Un visionario russo a Parigi: Marc Chagall al Mudec di Milano

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Infantile e geniale, lirico e tenacemente imbevuto di cultura ebraica, onirico e dolente, amico di  Modigliani e dei grandi innovatori dell’arte d’avanguardia, profondamente russo ed altrettanto poeticamente yiddish

Marc Chagall ritorna in una spettacolare mostra antologica al MUDEC di Milano dal 16 marzo al 31 luglio 2022.

Fatalmente sospese fra suggestioni d’una indimenticata infanzia e sogni d’amore, fra visioni mistiche e apparizioni cromatico-musicali parigine, le tele del maestro appaiono – soprattutto in questi giorni di dolore e di battaglia – una sorta di suadente antidoto all’orrore e gli spettri di distruzione.

Ed è proprio la sua stessa biografia a parlare d’un riscatto e d’una vittoria ideale del mondo dell’Arte sulla cecità brutale della guerra e delle persecuzioni etniche: il giorno stesso della sua nascita la cittadina bielorussa di Vitebsk, dove vede la luce, viene attaccata dai cosacchi e la Sinagoga data alle fiamme, secondo il crudele schema dei pogrom zaristi ma il pittore rievocherà in buona parte della sua creazione successiva non la violenza ma la poesia semplice e familiare dello Shtetl ovvero del villaggio ebraico, dominato da cerimonie religiose e ritmi arcaici liricamente immutabili.

L’amore travolgente per la raffinata e coltissima Bella Rosenfeld – figlia d’un agiato gioielliere di Vitebsk – segnerà l’inizio d’una creatività ancor più intensa e oniricamente appassionata. Bella diverrà Musa esclusiva e geniale ispiratrice, tradurrà le memorie del compagno dal russo in francese, farà letteralmente dirompere tutto il talento del giovane artista con la forza perentoria d’un sentimento che neppure la morte dell’adorata sposa potrà estinguere definitivamente.

In due iconici capolavori: La Passeggiata del 1917 e Sulla Città del 1918 la bramata fusione dei due amanti e la loro assoluta felicità – pressoché celestiale e tale da portarli letteralmente in cielo – si  rivela ed esplode in tutta la sua travolgente esuberanza.

Ne La Passeggiata, Chagall si ritrae con una veste a metà fra esistenzialista dandy e intellettuale francese mentre un sorriso insieme folle ed estatico dilaga sul suo volto quando tenta di trattenere invano la compagna che inizia a librarsi in cielo, trascinata dalla levità dell’amore in contrasto con l’uccellino che al contrario l’artista stringe nella destra ad attestare come anche i terrestri acquistino ali per volare se animati da un sentimento invincibile.

Con eguale intensità nell’altrettanto iconico Sulla Città i due amanti si fondono in un unico corpo – la gamba sinistra di lui appartiene a lei e – viceversa – il braccio sinistro di Bella entra e si perde nel corpo dello sposo, in un onirico veleggiare sulla piccola Vitebsk, dominata dalla mole della Sinagoga mentre la bassezze prosaiche della Terra – si noti la figuretta dell’uomo con i calzoni calati accanto all’aguzza staccionata – si perdono e s’annullano nel volo liberatorio.

E proprio ispirandosi ad opere come queste, Domenico Modugno e il paroliere Franco Migliacci creeranno nel 1958 il sorprendente e quasi destabilizzante  Nel Blu dipinto di Blu ponendo le basi, definitive e iconoclaste, d’un mondo di libertà poetica che sfida – ora e per sempre – la cieca routine del Potere.