Crochet e Macramè protagonisti dell’estate: Noreen Loiacono ci racconta di “Mano”, una linea slow fashion interamente artigianale

Non è boho chic senza uncinetto
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Non c’è volta che apro Instagram senza imbattermi in capi in macramè, borse e accessori in crochet o complementi di arredo dall’allure Boho Chic. È il trend più imponente dell’estate da un paio di stagioni a questa parte.

Certo, passa una bella differenza fra una lavorazione artigianale ed una da fast fashion. Da Presidente di Road to green 2020, nonché da consumatore sempre attento alla sostenibilità, cerco sempre di incentivare le piccole attività, l’artigianato locale. Meno quantità, più qualità. Vale davvero la pena spendere quel tantino in più per un capo o un accessorio che possa accompagnarci nel tempo e che ne contempo favorisca il rifiorire delle imprese locali.

Così ho conosciuto Mano, una linea che unisce il riuso e la sostenibilità alla tradizione artigianale, cavalcando le tendenze del momento sul filone del Boho Chic.

È singolare il modo in cui si interpreta il trend senza scadere nelle ovvietà: le due artigiane di Mano (Noreen e Katya), a quattro mani e con una generosa dose di inventiva, si distinguono per il loro mix di corde da ormeggi, nodi, frange, spaghi di canapa, cotoni tinti con le erbe, bottoni di legno e motivi messicani. Questa la ricetta per capi e accessori unici nel loro genere, di quelli che suscitano la frase “ma dove lo hai trovato?”. Non da Zara!

Noreen e Katya sono attualmente al lavoro sul primo shop on-line di Mano la cui apertura è prevista a breve. Nelfrattempo, si può far loro visita presso “Fragranze”, in via Flaminia 465 e Largo Gerolamo Belloni 3 (Roma).

Ho avuto il piacere di intervistare Noreen per farmi raccontare qualcosa in più…

Come è nata questa idea? 

Diciamo che fonda le sue radici in un periodo molto buio, quello del lockdown. Ero davvero in panne. Organizzo eventi e chiaramente oltre a tutte le preoccupazioni legate alla salute, mia dei familiari e degli amici, ho passato momenti di ansie legate al mio lavoro. Il tempo sembrava davvero sfibrato, dopo aver rimesso a posto l’armadio per l’ennesima volta e aver pulito negli angoli più remoti di casa, ho pensato che avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse, oltre alla meditazione a “calmare” la mente.vQualcosa che avesse un ritmo, ma che rispecchiasse questi tempi dilatati e distorti.vQualcosa che potesse rimanermi nelle mani, una trama a cui aggrapparmi. Non saprei individuare il momento preciso in cui mi sono messa in macchina a cercare la merceria più vicina, forse il ricordo di una copertina celeste legata all’infanzia (il lockdown ha giocato brutti scherzi hahaha) e una frase che un giorno disse mia mamma, riferita a questa gravidanza passata a letto e di quanto questa “copertina“ l’avesse aiutata a distogliere il cervello dai pensieri negativi. Allora giù tutorial su tutorial da YouTube e incazzature, ma anche nessun impegno della vita che mi distogliesse dal ricominciare senza fretta. E poi piano piano, attraverso quegli intrecci i pensieri si snodavano ed era diventato tutto quasi terapeutico. Quello che mi spaventava era questo navigare in un buio totale, senza prospettive ma anche tutta la mia energia che era stata davvero stroncata all’improvviso.

Ero molto confusa e disorientata . Un giorno, come una pazza, sono salita in macchina con una bizzarra autocertificazione e sono andata da Katya. Katya era mia cliente dell’associazione ed è strano perché una volte mi disse “un giorno faremo qualcosa insieme io e te”.Katya è quello che io identifico come un’artista pura.Ad oggi (almeno fino a che non la sconvolgessi con tutta questa storia), quindi forse dovrei dire fino a poco tempo fa (hahahaha) si occupava, di tatuaggi . Ma io sapevo che oltre a saper lavorare i pellami , oltre a conoscere le tecniche delle tinture botaniche, a lavorare il metallo …insomma la lista è davvero lunga in sostanza, poteva darmi un consiglio tecnico, su un dubbio che avevo riferito all’uncinetto.

Forse era la voglia di un contatto umano. Probabilmente dopo un anno di solitudine ed inquietudini volevo un confronto, un parere, un consiglio.

Da lì non ci siamo più separate, in maniera spontanea. Abbiamo deciso di collaborare ed abbiamo chiaramente espresso all’altra il profondo bisogno di libertà, di non sentirsi legate da contratti e vincoli prestabiliti. abbiamo riversato con forza questa vibrazione, questi tamburi di tribù, dalla testa alle mani. La collezione rappresenta il selvaggio, il diverso, il non prestabilito …in tutto e per tutto.

 

Che riscontro di pubblico state ottenendo? 

Vario, misto. Creiamo tante cose, siamo al momento in totale fermento. Forse la cavigliera è l’unico accessorio catalogabile come “ultra young“, la comprano molto le ragazze giovani, con delle belle gambe magre… .noi l’abbiamo ideata e mai indossata ( haha ah ah)! Devo dire che stiamo avendo tantissime richieste da parte di uomini. Infatti, il prossimo shooting sarà molto maschile. È stato bellissimo percepire come l’uomo e la donna si stiano davvero avvicinando, nel senso più profondo del senso. Siamo rimaste contentissime: tanti ragazzi giovani ci hanno chiesto le collane al macrame rosa o con le conchiglie. Il rosa quindi non è più il colore delle “femminucce“, bensì un colore che può piacere oppure no, a prescindere dagli stereotipi imposti. Tardi mi ci stiamo arrivando, fico! 

Quindi quali sono i colori da voi prescelti? 

Io sono rosa da sempre, Katya è un po’ più dark. Ci unisce un ideale punk (ossia libero) ed una visione profondamente tribale. In realtà tanti sono materiali di recupero, intorno a cui ci adeguiamo. Potrei dire che lo scarto detta poi la scelta e l’abbinamento. Abbiamo trovato una stoffa messicana, di quelle “folk” buttata in un negozio, macchiata…blu gialla bianca e nera…la stiamo smacchiando con grande amore…e sarà la regina (finché non si esaurirà) di questo inverno.

Qual è il capo più venduto? 

Al momento la cavigliera. Diciamo che ha un buon prezzo e poi è davvero unica. L’abbiamo anzi, si è creata , non so come…credo ci abbiano condizionato più foto di popoli indigeni che le riviste di moda…che non consultiamo moltissimo, forse proprio per paura di esserne condizionate. Quest’anno passato ci ha fatto davvero venire voglia di vibrazioni autentiche…non so a voi…