la storia di Gowri (Bhavani Prakash), una regista di documentari, e del suo cameraman Vittal (Ranjit Bhaskaran), che arrivano in un remoto villaggio indiano alla ricerca di un insegnante di musica per il loro film. Ma la ricerca li farà attendere, e la permanenza nel villaggio si rivelerà piuttosto “inusuale” per entrambi. L’affresco del sud dell’India che ne deriva, e l’attenzione alla fotografia, rendono merito alle attitudini pittoriche di Prakash Babu.

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Il documentario “Silence in the courts” dallo Sri Lanka, di Prasanna Vithanage, narra la storia di due donne che ricorrono alla giustizia contro i loro rispettivi mariti ma ottengono tutt’altro che giustizia. Altri documentari includono “Dejide”, del regista cinese Zuo Gehe, girato tra le nevi della Mongolia cinese. Il talentuoso direttore della fotografia, Wu Haitao, sarà ospite del festival. Dalla Turchia provengono due recentissime opere di giovani documentaristi, entrambi ospiti del festival, “Sigh”, di Metin Kaya, sulla vita dei minatori fuorilegge e “One Million Steps” di Eva Stotz, storia di una danzatrice di strada a Istanbul che si unisce ai dimostranti di Gezi Park. La danza è presente anche con una selezione dei migliori nuovi cortometraggi, presentati da ospiti provenienti dall’International Dance Video Festival “Jumping Frame”di Hong Kong, con cui Asiatica collabora da anni. Infine il magistrale documentario “The Walkers”, di Singing Chen, che esplora il rapporto intimo e vitale tra la famosa coreografa taiwanese Lin Lee-Chen e la sua compagnia di danza contemporanea.