Di Alessandra Rosci
La moda alle Olimpiadi: come si vestivano gli atleti dal 1900 ai giorni nostri.
Una prospettiva che ripercorre la storia della moda alle Olimpiadi: dalla lunga gonna del 1900 all’abbigliamento aerodinamico, a quello traspirante e tecnologico di oggi.
Il mondo della moda è stato colpito dalla febbre Olimpica. La grande attesa per i Giochi di Rio è stata un’ulteriore conferma di come lo sport sia parte integrante della nostra vita e ci influenzi nel modo di pensare, nelle abitudini e persino nel vestire.
Performance e innovazione sono valori che dal podio Olimpico si sono trasferiti nella società contemporanea: siamo sempre più spronati a battere record personali, impegnati a tenere testa alle sfide quotidiane del lavoro e degli impegni familiari. E quello che indossiamo deve saper gareggiare con noi. La parola d’ordine è “athleisure”; unisce l’atletica con il leisure, che in inglese descrive la piacevolezza e il relax nel tempo libero. Ed è una vera e propria tendenza: quella di indossare capi sportivi e comodi con un tocco frivolo e glam.
Si moltiplicano, così, le collaborazioni tra case di moda e colossi dello sport. Soprattutto ora, in occasione dei Giochi: Louis Vuitton ha concepito una linea con Nike, fornitrice ufficiale di Rio 2016, pensata sia per gli atleti in gara, sia per noi “atleti metropolitani”. In un’epoca creativa in cui la regola è citare (il passato, culture diverse, l’arte…), il mondo delle competizioni olimpiche si dimostra una fonte inesauribile di input stilistici.
Una prospettiva, le Olimpiadi, che racconta la storia evolutiva dello sport, delle personalità dei protagonisti Olimpici sempre più personaggi che atleti. E, il fashion system non è rimasto a guardare, adottandoli come icone incontrastate della moda, insieme, inoltre, ai brand sportivi che si sono battuti fortemente per vestire i campioni Olimpionici. Le partnership delle nazioni con designer come la Gran Bretagna con Stella McCartney, la Francia con Lacoste, gli USA con Polo Ralph Lauren e l’Italia con Armani sono solo alcuni degli esempi di come sono stati combinati stile e comodità. Ma come siamo arrivati qui? Ripercorriamo a ritroso la storia di come la moda e lo sport si sono influenzati a vicenda in uno dei momenti sportivi più importanti nella carriera di un atleta: i giochi Olimpici.
Le donne non sempre hanno indossato divise sexy e colorate e gli uomini non sempre hanno mostrato i loro muscoli super definiti. Allo stesso modo l’abbigliamento olimpionico traspirante, trendy, tecnologico e aerodinamico non è stato sempre presente in quanto frutto di un’evoluzione lenta e costante; basti pensare che le donne non erano neppure coinvolte alle prime Olimpiadi e che nel momento in cui furono ammesse alle gare dovettero gareggiare con gonne lunghe e tacchi. Sicuramente “comodità” non era la parola d’ordine.
I Giochi, ad ogni modo, in tutte le epoche sanno stupire. Hanno anticipato i tempi. Lo hanno fatto a piccoli passi, anno dopo anno, entrando a pieno diritto nel nostro immaginario (e nel nostro guardaroba) e spesso mettendo a soqquadro certezze radicate. È successo negli anni Venti, quando le atlete gareggiarono a braccia e gambe scoperte, provocando le reazioni inorridite dei benpensanti. Le stesse facce allibite si sono riviste a Sydney 2000, di fronte alle forme e ai materiali futuristici del completo indossato dall’australiana Cathy Freeman, oggi parte del vestiario degli amatori della corsa.
Una rivoluzione senza fine, iniziata con una tuta e un paio di scarpe da ginnastica. La prima apparve nel 1932 ai Giochi di Los Angeles; le seconde debuttarono quattro anni dopo a Berlino ai piedi di Jesse Owens con il marchio “Adi Dassler” (poi Adidas, uno dei marchi che tutti conosciamo).
Che cosa ricordiamo di Monaco 1972? Di questi tempi, torna in mente l’angoscia per l’attentato terroristico e il massacro degli atleti israeliani, ma in quelle Olimpiadi si impose anche il body, inventato per le ginnaste. Un capo che lasciò a bocca aperta per la sua perfetta vestibilità, un pezzo che invase letteralmente gli anni Ottanta, dall’aerobica alla moda di strada, indossato persino con le proverbiali spalline. E il body ritorna oggi, reinterpretato in una chiave moderna e non scontata per i team olimpici a Rio.
Insomma, “L’importante è partecipare”, diceva Pierre De Coubertin. Ma anche vestirsi bene. Perché, nel corso degli anni, guardando gli atleti gareggiare alle olimpiadi, è sembrato, e sembra tutt’ora proprio di assistere ad una fashion week, tanto che oggi, tutti vogliono indossare capi sportivi; comodi, griffati, elegantissimi.








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