FNM People – Intervista a Laura Biagiotti

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Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco, intervista a Laura Biagiotti

Di Denise Ubbriaco

FNM People – Intervista a Laura Biagiotti

Laura Biagiotti: “La moda è lo specchio dei tempi. La moda è l’espressione fondamentale del nostro personale comportamento che si evolve nei ritmi della contemporaneità.”

Laura Biagiotti, dotata di un fascino senza tempo, è nota in tutto il mondo per la straordinaria qualità delle sue creazioni ed è considerata l’Ambasciatrice della Moda italiana nel mondo. La collezione Spring/Summer 2016 trae ispirazione dagli acquerelli della Royal Horticultural Society, nota istituzione botanica britannica, e presenta un dialogo innovativo tra abito e natura che si traduce in: fantasie floreali, volumi fluidi, trasparenze, pizzo, passamanerie, nastri di gros intarsiati nello chiffon, nel lino e nella maglia con la tecnica del “cut works” o collage. Una collezione che dona un’intrigante leggerezza a chi la indossa, lasciando trasparire una sofisticata seduzione. Per scoprire la storia e tutte le curiosità su Laura Biagiotti, leggete la mia intervista.

Mi racconti chi è Laura Biagiotti. Quando e come ha iniziato il suo percorso professionale?

Devo il mio mestiere della moda agli insegnamenti e all’amore di mia madre Delia che, nella sua maturità, ha creato agli inizi degli anni ‘60 un’attività di sartoria di alta moda femminile. Così, molto giovane, mentre frequentavo il liceo classico, mi sono trovata amorevolmente “catturata” dai primi merletti, dalle forme avvenenti, dalle prime sfilate. Quando frequentavo, all’Università La Sapienza di Roma, la Facoltà di Lettere Antiche con specializzazione in Archeologia Cristiana, mi sono trovata di fronte a un dilemma complesso: proseguire con l’amato studio delle catacombe romane o seguire la passione per la moda? Ho scelto la seconda strada. Resta una traccia di quegli antichi studi nel mio modo di lavorare: amore per la ricerca, pazienza, attitudine mentale allo studio del fenomeno moda come espressione primaria dei comportamenti umani, come eleganza non solo fisica, ma soprattutto intellettuale. La Biagiotti Export è stata fondata nel 1965 e, fin dai primi anni della sua attività, è stata all’avanguardia nell’attività di “licensing” in Italia avendo curato la produzione e la diffusione dell’Alta Moda Pronta dei più importanti creatori di moda italiani, fra i quali Emilio Schuberth e Roberto Capucci che ricordo come grandi maestri di arte e di vita.”

Nel 1972, è stata presentata la prima collezione Laura Biagiotti che ha conquistato le passerelle del pret-à-porter milanese. Quale ricordo custodisce di quei tempi?

Dal 1972, terminati i contratti di licenza, la Biagiotti Export Spa ha come unica attività la distribuzione nel mondo della prima linea Laura Biagiotti, la gestione del marchio Laura Biagiotti e di tutte le altre licenze che ne conseguono. All’entusiasmo, all’intelligenza, all’intuito sempre equilibrato dal senso di concretezza di mio marito Gianni Cigna, prematuramente scomparso nel 1996, devo la crescita e lo sviluppo della Biagiotti Export Spa. Con spirito di vero “manager pioniere” ha diretto sia l’organizzazione interna della società sia l’espansione della stessa verso nuovi mercati. La sua attenzione anticipatrice, sempre rivolta al futuro nel quale deve sapersi muovere l’impresa e particolarmente l’impresa-moda, lo aveva portato a introdurre, oltre trent’anni fa, una sofisticata rete software aziendale che è stata utilizzata in seguito da altre aziende. Altrettanta abilità di previsione aveva dimostrato nello studiare nuove forme contrattuali di licenza che, oggi, diffondono in tutto il mondo il marchio Laura Biagiotti. Ho avuto la sensazione di aver imboccato la strada giusta fin dalla prima collezione, presentata in passerella a Firenze proprio nel lontano 1972. Stampa e compratori mi riconobbero subito un’apertura di credito che mi ha sostenuta ed aiutata, soprattutto psicologicamente nel corso della mia lunga carriera. Quella volta non apparivo come una neofita perché la lunga militanza nella moda, avendo esordito giovanissima come assistente di mia madre, mi rendeva familiare a tutto l’ambiente e mi dava soprattutto la consapevolezza che un lungo tirocinio, anche duro, può fornire un indispensabile supporto ad un mestiere complesso e poliedrico come quello di “stilista- imprenditore”.”

È stata definita “The Queen of Cashmere” dal New York Times. Mi dica di più sul suo amore per questo filato prezioso.

Per l’utilizzo e le innovazioni che ho apportato alle lavorazioni in cashmere, Bernardine Morris la mitica editorialista del New York Times che per decenni ha rappresentato la massima autorità nella critica di moda, ha coniato per me l’affettuoso appellativo “The Queen of cashmere”. Questo riconoscimento sul campo mi ha gratificato molto. Amo il cashmere perché è un filato che, grazie al suo potere coibentante, riesce a mantenere costante la temperatura corporea simile ad un tenero umano abbraccio. Inoltre, il cashmere è un bene durevole per il suo elevato potere di resistenza alle mode usa e getta; questo ci consente di patrimonializzare un oggetto che resta a lungo con noi come un libro o un disco. Ho cominciato a lavorare questo filato quando ero molto giovane e scoprii che questa meraviglia, da tempo memorabile, veniva declinata in modellature superclassiche e con una scarna palette di colori. Ritengo di aver reinventato questo piccolo grande miracolo della natura togliendo l’aspetto polveroso che aveva acquisito nel tempo e restituendogli un’anima di moda e un’energia vitale adatta alla contemporaneità. Credo di esserci riuscita assumendo molti rischi e ricevendo in cambio molte soddisfazioni.”

LB Piazza Tien An Men 25 APRILE 1988

Mi racconti un aneddoto o un ricordo speciale sulla sua carriera.

Ricordo sempre con grande orgoglio ed emozione il mio sbarco a Pechino il 25 Aprile 1988. Prima della moda italiana in Cina! Una sfilata per raccontare il cammino del cashmere: Roma-Pechino andata e ritorno. La lunga marcia di Laura. Bertolucci, con il suo magico film “L’Ultimo Imperatore” aveva sollecitato la mia curiosità nei confronti della Cina. Offrendomene un aspetto decadente, quasi dannunziano. Un’atmosfera che fa da sfondo ad una storia di un passato prossimo, ma in realtà così remota. Una vecchia edizione de “Il Milione”, dalle belle illustrazioni, mi aveva avviata bambina, ad itinerari solo letterari del Celeste Impero. Un paese così lontano da restare relegato nel limbo del mio immaginario, si era arricchito di conoscenze culturali e suggestioni oniriche in continua evoluzione. Poi, con l’occasione di un mio viaggio verso il Giappone, mi balenò l’idea di dirottare su Pechino per un lungo week-end. Mi allettava e mi sgomentava il confronto con quella “reverie” cinese che avevo costruita nel tempo, tutta mia e senza logici riscontri. Il mal di Cina adesso lo conosco. Sono stata là, per la prima volta, a novembre 1987 e il paese mi ha incantato, la gente mi ha stupito con la sua dignità esaltata dal minimo indispensabile con il quale si viveva e, soprattutto, mi ha colpito trovare una popolazione vestita in borghese con una rapidissima “mutazione” che ha fatto abbandonare, quasi a un miliardo di persone, la divisa di Mao. Mi sono detta e l’ho detto all’allora Ministro del Turismo e Cultura Signor Hek Hua (con il quale ebbi la ventura di cenare una sera a Pechino): “questo è il fenomeno del secolo!” La Cina stava uscendo dall’anonimato delle masse e la persona attraverso l’abito ritrovava la sua individualità. Ho fortemente desiderato sfilare la moda italiana, la mia moda, in quel fascinoso paese dal quale importo da anni il pregiato filato di cashmere e della seta. Molti incantesimi si sono avverati nella mia vita. Ho dimenticato quanta dose di volontà e di coraggio è occorsa ogni volta. La sfilata è, per sua natura, un evento breve ed effimero, ma quella volta no: la Cina meritava qualcosa di più. Laura di Cina ovvero “LO.LA.PI.CIO.TI”. Così, si pronuncia il mio nome, secondo la fonetica cinese. L’ideogramma del mio nome, tradotto significa letteralmente lavoro duro, l’amore dei fiori, competizione, orgoglio, donna elegante. Una sintesi colorita e calzante della mia persona. La sfilata in Cina è un regalo che ho voluto farmi in un momento di riflessione e che si è trasformata in una tappa fondamentale della mia vita e della mia carriera. Ricordo il sorriso enigmatico delle 20 modelle cinesi eleganti e flessuose che hanno sfilato i miei abiti, gli innumerevoli reportages tra una folla curiosa e divertita sotto il ritratto di Mao a Piazza Tien Ammen e nella Città Proibita. In quel mitico viaggio, ho avuto l’opportunità di conoscere il Signor Pu Yi, fratello dell’Ultimo Imperatore Qing che poteva quasi, come per Anastasia Romanoff, rientrare ancora nella curiosità morbosa dei rotocalchi ed era invece un distinto, piccolo signore che esercita con dignità e poesia, l’arte del calligrafo. Adesso, la Cina è così vicina e quotidiana che il mio “sbarco” imprenditoriale e assolutamente innovativo, appare normalissimo e desueto.

Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco, intervista a Laura Biagiotti , Laura Biagiotti e Pu Jie fratello dell'Ultimo Imperatore

È stata una delle prime stiliste ad aver lanciato una collezione di occhiali. Com’è nata l’idea?

Gli occhiali sono il vademecum non solo per vedere meglio e per ripararci dal sole, ma anche per creare un diaframma contro l’inquinamento, le intemperie e le curiosità degli altri! Sono una perfetta alternativa al make up, velano lo sguardo regalando un’aria misteriosa e intrigante. In simbiosi o a contrasto, incorniciano il volto e l’espressione con dettagli di qualità.”

È conosciuta in tutto il mondo per la straordinaria qualità delle sue creazioni. Qual è stato e qual è il segreto di tanto successo?

I principi ispiratori della mia moda sono rimasti immutati negli anni: linee morbide e confortevoli, artigianalità delle lavorazioni, uso dei materiali pregiati e naturali. In questa coerenza di riferimenti si inseriscono fattori contingenti, emotivi ed evolutivi attraverso i quali, più o meno inconsciamente il mio stile si estrinseca, pur nella continuità delle tendenze. Da trent’anni a questa parte, il mercato si è molto evoluto, soprattutto quello femminile. Le aspirazioni dell’uomo e della donna del terzo millennio vanno incontro ad un costante miglioramento della qualità della vita: riuscire ad interpretare nel miglior modo questo desiderio è la vera sfida di fronte alla quale ci troviamo oggi. Esprimere l’eccellenza della moda, come vera arte del vivere. Infine, sono un solido leone e, quindi, credo che il segreto della mia lunga carriera siano: la costanza, la religione del lavoro, la forza di volontà e l’entusiasmo che metto in tutto quello che faccio.

Cosa significa per lei aver festeggiato 50 anni di attività?

Tagliare il traguardo dei cinquanta anni di attività del marchio Biagiotti mi rende molto orgogliosa. E’ un traguardo che porta anche a fare un bilancio della propria vita lavorativa e non solo, soprattutto riguardo al futuro prossimo. Nel futuro, c’è mia figlia Lavinia che, come me, ha seguito gli insegnamenti materni e che mi affianca con molta passione e abnegazione, sia nel mio lavoro di stilista che in quello di imprenditrice, dando un senso di continuità generazionale e personale alla nostra Azienda.”

Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco,  Laura e Lavinia Biagiotti

Nel suo lavoro, cosa le regala maggiori soddisfazioni?

Le maggiori soddisfazioni che ho avuto con il mio lavoro sono state quelle di restaurare alcune opere d’arte importanti e, tra queste, il restauro della Scala-Cordonata del Campidoglio. Posso dire che nel mio immaginario la scala prestigiosa, detta appunto Cordonata, ha una valenza tutta particolare. Perché è vestibolo e via iniziatica per ascendere attraverso i suoi gradini pacati, al sancta sanctorum della Caput Mundi. Perché la Cordonata è quasi la materializzazione dell’invito e dell’Ave che dona Marc’Aurelio a chi sale al Campidoglio. Perché li si percorre a ritroso il cammino del tempo che, nella clessidra della città eterna, scorre con ritmi propri, diversi da quelli di tutti gli altri luoghi. Sono orgogliosa e molto soddisfatta di aver contribuito con il profumo Roma e Roma Uomo a restituire alla mia città un’altra parte del suo patrimonio: le due Fontane di Piazza Farnese che hanno ripreso spirito e vigore, e dove la continuità delle tradizioni può contare su interventi come questo che saldano l’antico alla modernità. Il binomio “moda-cultura” che mi sento di rappresentare già da molti anni, acquista di giorno in giorno maggiore significato, avendo soprattutto riscoperto una funzione importante, una volta interpretata dalle grandi famiglie rinascimentali: quella del mecenate. Ridare a Roma una parte significativa della sua “dote”, prima con il restauro della Scala Cordonata del Campidoglio, successivamente con l’intervento di restauro alle Fontane di Piazza Farnese, è stata per me una grande fonte di arricchimento. Il restauro del Grande Sipario della Fenice dopo l’incendio che lo devastò, ha permesso la ricostruzione identica all’originale e la donazione è stata fatta in memoria di mio marito Gianni Cigna che è stato un grande uomo di cultura ed un manager di successo e co-fondatore del Gruppo Biagiotti. La Fenice è molto più di un teatro, è un pezzo della storia del nostro Paese, è la testimonianza vivente della resurrezione dalle proprie ceneri, così come il profetico nome evoca e come tante persone di buona volontà, sono riuscite a far rinascere con amore e determinazione. Il teatro è la scatola magica che ospita le prove virtuali della vita, è il luogo dove convivono infingimento e affabulazione, un po’ come nella moda. Il connubio arte-moda è divenuto la nuova forma culturale artistica della fine del millennio appena trascorso. Non credo che l’arte sia lontana dal mondo della moda perché la moda è in continua evoluzione, è una continua ricerca di nuove tessiture, di nuovi tagli e nuove forme, come è l’arte nella sua ricerca di nuove tecniche pittoriche e non. Tra le tante arti comportamentali si può tranquillamente inserire la fashion-art.”

Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco, intervista a Laura Biagiotti , Laura e Lavinia Biagiotti alla Cordonata 1998

Cos’è, per lei, la moda?

La moda è lo specchio dei tempi. La moda è l’espressione fondamentale del nostro personale comportamento che si evolve nei ritmi della contemporaneità. Il suo destino è seguire i gusti, le variazioni, le follie, il “mood” di ogni giorno, ma anche sapersene staccare con equilibrio e lungimiranza. Segue l’irrazionalità di molte incognite che si compongono e si scompongono continuamente nel grande gioco dell’essere e dell’apparire. E’ sicuramente una curiosità intellettuale, è l’espressione di emozioni quotidiane, è un gioco equivoco e affascinante nel quale cadiamo, con più o meno contezza, come l’amore, la gelosia, l’amicizia. La moda è un sentimento primordiale che si evolve in una forma-cultura raffinatissima e complessa, voglia di vita e voglia di teatro, ricerca di modi nei quali esprimersi o attraverso i quali potersi mimetizzare. Dunque dalla pelle animale alla tuta degli astronauti che sono atterrati sulla Luna, intercorrono non solo milioni di anni luce di funzionalità e di evoluzione tecnica, ma anche ere geologiche di gioco e di edonismo.”

Qual è il suo concetto di stile?

Per la creazione dei miei capi mi ispiro ad una donna libera dai condizionamenti e dai diktat della moda che cerchi nell’abito un comportamento che l’appaghi, fatto anche di valore intrinseco, di comfort e di lunga durata. La donna del terzo millennio è attenta al rapporto qualità-prezzo e vuole che i suoi abiti non subiscano l’obsolescenza e l’impietoso scorrere del tempo, ma restino nel guardaroba per anni, sempre belli, femminili, utili a testimoniare un valore vero come fossero amici sinceri. Credo che la quintessenza dell’ispirazione e dello stile Biagiotti siano perfettamente espresse dalla duttilità e longevità di un capo di cashmere per le stagioni fredde e un capo di lino bianco per il grande caldo. Cerco di creare una moda per le donne che chiedono di sentirsi a proprio agio nell’abito che indossano. Ho inventato la monotaglia dell’abito bambola affinché le donne “più” non si sentissero condizionate o scartate dalla moda. Proprio per questo, la scelta della magliera è stata determinante. La donna ha con il proprio corpo un rapporto complesso e incostante: ingrassa, dimagrisce a seconda delle fasi della propria vita, soprattutto nella meravigliosa avventura della maternità. Per molte donne un abito troppo sottile rappresenta un “memento mori” ghettizzante.

Qual è l’abito perfetto?

Lo sto ancora progettando.”

A suo parere, quali sono gli accessori a cui non si può rinunciare per impreziosire un outfit? 

Oggi, la moda è tornata ad uno stile naturalistico, etnico, quasi da giardino dell’Eden. Si possono utilizzare tanti monili che rappresentano farfalle, metterne due o tre, anche se diverse, oppure utilizzare spille a forma di fiore reciso, mettendone svariati insieme quasi a creare una composizione e realizzare la “creazione nella creazione”. Per un look più etnico si possono utilizzare monili che ci portano indietro nel tempo, all’antica India oppure all’antica Cina.”

Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco,  Laura Biagiotti SS 2016

So che colleziona profumi del Novecento. Dico bene?

La mia idea di conservare-collezionare profumi viene da lontano. Più precisamente da bambina, seguendo una vecchia passione di madre; infatti Mamma Delia amava conservare i flaconi dei suoi vecchi profumi ed io fui attratta dalle forme delle bottiglie e dalle loro scatole. Quando mia madre non era a casa, io piccolissima, di nascosto, “assaggiavo” i suoi profumi, odorandoli, accarezzandoli, senza versarli, per costruire un ricordo vivente della mamma che non era con me a casa perché impegnata nella sua professione. E’ ancora vivo in me il ricordo proustiano e poetico di una bottiglietta di essenza di violetta andata in frantumi e il religioso recupero fatto con molti fazzoletti intrisi che hanno profumato poi, ancora per anni, gli armadi della biancheria di casa. Del resto il profumo è certamente il tema sul quale tutti i grandi designer di moda si sono cimentati. In attesa di avere il “mio” profumo, ho iniziato a collezionare quelli antichi. Succedeva oltre 40 anni fa quando, nelle vecchie profumerie di Roma, era relativamente facile trovare confezioni polverose di profumi italiani e francesi che non venivano più prodotti e restavano lì dimenticati con ingenui cartelli di prezzi anteguerra (5 lire) che le astute profumiere si affrettavano a strappare davanti ai miei occhi di curiosa ricercatrice. Anche gli amici, all’inizio, mi regalavano i loro “ricordi di famiglia” e spesso avevo la gioia di ricevere bottiglie ancora nuove e dai nomi misteriosi. Quello che avevo iniziato come un piacevole hobby era diventato nel tempo un impegno rilevante. Per trovare esemplari di pregio, ho cercato nelle aste a New York, a Parigi o a Londra dove alcune bottiglie rarissime raggiungono quotazioni di migliaia di euro. Forse, una ragione di questa “rarefazione” di pezzi sul mercato è anche dovuta al fatto che la mania dei profumi antichi ha contagiato tanti collezionisti dell’ultima ora! La mia collezione oggi è costituita da oltre 500 pezzi rari e da qualche centinaia di pezzi più comuni, ma sempre interessanti. Dell’arte di collezionare profumi mi intriga un duplice aspetto: quello estetico e quello concettuale. Il design della bottiglia e del packaging è stato spesso realizzato da grandi artisti come Salvator Dalì per Schiapparelli con il famoso “Roi Soleil”, e ancora Renè Lalique, Bebè Berard.”

Fashion News Magazine- Di Denise Ubbriaco, intervista a Laura Biagiotti, Profumo Roma

Per lei, cosa rappresenta il profumo?

Credo che nelle essenze ci sia un messaggio sintetico subliminale di tutto il mondo femminile, sono un grande mezzo di comunicazione, una parte di noi stessi, più ancora dell’abbigliamento. Per fugaci ed eterei che siano, hanno una vita più lunga e, per di più, un futuro. Questo li rende così affascinanti. Il profumo è un abito meraviglioso senza tempo e senza forma e, per una persona come me che crea vestiti, offre l’opportunità di uscire dalla logica dello spazio-tempo. Ho creato il profumo Roma circa 30 anni fa e, da allora, ha uno straordinario successo in tutto il mondo perché esprime una Romanità che va ben oltre i luoghi, per diventare una filosofia, una storia, forse anche arte del vivere!

Ringrazio Laura Biagiotti per la sua disponibilità.

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