Raf Simons provocatorio al Pitti Uomo

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Di Maria Ciani

Raf Simons provocatorio al Pitti Uomo

Lo stilista di Anversa che ricomincia e si rilancia dalle rive dell’Arno dopo l’addio a sorpresa da Dior.

Raf Simons invade l’antica stazione leopoldina con 300 manichini, uno diverso dall’altro, con indosso molti dei capi più belli dell’archivio Simons, che incarnano la sua estetica e il suo stile contemporaneo. Nessuna passerella classica, nessuna sedia e nessuna prima fila ma persone affacciate sul defilè, musiche barocche contaminate da eavy metal. Camicie bianche ampie, al collo una stringa di pelle nera, ai piedi ciabatte e calzini neri da boudoir, pantaloni skinny di ecopelle, tute over, maglioni come corazze di lana.

Poi lo choc, corpi nudi di maschi ripresi dall’iconografia erotica delle foto di Robert Mapplethorpe, in bianco e nero. Colori puri, bianco nero rosso e marrone, i fiori del grande fotografo americano specie le calle e i tulipani come unico accenno di fantasia. Un’aria da club segreto, un universo maschile che stupisce, ammalia e spiazza. Una nuova formula di sfilata e nuovo concetto di moda maschile, libera e provocatoria, senza regole, quasi uno zoo.

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