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Piccolo dizionario della moda sostenibile

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La nostra è un’epoca di grandi cambiamenti. Il mondo della moda, da anni, sta mutando. Il sistema consumistico che dal secondo dopoguerra ha subito una forte accelerazione, necessita, adesso, di un cambio di marcia. Gli anni 2000 hanno visto l’ingresso del fast-fashion, uno dei più grandi nemici dell’ambiente. La moda usa e getta, gli acquisti compulsivi, le tendenze di vita breve ed i tessuti sintetici ci hanno spinti verso una crisi ambientale che può compromettere la nostra salute e quella dell’ambiente. Come in ogni epoca di cambiamenti, anche questa vede l’introduzione di nuove terminologie che spesso ci lasciano con un grande punto di domanda. Cosa significa greenwashing? Cos’è un deadstock? Cosa si intende per slow fashion? Togliamoci qualsiasi dubbio ed abbracciamo il cambiamento attraverso il nostro piccolo dizionario della moda sostenibile.

Eco-friendly:

un termine spesso associato alle aziende. Essere eco-friendly, significa, letteralmente, essere amici dell’ambiente. Un’etichetta riportante il termine eco-friendly indica un brand le cui politiche aziendali sono mirate alla sostenibilità ambientale: dall’utilizzo di tessuti riciclati, al packaging riciclato fino alle fonti energetiche rinnovabili.

Greenwashing:

questo termine deriva dal brainwashing, ovvero il lavaggio del cervello. Fare greenwashing significa dare informazioni false, poco chiare o fuorvianti circa l’impegno di un’azienda nei confronti dell’ambiente. 

Recyling:

indica tutti i tessuti riciclati, ovvero quelli ottenuti mediante la distruzione di altri prodotti che vengono trasformati per creare nuove materie prime.

Upcycling:

indica tutti i capi rigenerati. A differenza dei tessuti riciclati, i capi rigenerati partendo da un rifiuto o uno scarto che viene utilizzato per dar vita ad un nuovo prodotto. Un esempio pratico di upcycling potrebbe essere quello di prendere un paio di vecchi jeans e realizzare, da questi, una gonna di jeans.

Deadstock:

è un termine che indica tutti gli stock invenduti o di materie prime avanzate alla produzione precedente. I tessuti provenienti da un deadstock vengono utilizzati per creare nuove collezioni. Si può trattare anche solo di piccoli ritagli da inserire in capispalla o accessori.

Slow fashion:

letteralmente “moda lenta” è in netta contrapposizione al fast-fashion. Lo slow fashion è un movimento che promuove un modello di produzione più sostenibile. La proposta slow fashion prevede due collezioni l’anno (a differenza del fast fashion, dove ogni mese si trovano nuovi capi in store). Si tratta di capi di produzione artigianale, realizzati con tessuti naturali biologici, materie prime riciclate e riduzione dei consumi in fase di produzione.

Blockchain:

è una tecnologia di database che permette la condivisione trasparente di informazioni all’interno di un’azienda. Si chiama blockchain, ovvero blocchi-catena, perchè il sistema archivia i dati in blocchi che sono collegati fra loro in una catena. In questo modo, l’intero processo di produzione di un capo è tracciabile: dall’approvigionamento delle materie prime, alla produzione fino alla distribuzione e la vendita. Tramite il blockchain possiamo davvero essere sicuri riguardo le pratiche sostenibili di un brand. 

Fair-trade:

il termine sostenibilità non è solo legato all’ambiente, ma anche alle scelte etiche di un’azienda. Fair-trade indica una produzione equa e solidale.

Pre-loved:

letteralmente “precedentemente amata”, è un termine associato a capi ed accessori di lusso di seconda mano, soprattutto le borse. 

Elettra Nicotra