Wepro: un cristallo della nuova wave rock emergente

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Ho avuto il piacere di intervistare Marco Castelluzzo, in arte Wepro, che da subito mi ha colpito per la sua vena artistica rock e la sua anima sensibile. Wepro è un accostamento che non ti aspetti: come il bianco ed il nero che sono completamente opposti ma calzano a pennello insieme.

1. Pensa di trovarti davanti ad un pubblico che ti vede oggi per la prima volta: come ti presenteresti? E perché proprio come Wepro?

Il palco spesso può farti diventare un’altra persona. Cosa vorrebbero vedere le persone? Come potrei intrattenerle nel modo giusto? Domande frequenti per un performer.

Quello che ho imparato io è che non importa se tu sia impacciato, timido o spavaldo, la gente vuole vedere te, il vero te quindi è sempre quello che vorrei portare sul palco. 

Wepro è un nome nato così, da un nickname che usavo nei primi anni di Facebook (il nome è la fusione delle parole Wedding Project ovvero la mia primissima band, nulla a che vedere con i matrimoni). Da allora tutti i miei amici iniziarono a chiamarmi così, un pò per gioco, alla fine mi ci sono affezionato. Wepro sono io sicuramente, ma alcune volte mi piace anche immaginarlo come il mio alter ego, e la cosa mi ha aiutato a superare tante cose che Marco non sarebbe riuscito a superare da solo, quindi ogni volta che mi trovo in una situazione dove devo scegliere mi chiedo sempre cosa la versione alla massima potenza di me farebbe.

Cosa farebbe Wepro? 

Quindi Marco e Wepro coesistono nelle loro fragilità e nel loro voler dare il massimo, ed è questo che si vede sempre sul palco, il nome di Wepro ed il cuore di Marco.

2. Per due anni voi artisti avete passato un momento molto duro a causa del Covid, com’è stato tornare a poter suonare live? 

Il periodo Covid e la quarantena mi hanno cambiato, lo sento e ci penso spesso. Sei li a casa e ti scopri, ti poni delle domande, stranamente impari a conoscerti. Chi sei tu da solo, senza gli altri, sia come artista che come persona. E capisci tante cose. Una volta tornati in mezzo alla gente, non è stata più la stessa cosa. Ho avvertito una consapevolezza diversa dopo letteralmente quasi 2 anni in solitaria potremmo dire. Tornare live è stato bello, liberatorio, sentire di nuovo la “puzza delle persone” davanti al palco è stato stupendo, poi chi fa un genere come il mio ha davvero tanto bisogno del live, è la manifestazione di tutto. Quando i live non ci sono una parte grossa di te viene silenziata ed è frustrante, credetemi. 

Ora giochiamo di nuovo ed è incredibilmente bello, vorrei che lo stop dei concerti fosse stato solo un brutto sogno.

3. Musica e moda sono interdipendenti, puoi spiegarci un po’ cosa significa per te essere definiti “rock”?

Il rock non è la chitarra elettrica, non è indossare abiti strani. Non lo è più. La concezione del rock affonda nella ribellione verso qualcosa, nella battaglia, nella rivoluzione dei concetti e dei valori. Anche se per alcuni i valori che proponeva erano opinabili, la trap è stato il genere più rock di tutti agli inizi per il suo modo spudorato di dire le cose dopo un periodo plasticoso musicale degli anni precedenti, era tutto così punk, così rock. Mi è piaciuto tantissimo vedere queste persone esporsi senza filtri, sia nelle canzoni che sui social. Era tutto così vero. Ovviamente poi come in ogni cosa spesso può scivolare nel business dove le cose potrebbero sporcarsi un pò. Ma i più duri resistono. 

La moda è una forma d’arte, è espressione, e nonostante sia una realtà diversa rispetto alla musica, è bello che vadano di pari passo magari senza fare in modo che scavalchi o offuschi la musica stessa che ha la priorità (inteso per un musicista). È importante dare una “visione” alla musica, oltre che ad essere fighissimo è stimolante per chi guarda e ascolta e aiuta la tua musica ad avere un suo film. Alcuni dei migliori sono stato Marilyn Manson e David Bowie. Che stile si, ma che musica anche.

4. Come vivi il Marco che vediamo sul palco con il Marco in backstage?

Il Marco prima, quello nel backstage, è molto severo, evito di bere, di fumare e mi scaldo bene. Lavoro tanto sul rendere perfette le mie performance, ci tengo tanto e le cullo.

È importante che chi viene a vedere un concerto si goda uno spettacolo stupendo con i suoi imprevisti e le imperfezioni che possono capitare, ma prima di salire mi assicuro che tutto venga fatto al 100%, dalle prove agli allestimenti palco ecc. 

Poi quello che succede sul palco è imprevedibile ed è il bello del live.

5. Un consiglio a coloro che vorrebbero perseguire il sogno della musica come hai fatto tu, fino a farlo diventare un progetto concreto.

Guardatevi intorno ma rimanete veri, non fermatevi, lavorate tantissimo sul perfezionarvi, cercate modi per far conoscere la vostra arte, prendetevi cura del bambino che è in voi e ricordate come sempre che la grande storia che volete raccontare da grandi è quella che state vivendo ora, godetevela.

Sara Schietroma