È una gara di stile: i look di Sanremo 2019 commentati da Pablo Gil Cagnè

Dai top ai flop: anche per quest’anno, in occasione del Festival di Sanremo 2019, abbiamo il piacere di stilare qualche pagella di stile in compagnia di Pablo, Art Director di Gil Cagnè
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Ed ecco tutti gli italiani incollati alla tv: è iniziato, ieri, 5 Febbraio, il Festival di Sanremo! Ed è impossibile non venire trascinati dall’ondata di commenti, sia fra gli amici al bar, che (e soprattuto) sui social, dove in questi giorni pare che la media della popolazione sia composta da critici musicali!

Ognuno ha da dire la sua, ed anche noi, soprattutto se si parla di moda! Il fashion, dopo la musica ovviamente, è la seconda componente più importante del Festival. Del resto, un artista comunica anche attraverso la sua immagine e non solo per mezzo delle liriche.

Abbiamo riguardato le immagini della prima serata in compagnia di Pablo, Art Director di Gil Cagnè, che è stato da poco premiato, dal Senato della Repubblica, quale Eccellenza nel Make-up. Non potevamo, dunque, scegliere una voce più affidabile per commentare i look dei cantanti in gara.

Iniziamo con i tre look sfoggiati da Virginia Raffaele, tutti firmati Armani Privè. Il primo in black&white, il secondo più sbarazzino abbinato a sandali con fiocco ed il terzo con uno spacco rivelatore ed ornato da cristalli. Ad accompagnare gli outfit, gioielli Chopard“Virginia Raffaele mi è piaciuta moltissimo. I look di Armani Privè sono eleganti e raffinati. I capelli non mi hanno convinto per niente, purtroppo” commenta Pablo. Nota dolente anche per il make-up: “Questo trucco accentua il suo strabismo. Per lei, sarebbe meglio giocare su toni meno scuri e un po’ più neutri ed opachi. Le sopracciglia erano molto rotonde”.

Loredana Bertè aveva affermato di voler essere SOBRIA per questo Festival di Sanremo. Bisogna, però, rivedere la scala di sobrietà secondo i parametri della nota cantante! Il suo look un po’ gotico è stato concepito da Gianluca Saitto.

“Loredana Bertè o la ami o la odi” , afferma Pablo, “Personalmente la amo, perché mi riporta ai miei anni ’80 e ’90. Il suo look è sicuramente molto eclettico ed ha ancora delle gambe bellissime. Forse la scarpa penalizzava un po’ la sua caviglia e la giacca effetto ragnatela le dava l’aspetto in stile Sposa Cadavere. Un po’ forte, ma ci sta!”. È da tempo che ormai vediamo la Bertè con questo hairstyling sopra le righe e tutto sommato lo apprezziamo parecchio, sebbene, ci sia stato un “conflitto cromatico” con il make-up: “La nota stonata è il rossetto. Fucsia e azzurro sono due colori molto contrastanti fra di loro, in quanto complementari”, aggiunge Pablo.

Federica Carta è molto moderna e “millennial” con un minidress interamente rivestito da paillettes firmato Be Blumarine, in match con ankle boots neri. Il giudizio di Pablo:“Questo effetto-paillettato è troppo goffo su di lei. Non mi piace l’hairstyling, sembrava si fosse fatta la coda da sola. Non ho amato molto questo look”.

Paola Turci fa una scelta iper-elegante con un completo total white firmato Dsquared2. “Trovo questo outfit bellissimo ed elegantissimo” , commenta Pablo, “Forse il tailleur non è proprio da Sanremo, però la giacca con scollatura profonda le donava molto. Il trucco era adeguato al suo viso; i capelli sono molto naturali, effetto onda spettinata, in linea con le tendenze attuali”.

Patty Pravo sfoggia un outfit davvero discutibile, creato da Simone Folco, che Pablo ha definito come un “Ferrero Mon Chèri” e non avremmo potuto trovare definizione più azzeccata. Per i capelli, un look “rasta”, davvero inaspettato, che a Pablo ha ricordato “la pasta fatta in casa arrotolata”. Ma oltre i parallelismi con il mondo gastronomico (LOL!) : “Ho trovato questo hairstyling molto dissonante rispetto al suo classico liscio, con il quale la preferisco. Il trucco era semplicemente perfetto. Un bellissimo gioco di chiaroscuro con sopracciglia assenti, anni ’60. Era il 1963, quando Enrico Farina tolse le sopracciglia a Mina, creando questo iconico look drammatico”.

Giorgia indossa un abito concepito da Maria Grazia Chiuri per Christian Dior, forse non fra i più indimenticabili della collezione. La cantante, più volte, apre la gonna per mostrare il particolare stampato che si intervalla al filato metallico creando un bellissimo gioco di luci e trasparenze. Il make-up? Un po’ troppo naturale secondo Pablo: “Troppo minimal. Nude look, ok, ma fatto con più sapienza! Le sopracciglia erano piuttosto discendenti, forse troppo, considerando che il suo sguardo è già discendente e languido. Mancano sul viso più punti luce ed illuminante, sembrava un po’ spenta. La frangetta, inoltre, le rendeva il viso più triangolare”. Pablo non è troppo contento neanche dell’abito Dior: “Mi stupisce che questo sia un abito Dior. Forse su una modella alta ha un’altro tipo di resa, ma su Giorgia prendeva una piega troppo gipsy. Per lei, vedo meglio un pantalone o un abito più corto”.

Arisa indossa un abito mini a kimono asimmetrico in total white di Albagia Milano, con sandalo multistrap in match. Pablo: “Mi piacciono molto trucco e parrucco, perfettamente calibrati su di lei. L’outfit non la valorizzava molto, nonostante fosse molto intrigante l’asimmetria dell’abito”.

Anna Tatangelo ha scelto un tubino nero molto minimal, la cui nota stravagante è una spallina con tulle voluminoso che un po’ ricorda l’estetica di Saint Laurent. Purtroppo, le scarpe ed il collant velato le rovinano la festa, facendo sembrare l’intero look piuttosto cheap e démodé. Secondo Pablo: “L’abito mi è piaciuto, ma le calze velate e la scarpa da lap-dance non mi hanno fatto impazzire”. Il make-up è stato realizzato da Claudia Gerri per Lancome: “Il make-up è stato ben eseguito, la preferisco così rispetto al classico eye-liner e rossetto rosso che la invecchiano parecchio. Questo è un look più contemporaneo e l’ho apprezzato. Non posso dire altrettanto dei capelli, che sembravano un po’ troppo sciatti. Ok al look naturale, ma quando si sta su un palco…”.

 

La seconda serata del Festival si è aperta all’insegna della Couture, con Virginia Raffaele in un long dress nero firmato Schiaparelli. Stessa firma anche per il secondo outfit della conduttrice, dalle spalline futuristiche. Ma ciò che davvero ci ha lasciati col fiato sospeso è stato l’incredibile abito rosso creato su misura dall’Atelier Emè ed accessoriato con gioielli Chopard. Il commento di Pablo: “Trovo che Virginia Raffaele sia bellissima negli abiti di Schiaparelli. Il suo fisico le permette di indossare benissimo creazioni di Haute Couture. Mi è piaciuta in particolar modo nell’abito di Atelier Emè, che è stato accompagnato da una splendida acconciatura. Sono stato contento di vederla senza la riga al centro che penalizza la sua morfologia allungandole troppo il viso. Trovo che il trucco delle sopracciglia sia ancora troppo scuro e pesante sul suo viso. Preferirei un effetto più fresco su di lei, con un make up neutro sui toni del beige e marrone per gli occhi, per poi giocare con il colore delle labbra”.

Paola Turci cambia colore, ma non cambia stile. Anche il suo secondo abito, stavolta in nero, è firmato Dsquared2 ed è composto da una jumpsuit con profondissima scollatura a V. Pablo: “Anche per la seconda serata Paola Turci era elegantissima. Mi piace molto lo stile androgino di questa jumpsuit con la scollatura a V che lascia intravedere il seno. Molto sensuale e femminile. Le onde spettinate dei capelli riprendono il look della prima serata, infatti noto che trucco e parrucco sono rimasti pressoché invariati ma molto adeguati al suo viso, alla sua età ed al suo stile. Mi sarebbe piaciuto vederla con uno chignon basso”.

Ospite della serata è stata Michelle Hunziker con un abito strapless dalla gonna voluminosa firmato Armani Privè, che ha rivelato un pantalone in un rapido gesto sul palco. Pablo:“Michelle Hunziker mi è piaciuta moltissimo. Il suo abito era davvero spettacolare. La sua personalità spumeggiante ha rubato la scena a Virginia Raffaele, nonostante anche lei sia un grande animale da palco. Mi è piaciuto tutto: trucco, parrucco e outfit!”.

Gianluca Saitto veste Loredana Bertè anche per la sua seconda performance, in un abito mini che poco si differenzia dal primo. Pablo: “Loredana Bertè ha fatto una variazione su tema. Stesse lunghezze, stessa tipologia di abito. Ma anche qui… io la adoro! La standing ovation è indice del suo meritato successo, una grande icona della musica italiana. Il suo look o ti piace o non ti piace. Non posso parlarne male perché penso abbia una forte personalità!”.

Flora e sapore mediterraneo per il longdress elaborato di Dolce&Gabbana indossato da Laura Chiatti. Un bellissimo gioco di trasparenze su un tulle attraversato da fiori e foglie tridimensionali. Pablo: “L’abito Dolce&Gabbana di Laura Chiatti è in pieno stile barocco siciliano. Lei lo ha indossato bene nonostante l’hairstyling non si sposasse molto bene con l’abito, avrei preferito un raccolto un po’ più strutturato. Il trucco? Assente! Avrei usato un eye-liner ed un rossetto in tinta con il fiore. Uno stile meno urban e più anni ’50”.

I designer Dolce&Gabbana vestono anche Fiorella Mannoia, in un completo sartoriale a tre pezzi composto da giacca, pantalone e gilet con stampa tapestry tono su tono. Pablo: “Fiorella Mannoia è inossidabile con il suo look perennemente uguale ed i capelli sempre allo stesso modo…ed il trucco sempre allo stesso modo! Il tutto è comunque adeguato al suo stile ed alla sua età. L’outfit dall’effetto tappezzeria non mi è piaciuto. Un bel taglio, che però avrei spezzato con una camicia bianca, magari lasciando che i polsini uscissero fuori dalla giacca. Uno stile piratesco che, secondo me, le appartiene di più. Troppo damascato!”.

Federica Carta opta, invece, per un minidress dalle spalle importanti Moschino. Decorato con gli alamari tipici delle giacche imperiali. Pablo:“Federica Carta in questo Moschino in stile Capitan Harlock non mi è piaciuta molto. Una spallina troppo grossa che la fa apparire goffa, mentre lei è senz’altro una bella ragazza. I suoi outfit non mi convincono. Ci sono anche degli errori un po’ grossolani riguardanti il trucco. Uno smokey eye non proporzionato: un occhio appare più allungato dell’altro. Non mi è piaciuto neanche l’effetto strobing, che non è adatto alle luci del palco, nonostante sia efficace in fotografia. Non ho amato neanche l’effetto bagnato sui capelli, che piuttosto sembrava ‘sudaticcio’”.

Anche Arisa ripropone una versione total black del primo outfit firmato Albagìa Milano, stavolta con una jumpsuit. Pablo:“Trovo che per la seconda serata Arisa abbia indossato un bellissimo outfit. La sua figura è stata slanciata da questa tuta nera. Trucco e parrucco erano perfetti”.

Spazio anche ai look maschili. I top? Elegantissimi ed impeccabili Claudio Bisio e Claudio Baglioni, rispettivamente in Giorgio Armani ed Ermanno Scervino. Super barocca la giacca indossata da Einar firmata Dolce&Gabbana. Absolutely rock’n’roll gli outfit dei Negrita, dove forse l’unica nota stonata era la catena che penzolava dal pantalone di Pau, un accessorio troppo old fashion. Un “Si” anche per il gessato Dolce&Gabbana sfoggiato da Nek e due “Ni” per il completo con camicia sbottonata di Giorgio Armani indossato da Marco Mengoni, nonchè per il completo Carlo Pignatelli indossato da Achille Lauro. Che sia un po’ troppo patinato? Ma passiamo ai flop: su tutti, Daniele Silvestri con un look che, più che grunge, definiremmo preso dalla raccolta della Caritas; seguito immediatamente dal cappotto cammello di Ghemon. Perfetto per una sosta al supermercato, ma alquanto sconveniente per il palco dell’Ariston. Pollice in giù per il trio Il Volo, anche loro poco appropriati, con bomber dall’estetica alquanto discutibile.

Il giudizio di Pablo: “Ho preferito Baglioni e Bisio nella prima serata. Molto classici ed eleganti, ma nulla di particolare. Il look dei Negrita mi è piaciuto molto. Gli occhiali misteriosi erano azzeccati. Tenebroso lo stile gangster di Nek, gli donava ma avrei preferito una camicia bianca, per dare un tocco di luce. Marco Mengoni, nonostante fosse vestito Armani, appariva troppo sciatto. Essendo lui parecchio alto, sarebbe stato meglio optare per qualcosa di più strutturato. La camicia aperta è stato un grande errore di stile: ha reso l’outfit cheap. Pantalone e giubbini da evitare per Il Volo, che accentuavano le rotondità della silhouette. Il cappottino cammello di Ghemon? Anche no! Assolutamente fuori luogo! Secondo me è proprio una mancanza di rispetto indossare un outfit del genere su un palco così importante dove si è fatta la storia della musica, ma anche dell’immagine e della cultura italiana. Einar era, invece, favoloso! Gli avrei volentieri rubato il capospalla Dolce&Gabbana! Un look azzeccato che lui porta benissimo e che può permettersi data la sua giovane età. Il suo outfit è stato all’altezza della sua voce. Sembrava, invece, che il look di Daniele Silvestri venisse direttamente dal mercato dell’usato, anzi, in realtà al mercato dell’usato talvolta si trovano delle cose stupende, quindi qui penso ci sia proprio una carenza di gusto! Invecchiato, stropicciato e trasandato! Voto: zero! Un po’ troppo strutturato era, invece, Achille Lauro in Carlo Pignatelli, che mi ha ricordato molto i miei anni ’80, quando anche io mi vestivo in quel modo. Forse la spilla al centro della camicia è un po’ esagerata, ma nel complesso questo è un look interessante. Anche lo smalto e gli accessori come gli occhialini, sempre molto anni ’80 e gotici, mi sono piaciuti”.

Per la terza serata di Festival, Virginia Raffaele indossa creazioni Haute Couture di Giambattista Valli. Il primo outfit è di un rosa delicato, quasi bianco ed un po’ da dea greca; il secondo, mini, dalla forma a trapezio anni ’60. Entrambi gli abiti sono accessoriati da gioielli Chopard.

Secondo Pablo:“Il primo outfit di Virginia Raffaele mi è piaciuto davvero moltissimo. Il make up, più leggero e fresco, ha smorzato il suo strabismo. Il tutto, con labbra protagoniste. Ho notato che all’inizio della serata il contorno labbra non era troppo preciso, ma è stato corretto. Del resto, disegnare labbra rosse perfette è un compito da artista del make up, perché le piccole asimmetrie si notano tantissimo. Per il secondo outfit riservo un NO. Sembrava una Wedding Cake, non l’ho amato per niente, sebbene lei abbia delle bellissime gambe. Per quanto riguarda i capelli, la preferisco senza riga centrale”.

Alessandra Amoroso opta per il total black, con un outfit Dolce&Gabbana dalle spalle importanti. Pablo: “L’outfit di Alessandra Amoroso è sproporzionato rispetto al suo fisico. Marcava troppo le spalle ed i volumi non erano ben equilibrati. Il taglio di capelli era troppo squadrato rispetto al suo viso, con una frangia che le induriva i lineamenti. Il trucco, nel complesso, mi è piaciuto”.

Il secondo minidress di Anna Tatangelo, sempre Saint Laurent, ha una stampa animalier, anche se la cantante non ci convince ancora una volta:“L’abito di Anna Tatangelo mi è piaciuto molto, anche se non condivido la scelta di styling con calza velata e pumps con cinturino sulla caviglia, che non amo perché interrompe la fluidità della gamba dando un aspetto finale più tozzo. Il make up della prima serata era molto riuscito. Non mi piace su di lei il connubio di eye-liner e rossetto”.

Provocatoria è Ornella Vanoni che sceglie di indossare di nuovo l’abito di Antonio Riva dello scorso anno. Pablo: “Io adoro Ornella Vanoni, è una donna di gran classe. Ha riciclato il suo abito, magari seguendo l’onda dell’abito democratico e del riuso. Sappiamo bene, in realtà, che lo avrà fatto per una gag con Virginia Raffaele. È una donna che dimostra sempre di avere grande autoironia, dalla grande intelligenza ed io la trovo molto femminile e molto sensuale come donna”.

Patty Pravo, vestita da Simone Folco, indossa una variazione dell’abito della prima sera, stavolta in bianco e con gioielli Damiani. Pablo: “Questo secondo outfit di Patty Pravo mi ha convinto molto di più rispetto a quello della prima serata, molto più elegante e dalla silhouette meglio concepita in grado di slanciare la sua figura. Il trucco è un capolavoro di chiaroscuro e grafismi, davvero perfetto. Come ho già detto, non amo questo hairstyle rasta”.

Arriviamo, adesso ai look maschili. Fra i top, i due presentatori Baglioni e Bisio, rispettivamente in Ermanno Scervino ed Etro. Ci è piaciuto il completo total black tapestry di Etro, così come la giacca in velluto verde. Ed è così che Bisio supera Baglioni in fatto di stile! Un altro look ben riuscito, sempre firmato Etro, è quello di Irama con una giacca dal motivo Paisley, tipico del brand italiano. Grande presenza sul palco, quella di Enrico Nigiotti in Gabriele Pasini, fra il formale e l’informale con un completo oversize portato con T-shirt bianca. Il tocco in più? Gli anelli su tutte le dita, davvero cool! Un’ondata di look Dolce&Gabbana con Ultimo, Boomdabash e Raf. Per ciascuno di loro stili molto diversi: da quello più urban di Ultimo, a quello classico di Raf, fino a quello quasi punk di Boomdabash. Bocciatissimo Fabio Rovazzi, con uno smoking bianco… sembrava avesse appena trovato lavoro al Casinò di Sanremo. Il commento di Pablo sui look maschili:

“Ho grande stima nei confronti di Dolce&Gabbana, con i quali ho anche collaborato, ma non credo che i Boomdabash siano adatti ad indossare le loro creazioni. In realtà li trovo molto trash! Dell’abito di Enrico Nigiotti ho apprezzato sopratutto il colore, sicuramente merito di un professionale personal image consulting. Il codino, in pieno stile dègagè, si sposava bene all’abito. All’apparenza Fabio Rovazzi sembrava indossare la giacca del padre, troppo oversize rispetto alla sua figura minuta. La scelta del bianco e nero è molto discutibile, perché se non hai un’eleganza innata corri il rischio di sembrare un cameriere. Parecchio sottotono Francesco Renga, del quale non mi sono affatto piaciute le scarpe color cuoio sotto l’abito grigio. Sembrava stesse andando a fare una passeggiata in giardino. Mi dispiace perché è un cantante che stimo davvero moltissimo, ma per il l’outfit… il mio è un no!

Etro, con il suo classico stampato paisley, o si ama o si odia. È uno stile molto riconoscibile. L’outfit su Irama mi è piaciuto. La tinta era davvero interessante ed in armocromia con i colori del cantante. Essendo lui un autunno, questo colore scalda perfettamente il suo incarnato, il suo colore di occhi ed i suoi capelli. Direi, perfetto! Un tantinello troppo sbottonata la camicia di Motta. Il suo look nel complesso mi piace, ma sembra più da disco che da Sanremo, anche se, è in linea con il suo personaggio. Bisio e Baglioni sono sempre molto eleganti. Ho apprezzato soprattutto il blazer verde di Bisio, nonostante sembrasse un colore natalizio, in realtà è una bellissima tonalità che definirei scarabeo, con un accenno di blu al suo interno, molto interessante. Raf e Umberto Tozzi ci hanno regalato una performance eccezionale. Raf era perfetto che ha dimostrato di essere ancora un baldo giovane. Tozzi un po’ più appesantito dai suoi chili in eccesso. Non amo gli occhiali scuri sul palco perché credo diano un senso di distaccamento dal pubblico. Come accade per Lagerfeld, non mi piace questo tipo di comunicazione non verbale. Minimal e formale Ultimo in Dolce&Gabbana, che in genere vediamo in versione urban o grunge. Lo preferisco così! Lo stile di Zen Circus è molto rock con T-shirt e giacca in pelle. Non amo i look troppo rock sul palco di Sanremo, credo che durante il festival ci voglia più eleganza e buon gusto. Non mi è piaciuta la collanina a vista sopra la T-shirt di Mahmood. Ho trovato fuori luogo anche questo outfit”.

Per la quarta serata,Virginia Raffaele è avvolta da uno scintillio firmato Phylosophy by Lorenzo Serafini, monospalla con profondo spacco laterale. All’abito sono stati abbinati gioielli Chopard ed un sandalo Giuseppe Zanotti.

Secondo Pablo:“Il primo outfit di Virginia Raffaele era davvero spettacolare. Senza parole, mi è piaciuto da morire. È stato ripreso il trucco delle prime serate, per me molto deludente; mentre, ancora una volta, ribadisco che non mi piace la riga al centro su di lei. Il secondo outfit mi è piaciuto un po’ meno”. Il secondo look, anch’esso di Phylosophy by Lorenzo Serafini ha scollo all’americana e scollatura sulla schiena, con punto vita segnato e spacco laterale.

L’abito di Cristina D’Avena, raffigurante un volto femminile, ci lascia un po’ perplessi. È una creazione di Mario Dice, alla quale è stato abbinato un cappello in stile fedora. Pablo non ha apprezzato affatto il make up: “L’abito mi piaceva molto, ma il trucco en pendant con il colore del vestito era orribile. Un azzurro da fata turchina… ok, lei canta canzoni per bambini, ma credo che il tempo della fata turchina sia passato! Il mio voto è NO, soprattutto su un occhio prominente come il suo. Trovo che il lavoro fatto su di lei sia privo di significato, cognizione e tecnica”.

Nada indossa un completo giacca pantalone con orli a contrasto in bianco firmato Gucci. Minimal, forse troppo minimal, soprattutto per Gucci. Secondo Pablo: “Nada era elegantissima in Gucci. L’outfit era adeguato al suo stile, al suo look ed alla sua fisicità. Non mi piace la collana pendente, era davvero una nota stonata.

La ballerina Eleonora Abbagnato ha incantato il pubblico non solo con la sua performance, ma anche con un delicatissimo abito in tulle di Dior, dalla mente creativa e raffinata di Maria Grazia Chiuri. Secondo Pablo: “Un’eleganza meravigliosa. Fra il costume da teatro ed il prèt-à-portèr con la scelta della collezione Dior ispirata al mondo della danza. Il tulle creava un bellissimo effetto scenografico, anche se avrei preferito si fosse scambiata d’abito con Giorgia, anche lei con un Dior della medesima collezione. Il suo trucco mi è piaciuto, so che è sponsorizzata da un’azienda di cosmesi. Faccio i miei complimenti al truccatore perché ha fatto un ottimo lavoro. Eleonora Abbagnato è una delle mie icone”.

Per il tema del riciclo, anche Enrico Ruggeri segue l’esempio di Ornella Vanoni e riporta sul palco dell’Ariston una giacca indossata in occasione del festival del 2019. Pablo non ne è molto entusiasta:“Enrico Ruggeri ha sempre uno stile fra il gotico ed il dark, che va bene per il suo personaggio, ma di fatto non stiamo vedendo nulla di nuovo. Avrebbe potuto inserire qualcosa, come un dolcevita o un foulard, per spezzare e creare un po’ di luce”.

Con il look Irene Grandi saliamo su una macchina del tempo, fino ad un concerto dei No Doubt, nei primi 2000. Una tuta in stile Gwen Stefan a lutto. Neanche Pablo sembra esserne entusiasta:“Irene Grandi? Davvero sciatta. Difficile stare accanto ad un’icona come Loredana Bertè, però il duetto mi è piaciuto molto. Non posso dire lo stesso di trucco e parrucco”.

Manuel Agnelli è quasi impeccabile con la sua giacca in velluto e la camicia metallizzata. Note dolenti? L’anfibio slacciato e la catena pendente. Secondo Pablo:“Eccezionale il look di Manuel Agnelli. Molto dettagliato e rock, ma elegante. Ecco la differenza fra il rock ‘buttato lì’ e quello studiato. Questo è davvero un outfit ben concepito”.

Morgan rimane il classico Morgan: “Morgan non aggiunge nulla di nuovo. Per l’ennesima volta, il suo stile ottocentesco con il polsino in fuori ed il capello bianco ribelle con il ciuffone. Visto, stravisto, rivisto e riciclato” conferma Pablo.

Anna Foglietta ha indossato un abito haute couture di Alberta Ferretti Limited Edition. Un total black strapless con doppia gonna, il cui busto viene intervallato da fiocchi sapientemente posizionati. Pablo ha amato la linea dell’abito, ma non era altrettanto contento dell’hairstyling: “Sembrava avesse i capelli sporchi. Le onde devono essere fatte per bene: piatte e tutte lucide. È un brutto effetto quello della radice lucida con punte secche”.

Noemi poteva fare di meglio. Questo abito di velluto la avvolge in modo non aggraziato, evidenziando le sue rotondità e facendola apparire goffa. Secondo Pablo: “Quello di Noemi è un fisico difficile da vestire e sicuramente il velluto penalizza la sua silhouette. Vi era troppo poco spazio fra il suo viso ed il dècolletè e questo, irrimediabilmente, ne accorciava la statura. La spilla gioiello posizionata nel suo punto critico è stata un errore di stile. Avrebbe fatto figura con un taglio dritto ed il velluto non è affatto un tessuto adatto. Il trucco era ben eseguito, l’hairstyling poteva essere più elaborato”.

E se Anna Tatangelo ci ha sorpresi con il suo improvviso buon gusto, Syria non ha saputo fare altrettanto. Il suo abito dallo scollo a V profondissimo (anche troppo) di Luisa Beccaria risulta davvero #tooold e pesante. Secondo Pablo: “La scollatura di Syria era troppo pronunciata, ma entrambe erano bellissime sul palco.

Pablo aggiunge un commento sul make up di Patty Pravo, che se era stato impeccabile ed a regola d’arte finora, per la quarta serata non ha mantenuto lo standard qualitativo: “Le ciglia finte erano eccessive, troppo lunghe, dall’effetto ragno. Anche il colore dell’outfit è stato deludente. Non le donava perché troppo simile al suo incarnato”.

Ed eccoci all’ultima serata di Festival! Virginia Raffaele chiude questa edizione del Festival a suon di Armani Privè, mixando il nero ad un rosso accesso. Un contrasto che non ci convince. Pollice in giù. Secondo Pablo: “Armani Privè, a mio parere, ha saputo valorizzare il suo fisico mozzafiato. Non ho amato l’abito in nero e rosso che ricorda la Olivia del profumo Cheap&Chic di Moschino. Trucco e parrucco sono stati eseguiti po’ meglio rispetto alle serate precedenti. L’ho trovata molto bella in Giambattista Valli, col rossetto più vivace”.

Loredana Bertè ci ripropone ancora una volta lo stesso abito, solo in un colore diverso: “Niente di nuovo. Conclude in un total blue. Lei doveva vincere il festival, se non altro per tributarle un premio alla carriera. Il suo stilista ha saputo comunque interpretare il suo stile rock ed evidenziare le sue gambe mozzafiato. Come ripeto, non amo mozzare la caviglia. Lei è una vera outsider”.

Paola Turci, ancora in Dsquared2, indossa una jumpsuit con hot pants, pumps e blazer. Se solo non avesse deciso di indossare quei collant… Anche Pablo li abolisce: “Discutibile la calza velata rubata alla Tatangelo. Non la amo, avrei preferito senza calze. Le décolleté nere un po’ vintage non le amo nemmeno. La mini tuta e la giacca mi piacciono, ma non per l’ultima serata. Mi sarei aspettato qualcosa di più elegante. Trucco e parrucco invariati”.

E per l’ultima sera Patty Pravo sceglie di raccogliere i capelli, nonostante girino già diverse meme che la paragonano a Dracula. Secondo Pablo: “Mi è piaciuto questo abito, insieme a quello in bianco e nero. Molto interessante la proposta stilistica ed filo conduttore che ha unito i look fra di loro. I capelli sono sicuramente meglio così. Certo, sembra una statua di cera… ma io la amo così”.

Anna Tatangelo abbandona Saint Laurent per l’ultima sera a favore di un abito in velluto con schiena scoperta firmato Atelier Emè. Secondo Pablo: “Trovo molto sexy la schiena nuda in una donna. Anna Tatangelo era elegantissima. Molte volte coprire vuol dire essere più eleganti. Mi è piaciuto molto il suo make-uo e la sua acconciatura ad onde”.

Arisa ha sfoggiato il suo look migliore per l’ultima serata. Minimal ma sofisticato, un long dress in total black firmato Albagìa con drappeggi dal bellissimo effetto scenografico. Welldone!

Federica Carta e Shade, vestono Enrico Coveri. Il pattern stellato fa storcere il naso a Pablo: “Abito carta stellata bacio perugina fondente nero? Anche no! Non amo spezzare le caviglie con stivaletti, se non si hanno gambe chilometriche. Un disastro anche per i capelli. L’effetto olio-spiaggia non è consono a quel look”. A completare questo disastroso look, anche un make up non troppo convincente: “Un trucco davvero arrangiato, privo di dettagli”. Su Shade: “La scarpa a contrasto non la amo affatto, così come gli occhiali da sole. Li trovo una mancanza di bon ton”.

I look maschili:

Achille Lauro ha un completo dalla silhouette slim composto da tre pezzi, firmato Carlo Pignatelli. Ci piace il match con gli stivaletti. Pablo: “Mi piace molto lo stile scelto per Achille Lauro. Forse un po’ skinny, ma comunque indicato per la serata. La spilla alla camicia è molto 80! Anche io la indossavo, in stile Duran Duran”.

Total white per Claudio Baglioni, sempre in Ermanno Scervino: “Total white effetto bleaching. Non ci piace! Sembra un confetto!”

Boomdabash è tutto un luccichio animalier: “Bellissimo il taglio della giacca. L’effetto animalier zebrato, misto ad optical, ricorda molto gli anni ’80”.

Per Einar, in Dolce&Gabbana, un reverse a contrasto cromatico: “Il reverse a lancia così largo sta tornando molto di moda, ma non a tutti sta bene. Allarga molto le proporzioni. Le sneakers le avrei preferite con dell’oro per essere in tema con l’abito”.

Enrico Nigiotti veste Gabriele Pasini con un completo total black un po’ noioso. Il commento di Pablo: “Non amo la maglia troppo scollata sotto l’abito. Mi piace il codino in stile Japan e la sua canzone era molto bella”.

Ex Otago in total white con un mocassino marrone che davvero non riusciamo a digerire. Secondo Pablo, solo Michael Jackson poteva permettersi il calzino bianco a contrasto con la scarpa!

Francesco Renga in un noiosissimo completo di Maurizio Miri. Secondo Pablo: “Sembra vestito per andare in ufficio, che peccato! Lo vedrei bene in Kenzo o Etro”.

Ghemon si presenta con l’ennesimo capospalla, stavolta dalla collezione primavera estate di Paul Smith: “Un bellissimo cappotto. Salverei questo outfit, anche se non lo trovo consono al placo di Sanremo, ma più idoneo per un concerto in uno stadio”.

Irama indossa, ancora una volta, una splendida giacca di Etro in velluto blu con motivo Paisley dorato.“Ho adorato tutti i suoi outfit, forse questo un po’ meno”, commenta Pablo, “Per me è lui il vincitore di stile per quanto riguarda gli uomini in gara”.

Mahmood in camicia e pantalone, rispettivamente Balenciaga e Sacai: “Balenciaga! Incredibile! Mi piace molto questo look, anche se avrei preferito una giacca, tolto quella catena da collo e pantaloni. Non sono d’accordo sulla sua vincita, preferivo la canzone di Simone Cristicchi”.

Un altro total look Gucci per Motta. Stavolta con una camicia piena di ruches che ha saputo conquistarci: “Un po’ Beatles fine 60 la camicia con tutte quelle ruches. La trovo più adatta allo smoking, ma, siccome é una rivisitazione, accetto la sdrammatizzazione. Non amo i capelli così scompigliarti, avrei preferito raccoglierli in un codino”.

I Negrita vestono Carlo Pignatelli e Tom Rebl. Ed a dire la verità…a noi sembrano un po’ tamarri. Secondo Pablo: “Ad Ibiza sarebbe stato un outfit perfetto. Non amo i peli a vista con gilet… e, ripeto, gli occhiali da sole non sono una buona scelta”.

Il look total black di Nek è composto da pantalone, t-shirt e giacca biker, tutto Dolce&Gabbana. Pablo non ne è per nulla entusiasta: “Giacchino da metronotte anche no!! Gli altri outfit sono stati di gran lunga migliori. Con questo indosso, appare più basso e goffo”.

Ed Ultimo arriva proprio ultimo per quel che concerne lo stile. Questo completo Dolce&Gabbana color confettino azzurrino è stato bocciato e stra-bocciato: “Celestino da cresima” ci dice Pablo “Non è un suo colore d’eccellenza. Gli consiglierei di fare un test cromatico”.

E per concludere con questa edizione del Festival di Sanremo, la classifica di stile secondo Pablo Gil Cagnè.

Il podio – Donne

Terzo posto: Arisa

Secondo posto: Loredana Bertè

Primo posto: Paola Turci

Il podio – Uomini

Terzo posto: Achille Lauro

Secondo posto: Simone Cristicchi

Primo posto: Irama