Personal stylist e consulente d’immagine fanno lo stesso lavoro? Facciamo chiarezza

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Che l’immagine venga posta al centro della società odierna è innegabile, basta aprire Instagram per rendersene conto. La continua produzione di contenuti sulle piattaforme social conduce alla formazione di nuovi stili e modelli di vita, veicolando una narrazione mediatica su cosa è di tendenza e cosa no. L’esposizione quotidiana è diventata la normalità, portando a credere che l’apparenza sia l’aspetto cardine della nostra esistenza. In un certo senso è così, anche se questa accezione non deve essere per forza colta in maniera negativa o superficiale. I vecchi e nuovi media impongono precise visioni a cui sembra necessario adeguarsi per sentirsi bene con se stessi, ma seguire le mode senza prendere coscienza di ciò che fa stare bene e riesce a valorizzare ciascuno significa commettere un passo falso.

Curare il proprio aspetto e il proprio stile aiuta a creare l’impressione che si vuole dare agli altri, senza tradire il proprio essere, ma al contrario esaltandolo, così da ottenere successo sia sul lavoro che nella vita privata. Per raggiungere tale risultato sono nate figure professionali specifiche, anche se viene tutt’ora fatta confusione sugli obiettivi che vogliono raggiungere e il loro modo di agire, forse perché non ancora pienamente riconosciute in Italia, probabilmente perché viste come fornitrici di servizi frivoli e poco concreti, quando invece contribuiscono a portare un cambiamento nell’esistenza delle persone

Personal stylist: chi è e cosa fa

Una prima grande distinzione va fatta tra personal stylist e consulente d’immagine, anche se condividono entrambi la volontà di accrescere l’autostima del cliente, portandolo ad attuare un cambiamento profondo dentro di sé, a differenza di quanto a primo impatto si potrebbe credere sentendo pronunciare i nomi delle professioni, che rimandano all’aspetto esteriore della persona. Usati spesso nel linguaggio comune come sinonimi, in realtà i due termini se analizzati con attenzione presentano numerose differenze, partendo dal contesto in cui operano e dalla formazione necessaria per svolgere il lavoro. Il personal stylist può lavorare per conto delle case di moda, della TV e della pubblicità, agendo a contatto con le celebrities ma anche con le persone comuni. Gli studi necessari per praticare efficacemente la professione riguardano il settore della moda, anche se non è obbligatorio seguire tale percorso nello specifico, purché vi sia un continuo aggiornamento sulle ultime tendenze in atto il lavoro pratico. Una volta conclusi gli studi, il personal stylist comincia a comporre servizi fotografici per giornali e cataloghi, fino a mettere in moto la sua fantasia attraverso la creazione di event styling, costruendo set ad hoc in occasione di un accadimento imprenditoriale specifico, inscenando un’atmosfera unica. La creatività è infatti una delle caratteristiche chiave del personal stylist: muovendo la sua immaginazione riesce a porre al centro l’immagine dei suoi clienti, facendo trasmettere una storia agli abiti e agli accessori indossati che sappia restare ben impressa nella mente di chi osserva. Rendere memorabile una persona in ogni occasione è possibile solo creando un legame tra gli outfit e l’interiorità di chi li porta, altrimenti non sarebbe possibile riuscire a stupire come si deve lo spettatore.

Di cosa si occupa il consulente d’immagine?

Il fatto che un personal stylist possa essere anche un consulente d’immagine, non significa che le due figure si sovrappongono anzi, chi si occupa di consulenza d’immagine in genere non per forza ha avuto esperienze nel mondo della moda. Non è necessario che rimanga sull’onda delle tendenze del momento, anche perché il suo obiettivo principale è ottenere un’immagine costante nel tempo della persona di cui si occupa, capace di valorizzare i suoi punti di forza attraverso gli abiti e i colori giusti. È proprio verso le forme e i colori che la sua attenzione si focalizza, e le conoscenze relative a esse vengono applicate in maniera metodica, lasciando poco spazio alla libertà d’espressione al contrario di quanto accadeva per il personal stylist. Benché come accennato in precedenza la formazione del consulente di moda non sia distinta, si stanno moltiplicando i corsi nel Belpaese per essere sempre più competenti, visto il livello d’importanza che sta assumendo la professione nel tempo, così da diventare ottimi liberi professionisti o perfetti creatori della brand identity di un’azienda.

Personal shopper: una spalla durante gli acquisti

Un ruolo che può essere ricoperto sia dal personal stylist che dal consulente d’immagine è quello di personal shopper, che affianca i clienti in fase di acquisto, operando non solo nella moda, ma anche in tanti altri settori, purché si mantenga sempre sul pezzo rispetto alle novità che li riguardano. Consigliando cosa comprare e dove, il personal shopper guida chi richiede il servizio verso capi d’abbigliamento e accessori che rispecchiano le sue necessità e i suoi desideri. Come fa? Prima di tutto si occupa di instaurare una relazione profonda col cliente, cercando di cogliere il modo in cui vive, gli obiettivi personali e professionali, e la maniera in cui vuole figurare agli occhi degli altri. Durante l’atto vero e proprio di rivoluzione del guardaroba, il personal shopper può seguire l’avventore attraverso un’esperienza d’acquisto piacevole e personalizzata, oppure occuparsi direttamente degli acquisti anche in assenza del cliente.