CRI – Il nuovo volto dell’urban pop veneto

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Oggi, l’universo musicale si arricchisce di una nuova stella: Cristiano Trentini, con il suo nome d’arte CRI è giovane talento veneto che si è fatto notare per la sua musica: un artista capace di coniugare emozioni profonde con un sound urban pop estremamente coinvolgente.

Le sue canzoni sono narrazioni potenti e intime, spesso ispirate a esperienze personali, come per esempio “Giada”. CRI ha subito un incidente che lo ha portato a perdere i sensi e a confrontarsi con la paura della fine. Tuttavia, da questa esperienza traumatica nasce una riflessione profonda, trasposta nel testo del brano. “Giada è la destinazione di un viaggio, il ritorno dopo una crisi che mi ha fatto pensare che potesse essere la fine. La mia musica racconta la lotta tra il bene e il male interiore, e la ricerca di qualcosa che ci dia forza per andare avanti”, ha spiegato il cantante.

La creazione del brano ha visto la collaborazione di Karin Amadori e Simone “heysimo” Sproccati, che hanno contribuito alla scrittura e alla produzione insieme a CRI. La combinazione di melodie moderne e testi riflessivi consente a “Giada” di risuonare profondamente con il pubblico, offrendo un’interpretazione personale e universale delle sfide emotive della vita.

Nato a Rovigo nel 2006, CRI ha mostrato fin da giovane una passione innata per la musica. La sua carriera è iniziata con una serie di successi locali, come la vittoria del premio della critica al Verona Song Contest con il brano “Mica Male“. Successivamente, ha pubblicato il singolo “Pareti”, che ha avuto una risposta positiva dal pubblico e dalle piattaforme digitali. La sua formazione presso la Be.Go Music Academy, diretta dal Maestro Diego Calvetti, ha ulteriormente affinato le sue capacità artistiche, permettendogli di collaborare con importanti autori e produttori.

Il percorso di CRI è caratterizzato da una continua ricerca di innovazione e autenticità. Le sue canzoni, come “MayDay” raccontano la lotta interiore tra stati d’animo contrastanti, offrendo uno spaccato sincero e intenso delle sue esperienze personali. “MayDay” è descritto da CRI come un “viaggio all’interno dell’anima“, dove l’artista esplora le tensioni tra il benessere e il male, riflettendo sul potere delle relazioni e delle emozioni nella vita quotidiana.

CRI non si limita ad essere un semplice cantante, è anche un compositore e un performer dotato di una presenza scenica notevole. Questo spirito propositivo e la sua dedizione alla musica promettono di portarlo lontano nel panorama musicale.

Con un futuro luminoso davanti a sé, CRI sta già pensando ai prossimi passi della sua carriera. Il suo desiderio è quello di continuare ad esplorare e ad innovare nel mondo dell’urban pop. La sua determinazione e il suo talento lo rendono una delle promesse più promettenti della scena musicale italiana, pronto a lasciare un’impronta duratura con ogni nuova canzone e performance.

FashionNewsMagazine ha intervistato CRI per scoprire qualcosa in più sulla sua vita personale e carriera musicale.

“Giada” rappresenta un viaggio emotivo e profondo legato ad un’esperienza personale difficile. Come hai trasformato questa esperienza in un brano musicale? Quali sono stati i momenti chiave nella scrittura di questa canzone?

La mattina dell’8 gennaio quando, a causa di un incidente a scuola, svengo battendo la testa ferendomi con un taglio profondo. Durante il tragitto in ambulanza è nata l’idea e durante la permanenza in pronto soccorso ho fissato sul telefono l’ispirazione. È una canzone scritta di getto, di tutto quello che provavo in quel momento, un’emozione forte che ha fatto nascere una delle mie canzoni preferite”.

Nel tuo brano “MayDay” parli di una lotta interiore tra il bene e il male. Come riesci a mantenere un equilibrio tra queste emozioni nel tuo processo creativo e nella tua vita quotidiana?

MayDay racconta i conflitti di ogni giorno, è la vita di tutti. Non è facile mantenere un’equilibrio nel quotidiano, soprattutto per me. Non ho un carattere facile e non ho mai trovato risposta a tutta questa inquietudine. Un giorno, parlando con una persona di cui ho molta stima, mi ha illuminato ed ho capito che la vita è come la linea nel monitor dell’ospedale. Balzi regolari, suoni, picchi. Se fosse piatta sarei morto perciò ho capito che, alla fine di tutto questo è l’equilibrio: momenti di apice e momenti bui, da conviverci assieme e trattenendo ciò che ci aiuta a crescere”.

Hai collaborato con Karin Amadori e Simone “heysimo” Sproccati per la scrittura e la produzione dei tuoi singoli. Come influenzano queste collaborazioni il tuo stile musicale e la tua visione artistica?

La collaborazione con Karin e con Simo mi ha fatto aprire gli occhi su molte cose, un balzo di maturità che desideravo in questo momento di crescita. Ho potuto toccare con mano il lavoro maniacale, il perfezionismo durante la produzione di una canzone. Ho iniziato a muovermi, spostandomi a Milano, città che offre opportunità, in continua evoluzione e terreno fertile per gli artisti. Per la mia giovane età è stato un passo importante, arricchito dalla soddisfazione per aver potuto registrare i pezzi in studi professionali, storici, dove hanno lavorato molti big della musica pop italiana. Diciamo che la collaborazione con loro mi ha allargato il campo visivo, permettendo di mescolare nuove idee alle mie”.

Hai vinto il premio della critica al Verona Song Contest e hai ricevuto riconoscimenti in vari concorsi musicali. Come hai visto evolversi la tua carriera da allora e quali sfide hai affrontato lungo il percorso?

Il Verona Song Contest mi ha permesso di conoscere artisti che vedevo in TV. Antonella Lo Coco in primis, che era ospite. Avevo 15 anni e forse le idee erano più chiare. Sembra un controsenso, ma a quell’età pensavo solamente a scrivere la vita immaginata, non pensavo alla carriera o al professionismo. In una parola sembrava tutto più semplice. Vincevo premi probabilmente proprio perché la semplicità arrivava alle giurie. Ho affrontato molte sfide con me stesso, per molto tempo ho creduto di non essere all’altezza, ma poi ho capito che erano tutte paranoie che giravano dentro la mia testa. Posso affermare che la mia carriera è ancora all’inizio. Il palco è una droga. Gli applausi sono carburante che ti caricano. La pubblicazione dei pezzi su Spotify ed il consenso degli ascoltatori mi portano veramente la voglia di creare ad ogni ora del giorno e a cercare l’ispirazione in ogni riflesso della vita”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già in mente qualche altro pezzo in uscita o altre collaborazioni musicali?

Progetti futuri ne ho, concreti e anche più irraggiungibili. Ma è giusto sognare. Non voglio spoilerare nulla, posso dire soltanto che mi sto concentrando molto sulla scrittura per improntare più brani possibili. Sperimento nuovi suoni e nuovi beat, cercando di capire quale sia la tendenza del momento. E mi auguro sempre una buona vita. Musicale, si intende”.

In sintesi, CRI è il volto fresco e innovativo di una nuova generazione musicale, capace di trasformare le esperienze personali in arte universale. Con le sue canzoni e i suoi progetti futuri, Cristiano Trentini continua a confermarsi come un artista da seguire con attenzione.

 

Alessandra Rosci